Fatturazione Elettronica - Nomenclatura file da trasmettere

Complimenti veramente Mattia!
Gran bell’articolo! Scritto in maniera chiara e comprensibile.
Di sicuro se Ade e Sogei predisponessero persone con le tue doti a scrivere la documentazione ne trarremmo vantaggio tutti.
Invece no, scrivono la documentazione come i vecchi quiz della patente dove conta di più la semantica della frase che non il contenuto stesso.
Lo stesso vale per molte delle risorse che si occupano di assistenza telefonica (a chi non è successo che ad un certo punto della telefonata venisse sbattuto il telefono in faccia??)
I vantaggi della fatturazione elettronica possono essere enormi invece si è deciso di farla “mal digerire” a tutti: a partire dai tecnici arrivando all’utente finale.
Un nostro cliente ci ha passato il suo commercialista che, alla richiesta di comunicare il codice SDI, non sapeva di cosa si stesse parlando…:rofl:
Un cliente di un mio conoscente ha girato l’indirizzo PEC e, per essere sicuro che non ci fossero problemi, l’indirizzo del webclient per l’accesso alla PEC e relativa password :scream::rofl:
Non so se Crozza abbia già iniziato a proporre qualche sketch ma secondo me non manca molto…

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Grazie Domenico, troppo gentile.
Attendo anche io il buon Crozza. :grin:

hanno fatto tanta disinformazione e informazione contorta con il senno di poi.

bastava dire : fatevi dare il codice univoco e inseritelo nel vostro cassetto fiscale.
avrebbero risolto tutto il casino di comunicare o non comunicare il codice destinatario e il codice QR in generale

se al posto di dare l’iva N1 , N2 ecc… avessero dato una tabella più complessa con le aliquote iva, avrebbero uniformato la cosa a livello nazionale e la parte iva sarebbe stata importabile in automatico ai fini contabili

Il discorso Daniele è effettivamente molto più ampio… è proprio il tracciato alla base che non convince.
Ci sono problematiche “non gestite” (es. fatture cointestate) e altre situazioni specifiche per le quali bisogna “inventarsi” , “interpretare” etc. etc.
Mi sembra di capire che anche il discorso autofattura e reverse charge non sarà una passeggiata.
La fiscalità italiana è sicuramente una delle più complesse al mondo ma è altrettanto vero che ADE e Sogei sono certificati nel rendere complicate anche le cose più semplici.

la stragande maggioranza dei titolari di partita iva non sa che esiste il cassetto fiscale :roll_eyes:

il problema delle fatture cointestate è già sorto con lo spesometro!

Già Paolo, e correggimi se sbaglio, non esiste una soluzione “corretta”, concordi?
Per soluzione “corretta” intendi comprovata e affidabile, non “interpretazioni” o suggerimenti vari…

L’unica soluzione è un solo intestatario. Quindi se serve si deve dividere la fattura in due fatture distinte

appunto… ti sembra una soluzione? :wink:

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“bastava” informare i titolari del cassetto fiscale invece che informarli di dare il proprio codice ai fornitori che, se durante il passaggio dell’informazione qualcosa viene omesso, si rischia di inoltrare le fatture ad altri.

inoltre “bastava” integrare la CNS nella carta di identità digitale

ho scritto bastava tra virgolette perchè con il senno di poi tutti sono bravi e intelligenti.

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Grande intuizione Gianni!
Ero già disperato poichè i miei clienti volevano espressamente “Anno/Sezionale/Progressivo” tutto in base 10 e non sapevo proprio come farci stare il tutto in quei 5 miseri caratteri
(e poi Mattia ha fatto un capolavoro di esposizione)

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Ringrazio tutti per le utili informazioni che avete condiviso.
Però ho ancora un dubbio, dovuto sicuramente alla scarsa conoscenza del settore.

Sto implementando la fatturazione elettronica su un vecchio gestionale che avevo installato presso un cliente. L’idea è quella di affiancare alla vecchia generazione delle fatture cartacee un file xml autogenerato che sarà poi inviato a mano dalla commercialista tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate.

La generazione della fattura in XML va a buon fine, però mi chiedo se devo generare io il progressivo di 5 caratteri da appendere al nome del file (es: IT123456789_XXXXX.xml) o se lo farà il sistema dell’Agenzia delle Entrate. Io credo di dovergli passare un file conforme in tutto e per tutto (quindi anche nel nome del file), ma so che qualche fattura sporadica verrà emessa autonomamente dal mio cliente per gestire i suoi clienti sporadici che non devono essere inseriti nel gestionale tradizionale. Queste fatture sporadiche verranno emesse tramite il portale webdesk. Quindi mi chiedo se possano esserci dei conflitti nei progressivi generati dai due sistemi, visto che il mio SW non ha il controllo di quelle fatture sporadiche.

Ciao Luca,

ciao

Non conoscevo la possibilità che c’era prima di emettere fatture cointestate… come funzionano e da quale normativa sono previste?

con una banale ricerca su google trovi tutto a riguardo.
per quanto riguarda il nostro caso specifico vedi qua: https://www.fiscoetasse.com/domande-e-risposte/12052-come-deve-essere-emessa-una-fattura-elettronica-cointestata-.html
ciao

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Se ne é parlato in altro thread intestato a fattura elettronica cointestata"

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Buongiorno a tutti; ho un grave dubbio: sono un libero professionista con P. IVA e ho fatto le mie prime tre fatture elettroniche utilizzando l’applicazione stand-alone messa a disposizione dall’A.d.E.
Queste fatture sono state nominate automaticamente dall’applicazione IT+ C.F. + progressivo 5 caratteri.xml (quindi in totale 18 caratteri+ underscore e progressivo) e spedite con successo. Quando ho tentato di realizzare la quarta fattura non sono riuscito a spedirla e compariva l’avviso che il nome del file non era corretto. Non sapendo bene che fare ho provato a realizzare la fattura con la procedura sul sito dell’A.d.E.; la fattura è stata generata correttamente e automaticamente denominata IT+P.IVA+underscore+progressivo 5 caratteri (quindi in totale 13 caratteri + underscore e progressivo). A questo punto ho un po’ di confusione in testa e non mi è più chiaro qual è la strada corretta. Grazie a chi avrà la pazienza di togliermi dall’incertezza.

Il problema non si pone in quanto nel nome del file deve essere usata la partita IVA del soggetto trasmittente, cioè la partita IVA titolare del canale usato per la trasmissione. Questo significa che i file generati da WebDesk avranno nel nome la P.IVA dell’azienda che gestisce il canale accreditato di WebDesk, mentre quelli inviati a mano dal cliente (portale F&C o PEC) avranno la sua partita IVA. In questo modo ognuno controlla esclusivamente la propria numerazione e non c’è rischio di conflitti.

NB: è vero che alcuni canali trasmissivi nominano i file con la P.IVA del cliente, e per ora lo SDI li accetta ugualmente, ma è contrario alle specifiche, vedi punto 2.2.

Lasciamo perdere cosa fanno alcuni canali… e i controlli che non fa SDI…
Una delle ultime fatture ricevute porta questo nome:
IT0526289001419059_AVIMV.xml.p7m

E comunque l’identificativo univoco non è la Partita IVA ma il codice fiscale, stando alle specifiche…

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Non è più vero che deve essere usata la p.iva (che poi in realtà era il codice fiscale) del trasmittente. Quelle specifiche sono state sostituite (o meglio, modificate) dall’allegato A al provvedimento del 30 aprile 2018. L’ultima versione (appena aggiornata) si trova qui: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Schede/Comunicazioni/Fatture+e+corrispettivi/Fatture+e+corrispettivi+ST/ST+invio+di+fatturazione+elettronica/ST+Fatturazione+elettronica+-+Allegato+A/Allegato+A+-+Specifiche+tecniche+vers+1.4.pdf
Al punto 1.2.2. puoi vedere che dove prima c’era l’identificativo univoco del soggetto trasmittente adesso c’è semplicemente l’identificativo univoco, descritto così:

è rappresentato dall’identificativo fiscale (codice fiscale nel caso di soggetto residente in Italia, identificativo proprio del paese di appartenenza nel caso di soggetto residente all’estero) di un soggetto persona fisica o persona giuridica diversa da persona fisica; la lunghezza di questo identificativo è di:
11 caratteri (minimo) e 16 caratteri (massimo) nel caso di codice paese IT;
2 caratteri (minimo) e 28 caratteri (massimo) altrimenti;
l’identificativo usato per il nome del file non è soggetto a controlli di validità, esistenza o coerenza con i dati presenti in fattura.

Ovvero puoi metterci qualsiasi cosa, purché assomigli ad un codice fiscale.
Se guardi l’inizio del documento, vedrai che questa cosa è stata introdotta con la versione 1.1 del documento del 5/6/2018.

Questo cambio di specifiche è il motivo per cui anche gli intermediari più grossi hanno cominciato ad usare il codice fiscale del cedente nel nome del file invece del proprio (cosa che facevano una volta).

Il motivo principale credo sia per evitare di esaurire i progressivi univoci, ma la soluzione più semplice sarebbe stata quella di allungare il progressivo, piuttosto che consentire di inserire qualsiasi codice fiscale, perché ora c’è il concreto rischio di collisione di nomi di file, se generati da trasmittenti diversi (o dallo stesso cedente per conto proprio).

L’AdE farebbe bene anche a consolidare tutte le specifiche tecniche in un unico documento, perché al momento ce ne sono tre diversi: specifiche tecniche fattura PA, allegate al DM 55 del 3 aprile 2013, specifiche tecniche SDI, allegate sempre al DM 55 del 3 aprile 2013, e le specifiche tecniche per la fatturazione tra privati allegate al provvedimento del 30 aprile 2018, che sostituiscono in parte, ma non del tutto, gli altri due documenti.