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Voto elettronico in sperimentazione dal ministero dell'interno

Il processo di voto su schede di carta è sicuramente più contrallabile a livello diffuso (il famoso controllo diffuso del d.lgs 33/2013, mantra di ogni FOIA). Almeno per quanto attiene alla segretezza del voto.
Buttare tutto in una blackbox informatica lascia il controllo in mano a pochi. Non solo a pochi in grado di interpretare il codice di un programma, ma ai pochissimi in grado di capire quale programma sta effettivamente girando.
Si chiama, credo, tecnocrazia. Qualcuno la chiama digicrazia. Insomma, sono tutte derive oligarchiche e antidemocratiche di cui non si sente la necessità.

Ci sono poi tutti i problemi tecnologici evidenziati che rendono l’idea insostenibile, oltre che pericolosa.

Che poi l’open source sia una garanzia è una posizione del tutto risibile: si e’ visto con app IO, tutta open, tutta pubblicata, tanti paladini dell’open con gli occhi puntati… eppure per scaricare un font spiattellava a Google a ogni sessione dati personali dell’utente!

Usiamo risorse e afflati innovativi per interventi che davvero incidano sulla qualitò democratica.

Altro spunto, pensando in piccolo. Stanza con 20 partecipanti a una prova scritta di un concorso pubblico. Pensate a come garantire l’anonimato della prova con soli strumenti informatici e a come convincere i partecipanti dell’efficacia delle misure. Allargate il caso a 2000 partecipanti simultanei e pensate alla sostenibilità delle misure pensate per 20 persone…

Infine:

anche ammettendo la perfezione teorica del sistema, anche sorvolando sui “problemi tecnologici”, ci rendiamo conto del livello di competenze che serve solo per valutare l’affidabilità del sistema? Fin tanto che vige il suffragio universale, la comprensibilità dei meccanismi di voto deve essere universalmente comprensibile.

per non parlare poi del livello di alfabetizzazione e dotazione informatica che sarebbero necessar per esercitare il diritto di cittadinanza primo, l’elettorato attivo! Che macello è successo perche’ per il cashback serviva SPID?

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Io credo che l’aver collegato il cashback a SPID sia stata una tecnica al quanto efficace : quante persone ad oggi hanno fatto Spid ? SPID è attivo dal 2016 e solo quest’anno c’è stato un incremento vertiginoso sul rilascio delle identità digitali.

Ritornando al tema voto elettronico, secondo me non c’è soluzione migliore che implementare il sistema con blch. Basti pensare alla blch Bitcoin quanto è stabile!

Un altro esempio che voglio riportare…
Tutte le PA devono produrre originali digitali e quindi : firma elettronica, marca temporale, conservazione digitale etc. etc. etc…
Date uno sguardo a dedit.io … più semplice e sicuro di così???

Concordo pienamente su tutti i punti

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La blockchain è alquanto inadatta per essere utilizzata all’interno di architetture di voto elettronico. Tutti i dati presenti sulla blockchain sono in chiaro, ovviamente a meno di non averli prima criptati. Pertanto, se per esempio si inseriscono i voti espressi nella blockchain per evitare la perdita/non conteggio del voto, essi diventano automaticamente leggibili da chiunque (niente segretezza del voto). Se li cripto con una chiave associata al cittadino diventa possibile dimostrare di avere votato e, peggio ancora, di avere rivotato. Senza poter rivotare in segreto, si apre la porta al voto di scambio (mi mandi un video in cui ti riprendi mentre voti e poi non hai modo in seguito di annullare il voto per fregarmi). Etc. etc. Completamente differente è l’uso delle blockchain in altri contesti dove invece bisogna tenere traccia in maniera più o meno pubblica di trasferimento di beni e la non ripudiabilità non è accompagnata dal requisito dell’indimostrabilità dell’aver effettuato una transazione, per esempio.

L’unico uso significativo che posso immaginare dell’architettura blockchain in ambito voto elettronico è nel senso degli smart contracts: il codice e le computazioni sono pubbliche, immutabili e ripetute da agenti distribuiti, non collusi e in conflitto di interesse. Pertanto aumenta la garanzia che il codice eseguito sia effettivamente quello che si dice che viene eseguito, garanzia che non ho quando il codice viene eseguito da un unico soggetto.

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Inoltre, stando a quello che da profano ho capito della blockchain, il fatto è che per l’appunto è un modello che non prevede un’autorità affidabile unica, ma si basa su meccanismi distribuiti per instaurare la fiducia nel sistema e la sua autorevolezza.
In sostanza, il modello di autorevolezza e fiducia proprio della blockchain è in apparente stato incompatibilità con l’assetto istituzionale degli stati, se si parla di voto elettronico e altre garanzie di istituti democratici. Ma anche se si parla di tenuta dei documenti (della p.a.), dove stabilità, semplicità e sicurezza non sono gli unici criteri da considerare.

Magari il modello blockchain puo’ funzionare se si parla di criptovalute, visto che pecunia non olet per nessuno e tutti i partecipanti hanno interesse a mantenere il sistema credibile. Su voto e altre questioni meno immediatamente quantificabili non ho tanto idea che il comportamento dei partecipanti possa essere così lineare.

L’attuale sistema di voto distribuito (intendo dire distribuito in oltre 60.000 sezioni elettorali) è più o meno l’equivalente (in termini di sicurezza) della blockchain: difficile pensare di corrompere 60k presidenti di seggio, difficile anche avvengano manipolazioni eclatanti nei livelli superiori di controllo e riconteggio dei voti (gestiti da tribunali e corti d’appello; un presidente di seggio scrupoloso peraltro tiene traccia dei risultati della sua sezione e li verifica quando il ministero dell’interno li pubblica, per controllare che eventuali riconteggi non portino a differenze eccessive).
Il voto cartaceo è un sistema farraginoso e lento, ma finora (voto di scambio a parte) è stato ottimamente in grado di prevenire brogli e manipolazioni, almeno per quanto riguarda i risultati di elezioni ampie (regionali/nazionali).

No, io non mi fido. Basterebbe poter votare con il Bancomat, ma NON VOGLIO installare un’altra APP di dubbia sicurezza e di dubbio corretto funzionamento.
Piuttosto non vado a votare.
Ho più di 70 anni, e molti tra i miei amici non hanno uno smartphone, e usano il PC solo per andare su FB.
Volete farli votare con un mezzo di cui non si fidano?

E come? Il voto dev’essere anonimo

Certo. Sono daccordo ,ma l’anonimato potrebbe essere garantito in un qualche modo.
Magari io potrei votare due volte, col mio bancomat e quello di mia moglie…
Sono dubbioso, ma con qualunque app su Android o IOS sono certo che l’anonimato può essere scoperchiato, da chi sa come fare. Google insite nel voler mantenere la mia sicurezza ma ho scoperto piano piano che salva troppi dati personali.
Avete mai fatto servizio in un seggio elettorale?

a) Come si può garantire che il voto sia stato conteggiato esattamente come lo volevo? (ossia, per venire alle elezioni USA, se uno votava Biden che certezza aveva che non fosse annotato un voto a Trump? o viceversa) Ogni Xmila voti per il candidato 1 posso scrivere nel sw che un voto vada al candidato 2 pur mostrando a video 1. Se il programma è scritto così il votante non ha modo di accorgersene.
b) non capisco perchè uno dovrebbe poter votare due volte. Una volta inviato il voto, stop.

Per rispondere a qualcun altro, non esiste che ci siano diversi livelli di sicurezza a seconda delle elezioni. Ogni elezione è ugualmente importante e deve essere protetto allo stesso modo sia il voto per eleggere il Parlamento che quello per eleggere la circoscrizione. Altrimenti è come dire ‘lasciamo questo organismo alla mafia’.

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Perchè, votando da casa, non puoi essere sicuro che, chi voti, non sia sotto una minaccia e costretto a votare in un certo modo.
Se fosse possibile rivotare cancellando il primo voto e non lasciandone traccia un tale comportamento non sarebbe fruttuoso.

Invece non sono d’accordo sul fatto che tutte le elezioni siano uguali. Uno dei vantaggi principali del voto elettronico, oltre alla rapidità e regolarità dello scrutinio che non è, a mio avviso, determinante, è quello di rendere la votazione possibile a chi altrimenti non riuscirebbe a votare.

Per più di 10 anni ho avuto il domicilio un una regione diversa da quella di residenza, tornavo a casa per le elezioni politiche, ma di certo non per quelle locali e solo raramente per il referendum.

E’ necessario trovare un compromesso tra l’importanza dell’elezione (e quindi, eventualmente, la sua assoluta sicurezza) e la massima partecipazione possibile.
Infine La Mafia non è quello da temere con riguardo al voto elettronico, a mio avviso.

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Credo fossi sempre io ad avere introdotto l’idea che votazioni differenti richiedono livelli di sicurezza differenti.

Tutti gli esempi che ha portato e che forse sono i soli che ha in mente (elezione del Parlamento, elezione della circoscrizione) concordo che richiedano entrambi il livello massimo di sicurezza. Ci sono tuttavia un’infinità di altre votazioni a cui è possibile partecipare (io ho votato 7 volte nella scorsa settimana!).

Esempi: votazioni in riunioni di condominio, elezione di organi rappresentativi all’interno di comunità ristrette (società, pubbliche amministrazioni, elezioni sindacali, cooperative), organi di consultazione (es. consigli di quartiere aperti ai cittadini, edilizia partecipata). La lista precedente è chiaramente incompleta (copre solo 5 delle 7 votazioni a cui ho preso parte, con le restanti due votazioni fra membri di comitati internazionali in ambito lavorativo, una indetta all’ultimo minuto con solo 12 ore per votare).

In molti di tali casi favorire la partecipazione e snellire e velocizzare le procedure di voto è più importante della certezza della sicurezza, con ovvi trade-off (es. un Google form NON rientra quasi mai nel trade off non offrendo nessuna delle garanzie del voto elencate prima).

Ecco, consapevole dell’OT che introduco, sottolineerei questi due punti e introdurrei con più prepotenza anche l’elemento culturale.
Elezioni degli organi scolastici durante la pandemia: sarebbe interessante e significativa un’indagine approfondita di come le scuole abbiano esercitato la propria autonomia organizzativa per garantire lo svolgimento delle elezioni. I moduli Google non sono certo stati scartati.
Ecco: con simili basi che sono indicative e delle consapevolezza digitale e anche del senso delle istituzioni democratiche, siamo proprio sicuri anche solo di voler introdurre il tema del voto elettronico? Perché non è per nulla pacifico che l’assurdità dell’idea emerga in tutta la sua evidenza!

PS: le elezioni degli organi scolastici, dai rappresentanti di classe di genitori e studenti a quelli del consiglio di istituto, sono elezioni in piena regola, regolati da regolamenti nazionali (non font di diritto di massimo rango, si parla di decreti ministeriali), una cosa seria insomma.

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In nessun paese al mondo, al netto della micronazione estone (<comune di milano), è attivo il voto elettronico a distanza.

La sperimentazione nasce da questi interessi partitici (leggasi tutti i riferimenti di cosa è già capitato nelle grandi democrazie, inutile ripetere gli stessi errori):

Il voto estero è risolvibile con i voti all’esterno, come da analisi pubblicata qui:

Non è un problema tecnologico da risolvere ma democratico, in Italia è specificamente incostituzionale e così sarà sancito dalle azioni legali che faremo, al pari di quanto già accaduto in Germania (pregasi leggere le motivazioni della sentenza, attuabili al 100% anche nell’ordinamento Italiano):
https://blog.crvd.org/la-sentenza-della-corte-costituzionale-tedesca-sullincostituzionalita-del-voto-elettronico/

In tutto il mondo, specialisti di voto, sicurezza, democrazia, concordano sulla non praticabilità del voto elettronico a distanza, in alcuna forma.

Questi sono elementi fattuali evidenti a chiunque effettui un approfondimento specifico dell’argomento, analizzando la storia, le ricerche, le sperimentazioni, le analisi degli ultimi 15 anni.

Sarà l’ennesima spesa inutile per favorire l’interesse elettorale di 2 politici in particolare, uno orientato ai votanti fuori sede e l’altro orientato ai votanti esteri.

Scommetto 500 euro, che donerò ad amnesty international, che andrà così:

In Italia non si farà mai il voto elettronico a distanza, sia perché incostituzionale, sia perché tutte le sperimentazioni già fatte in tutte le altri grandi democrazie ne hanno decretato l’abbandono.

Fabio Pietrosanti

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Scuole ed elezioni durante il lockdown? Per esperienza personale di genitore stai chiedendo di sparare contro la crocerossina zoppa, cieca e sorda messa a guidare senza patente l’apecar senza una ruota dipinta da ambulanza.

Ecco, iniziare con i voti elettronici nelle scuole sarebbe veramente un ottimo punto di partenza per provare a scalfire il gap culturale e di competenze. Potresti sia introdurre le problematiche legate a voto e rappresentatività, ma anche autenticazione vs firma, etc. a scuola (es. nelle ore di educazione civica), sia educare al contempo i ragazzi e i loro genitori al riconoscimento e all’uso di certi strumenti (es. sfruttando le mitologiche ore di tecnologia). La mia fiducia è meno di zero però, innanzi tutto perchè il più delle volte dirigenti scolastici in primis e la maggior parte del corpo docente non hanno a loro volta nessuna delle competenze richieste e anzi persistono pregiudizi culturali apparentemente granitici (nel mondo della scuola!).

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Ecco, glielo spieghi in questi termini al primo ministro dell’innovazione che ti capita a tiro?

Se il problema del digitale è culturale, non si può prescindere dal ruolo delle scuole. E non solo da quello che la scuola trasmette con l’attività didattica, ma anche dall’esempio che offre con il suo funzionamento. Un conto molto approssimativo mi porta a stimare che la comunità scolastica (studenti, famiglie, docenti, personale non docente) consti di oltre 20 milioni di persone che ciclicamente si rinnovano: una fetta molto molto rilevante della popolazione nazionale.
Oltre alle elezioni degli organi scolastici fatte su Google moduli, sarebbe lunga la lista di distorsioni giuridico-amministrative che accompagnano la transizione al digitale…
Purtroppo la riflessione (?) politica si risolve, in questo momento storico, sempre con l’esigenza di produrre app.

PS: Condivido la tua stessa esperienza di genitore.

Mah, non so quanto si possa ampliare la partecipazione col voto elettronico. Anzi, trovo che escluda chi non possiede l’hardware (selezione per reddito?) e/o non ha l’alfabetizzazione informatica minima per usarlo (anziani in primis). Perchè penso si parli di voto a distanza… se parliamo di macchinette tipo quelle USA non vedo proprio alcun vantaggio, anche lì coi conteggi impiegano settimane!

Dipende sempre dal contesto. Prendi l’esempio citato prima delle elezioni scolastiche (o di quelle universitarie, dove è già implementato da qualche anno e funziona bene). Recarsi fisicamente al seggio, così come alle riunioni di classe, è sempre difficile per alcuni visto che riunioni e votazioni sono in orari impossibili per chi fa certi lavori. Di contro tutti i genitori devono già avere un dispositivo per accedere al registro elettronico, anzi, addirittura per iscrivere il figlio a scuola, e in teoria, dal prossimo anno anche SPID obbligatorio per usarlo. A chi non lo possiede viene dato dalla scuola e/o la scuola può allestire una postazione fisica per chi si preferisce recarsi di persona.

In maniera del tutto aneddotica, durante il lockdown un paio di famiglie che non partecipavano mai alle riunioni di classe hanno partecipato a quelle on-line dal posto di lavoro.

La Svizzera ha misurato empiricamente che l’e-voting non aumenta la partecipazione elettorale

La Svizzera usa e-voting in 2 Cantoni, e dopo l’abbandono definitivo della sperimentazione a livello Federale nel 2019, questi hanno ulteriori restrizioni di controllo da Berna.

Il Voto Elettronico è pericoloso, e questo ce lo dice l’ENISA

Su questi temi è necessario fare scelte su base di dati misurati empiricamente, non basati su convincimenti personali e/o ideologici.

Fabio

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La situazione in Svizzera è diversa, le speriemtazioni sono tutt’ora pienamente in corso: