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Adozione Piano Triennale

Ciao a tutti.
Scusate la mia ignoranza ma non ho ben capito se il Piano Triennale va adottato con deliberazione di Giunta o comunque con atto formale oppure ,essendo un obbligo normativo, non c’è bisogno di nessun atto formale e farò solo un atto formale per la nomina del Responsabile per la Transizione al Digitale.

Grazie a tutti
Simone Tosoni

Salve Simone,

il Piano Triennale è atto normativo, non c’è bisogno di una adesione formale, occorre però attuare ciò che c’è scritto nel piano in termini progettuali, in particolare per quanto riguarda le linee di azione.
La norma del Responsabile per la Trasformazione Digitale invece è un atto formale a cui dovete adempiere con deliberazione, richiesto dall’articolo 17 del Codice del’Amministrazione Digitale.

Simone Piunno
Team per la Trasformazione Digitale

Grazie mille per la delucidazione. ora so come interfacciarmi con l’amministrazione.
Grazie
Simone

Salve,
l’art. 17 comma 1-ter del CAD - relativamente alla figura del Responsabile per la transizione digitale - prevede testualmente:

“Il responsabile dell’ufficio di cui al comma 1 è dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali e risponde, con riferimento ai compiti relativi alla transizione, alla modalità digitale direttamente all’organo di vertice politico.”

Cosa si intende esattamente con “adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali”? Personalmente la cosa mi sembra chiara ossia che tale figura debba possedere specifici titoli di studio e/o certificazioni nell’area informatica/tecnologica nonchè consolidata esperienza in tale ambito (a livello tecnico, giuridico e manageriale): ciò al fine di coordinare e guidare con successo tutto il processo di innovazione e di trasformazione dell’Amministrazione di appartenenza. Tuttavia, ho notato (e non è difficile verificarlo da parte di chiunque) che molte pubbliche amministrazioni conferiscono formalmente tale ruolo a un dirigente presente in organico che suddette competenze non ha ma che svolge esclusivamente funzioni di tipo amministrativo, come ad esempio il Segretario Generale, un dirigente di tipo amministrativo (ossia senza né titoli ne competenze tecniche e/o senza alcuna conoscenza sulla normativa vigente in ambito informatico e/o digitale-tecnologico) che dirige e coordina una direzione molto ampia con al suo interno anche l’ufficio informatico (che è quindi uno dei tanti uffici della direzione), un dirigente amministrativo (per lo più nell’area della segreteria generale) che molto spesso coincide con il “responsabile della conservazione” dell’Ente e cosi via…Tutto questo solo per soddisfare - a livello puramente formale - la suddetta norma (che viene quindi “aggirata” nella sostanza). Addirittura, in alcuni casi, non è difficile trovare Pubbliche Amministrazioni che pubblicano bandi di concorso per l’assunzione di un nuovo Dirigente ove - tra le funzioni che tale figura dovrà esercitare - è ricompresa ANCHE quella di “responsabile per la transizione digitale” senza che ciò trovi un adeguato riscontro nei requisiti di partecipazione: addirittura, in alcuni casi, la partecipazione è riservata a cittadini in possesso di lauree che ben poco hanno a che vedere con l’informatica o il digitale (come ad esempio la laurea in Economia e commercio) in quanto si pensa “erroneamente” che suddetta funzione sia assolutamente marginale rispetto alle altre che sono attribuite al Dirigente! Quindi mi chiedo: che senso ha la suddetta norma del CAD se poi - nella pratica - non si vincolano le pubbliche amministrazioni ad assumere dirigenti “responsabili per la transizione digitale” con titoli, competenze, certificazioni ed esperienze professionali funzionali all’esercizio di tale ruolo e a guidare la pubblica amministrazione nel processo di innovazione e digitalizzazione? Perchè l’Agid o l’Ufficio per l’innovazione e la digitalizzazione del Dipartimento della Funzione pubblica non emanano e pubblicano direttive chiare ed inequivocabili in materia al fine da evitare che le pubbliche amministrazioni attuino comportamenti come quelli sopra descritti ossia elusivi (nella sostanza) di quanto espresso dall’art. 17 del CAD? Tra queste vi potrebbe essere senza dubbio quella di definire dei “requisiti minimi” per ricoprire il ruolo di “responsabile per la transizione digitale” (es. laurea in informatica, ingegneria informatica e affini ed un’esperienza di minimo 5 anni nel settore informatico). Questo sarebbe già un grandissimo passo avanti…in quanto si eliminerebbe il rischio dell’ “informatica improvvisata” che ora va tanto di moda con effetti a dir poco devastanti…

Che ne pensate?

Luca

potrebbero anche fare come con il revisore dei conti. Ogni Amministrazione deve individuare una figura esterna e imparziale, iscritta ad un albo, che faccia capo ad un ente esterno.
Le assunzioni per molte pubbliche amministrazioni sono chimere irrealizzabili e quindi, a mio modesto parere, sarebbe opportuno che le PA potessero individuare e incaricare professionisti accreditati che però rispondano a Enti non influenzabili da pareri politici e che facciano capo a AGID o simil.
Simone

Ok, ma molto spesso anche “individuare una figura esterna e imparziale, iscritta ad un albo, che faccia capo ad un ente esterno” non è semplice e, in alcuni casi, neanche possibile per vincoli di tipo finanziario (è una figura che comunque andrebbe a “pesare” sulle casse dell’Ente) e/o organizzativi. Per quanto riguarda il secondo aspetto è bene far presente che negli Enti pubblici locali una figura esterna all’amministrazione non può essere “responsabile di un ufficio” interno (come invece prescritto dall’art. 17 comma 1-ter della CAD) in quanto tale responsabilità non è delegabile all’esterno (come previsto dal TUEL) dovendo tale figura gestire direttamente risorse umane e finanziarie. Quindi come si fa? :slight_smile:

ps. Fermo restando che l’iscrizione all’albo sarebbe un requisito eccedente e non necessario in questo caso: faccio presente, infatti, che l’iscrizione a un albo non è condizione necessaria e vincolante per poter firmare progetti in una pubblica amministrazione ma, a tal fine, è sufficiente aver acquisito l’abilitazione professionale (“abilitazione all’esercizio della professione”) nel settore/area di competenza (sul punto si veda l’ art. 24 comma 3 del Dlgs 50/2016 (Codice degli appalti, http://www.bosettiegatti.eu/info/norme/statali/2016_0050_nuovo.htm#024 )). Quindi dal mio punto di vista è opportuno fare in modo che - laddove la pubblica amministrazione abbia la facoltà di assumere una o più figure dirigenziali - la priorità venga data sempre e comunque a quella destinata a svolgere il ruolo di responsabile della transizione digitale (essendo prevista da norma di legge ossia l’art. 17 della CAD) definendo (a livello normativo) requisiti professionali (titoli, certificazione, esperienza pregressa nel settore) minimi adeguati.

Sulla problematica in questione vi invito a leggere questo interessante e recente articolo: https://www.key4biz.it/pa-digitale-finiti-responsabili-alla-transizione-digitale/210470/
ove si rappresenta una situazione molto “scoraggiante” in merito alla nomina del "responsabile della transizione digitale da parte delle PA, nei termini che ho già rappresentato :wink:

Il Responsabile della Transizione al Digitale sta partendo al comune di Palermo.

Faccio parte del Servizio Innovazione, Unità Organizzativa “Transizione al digitale”, si come l’articolo del CAD.

Per i primi giorni di aprile (3-4-5) abbiamo organizzato delle infoday per tutti i dirigenti comunali (74 al momento) in cui spieghiamo insieme al Resp. transizione al digitale:

  1. cosa ha fatto il comune sul versante del digitale
  2. cosa bisogna fare secondo CAD e Piano Triennale ICT per la PA (AGID)
  3. come noi UO “transizione al digitale” possiamo supportare operativamente i dirigenti e i relativi servizi nell’adottare applicativi (ad es. firma digitale verso l’esterno), come passare i servizi di pagamento su PagoPA, come aiutare i dirigenti e staff a fare analisi di processi amministrativi per passare concretamente dalla carta al software, reingegnerizzando gli stessi processi.

Si tratta di una prima iniziativa di sensibilizzazione. Con supporto operativo a chi vuole cominciarsi a darsi da fare. Come? Stiamo predisponendo un modulo da compilare per i dirigenti in cui potranno “prenotare” la transizione delle loro procedure nella modalità digitale.

Leggo troppi articoli negativi sulla non partenza della figura del Responsabile della transizione al digitale. Non è così in ogni PA!
Da qualche parte si sta partendo, con un percorso “culturale” di sensibilizzazione.
Le norme da sole sono poco efficaci se non accompagnate da un percorso culturale di sensibilizzazione. Ecco una PA ci sta provando: Palermo.

Questi alcuni appunti per cominciare a narrare cosa si è fatto sul “digitale”:
https://sites.google.com/view/innovazionetecnologicapalermo
(sono solo appunti online, niente di più, non è un sito istituzionale)

Poi a fine delle 3 giornate condivido qui le slide dei lavori. Chissà che non possano essere di stimolo per altre PA.

Grazie dell’attenzione
Saluti
Ciro

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Grazie… ottimo spunto… la mia osservazione no era ricolta a noi “informatici”… fosse per noi la carta sarebbe solo un lontano ricordo…
la mia era un’analisi della situazione, calata nel mio comune, dove le mentalità “vecchie” non intendono essere protagonisti del cambiamento ma subire la trasformazione in modo passivo… come se la trasformazione fosse uno strato di muffa o polvere che si deposita sopra di loro…
Paragone poco tecnico/informatico … ma mi sembra calzi abbastanza bene…

Concordo con Simone, il problema non è “come fare il passaggio al digitale” e “cosa fare per soddisfare il Piano Triennale Agid”: infatti queste cose, da buoni tecnici e da buoni informatici, le sappiamo bene. Il nocciolo della questione sono gli aspetti organizzativi e procedimentali perchè gran parte delle Amministrazioni non intendono investire - a livello organizzativo e finanziario - sulla digitalizzazione. Quindi non istituiscono l’ufficio per la transizione al digitale, non nominano la relativa figura responsabile dirigenziale dotata dei requisiti di cui all’art. 17 comma 1-ter del CAD (o se la nominano il responsabile della transizione digitale è una figura dirigenziale interna priva di tali competenze!), non investono sull’ informatica, non semplificano e non informatizzano i procedimenti, non sviluppano servizi on line per la cittadinanza, ecc. Non si riesce a capire, ahimè, che il processo di digitalizzazione potrà essere portato avanti con successo solo se si cambia modo di pensare, di organizzarsi e di lavorare. Questo perchè fa più comodo rimanere nell’attuale guazzabuglio di carta nonchè di confusione di ruoli e responsabilità…cosi se qualcosa non va sarà più semplice trovare alibi e giustificazioni e a rimetterci sarà sempre il cittadino e non di certo il “dipendente” pubblico che - nella maggior parte dei casi - non vede l’ora di concludere le sue 36 ore settimanali. Purtroppo sono convinto che finché agli adempimenti del Piano Triennale non si associano scadenze perentorie e sanzioni pesanti non si raggiungerà mai l’obiettivo!

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