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Allegato 4: Domain model del Punto di accesso telematico

L’architettura di base prevede i seguenti principali oggetti di dominio.

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Si evidenzia che il modello qui proposto sembra identico a quello dell’attuale app IO, che, nella parte regoalta dalle API pubbiche, e’, di fatto un sistema di messaggistica unidirezionale evoluto, perché consente operazioni accessorie come l’aggiunta di un evento su un calendario personale o l’avvio di un pagamento pagopa.
A ben vedere tutte le linee guida sembrano descrivere l’attuale app IO con alcune aggiunte piuttosto indefinite, apparentemente finalizzate a consentire interazione fra utente finale e p.a. che vada oltre la ricezione di messaggi:

  • l’aggiunta di “Action” aggiuntive oltre a “Paga” e “Crea un promemoria”, che però funzionano su sistemi esterni al limite visualizzati in webview dentro la app;
  • l’integrazione con le piattaforme abilitanti (che sarebbe sottintesa per un servizio pubblico);
  • la presenza di soggetti aggregatori e di partner tecnologici.
    Sembra pero’ che il modello (domain model) qui presentato trascuri anche queste aggiunte.

Inoltre, si ricordo che con il “decreto semplificazioni” di luglio 2020, ha introdotto all’art. 8 della legge 241/1990 una disposizione tanto breve quanto di impatto:
l’amministrazione dà notizia dell’avvio del procedimento comunicando, fra l’altro “le modalità con le quali, attraverso il punto di accesso telematico di cui all’articolo 64-bis del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 o con altre modalità telematiche, è possibile prendere visione degli atti, accedere al fascicolo informatico di cui all’articolo 41 dello stesso decreto legislativo n. 82 del 2005 ed esercitare in via telematica i diritti previsti dalla presente legge”.
App IO dovrebbe quanto meno consentire l’accesso al fascicolo informatico del procedimento da parte del cittadino coinvolto nel procedimento.

Bene, il testo complessivo delle linee guida sembra dimenticarsi di questo previsione di legge. A meno che non si voglia richiamare il paragrafo 7.2 nella parte in cui indica il coinvolgimento di PagoPA nella realizzazione di servizi previsti da norme primarie. Se anche fosse così il domain model qui presentato sembra piuttosto insufficiente a garantire il risultato.
Se poi si ritiene di aggiungere le necessarie funzionalità al sistema sulla base del paragrafo 6.6, evidentemente le linee guida qui presentate in bozza sono a un livello di maturità che rende piuttosto sterile la consultazione pubblica a cui sono sottoposte.

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