menu di navigazione del network

Certificato vaccinale (gli errori di comunicazione!)

Ieri ho ricevuto questa mail:

quindi ho provato con il mio SPID ma…vedo che è ancora tutto molto acerbo! :roll_eyes:

eppure nella mail si diceva …. A PARTIRE DA GIOVEDI 17 GIUGNO !!! :angry:

1 Mi Piace

Ho appena provato ad entrare nel mio fascicolo sanitario regionale.
È mezzo vuoto e dopo il primo accesso non riesco più a rientrare. :man_shrugging:

Italia A.D. 2021 :thinking:

Di quale regione si tratta ?

Liguria
(Venti caratteri)

Credo la comunicazione sul certificato vaccinale abbia creato un equivoco.

ll fascicolo sanitario elettronico presenta differenze abissali di sviluppo fra le 20 regioni. Si va da un paio di Regioni in cui effettivamente c’è tutta la storia clinica e si possono anche prenotare visite a 4-5 regioni in cui di fatto non è implementato, passando per svariate in cui la pagina esiste ma è ancora mezza vuota (per esempio, anche l’Abruzzo dovrebbe avere ancora quest’ultima situazione).

Credo quel che intendessero nella campagna per il certificato vaccinale fosse: “c’è l’opzione di trovarlo sul FSE per le Regioni che lo hanno implementato”. Per chi ha la sfortuna di essere in una della decina di Regioni in cui lo FSE è in stato embrionale, conviene usare uno degli altri metodi.

2 Mi Piace

bastava scriverlo che quella opzione si riferisce solo alle Regioni di serie A

Toti crede di essere di Serie A

per il FSE, in questo forum c’è qualcuno in grado di dire quali sono le Regioni di serie A, quelle di serie B e quelle di serie C :question:

Emilia serie A, per mia esperienza.

1 Mi Piace

anche sulla base delle mie esperienze “indirette”

Seguo da anni la questione con enorme interesse (sono medico e lavoro con dataset, quindi…), ma non mi risulta alcuno abbia mai tentato una comparazione chiara e sistematica dello stato di avanzamento concreto degli FSE regionali.

La dashboard che si trova sul sito AGID e ancor più questa sembrano, a prima vista, dettagliate, e sembrano di descrivere uno stato di avanzamento egregio. Vi garantisco che non è così. Il numero “21 regioni attive” non significa nulla (vai a sapere con quale criterio hanno stabilito se una regione sia “attiva” o no: ho la sensazione che basti aver firmato un qualche memorandum con il Ministero e aver promesso di “avere un team al lavoro”, per potersi definire una regione “attiva”), né gli altri indicatori (52 milioni di FSE attivati, per esempio: forse esiste un back-end in cui confluiscono i codici fiscali e in teoria è “stato attivato” un FSE, ma questo non contiene necessariamente alcuna informazione, o non è necessariamente tenuto aggiornato da medici e farmacisti).

A livello puramente aneddotico e informale (quel che ho sentito da colleghi e letto sulla stampa specializzata), so che, ma è ovvio, gli unici FSE davvero sviluppati li hanno Emilia-Romagna e Lombardia. In seconda fascia (esiste un sito dove si può accedere, ma non so quante informazioni ci siano, nonostante report sporadici di alcuni FS ben fatti ed effettivamente alimentati/utilizzati da alcuni operatori sanitari) ci dovrebbero essere regioni come Toscana, Veneto, Puglia, Lazio, Liguria, forse Friuli, Campania. Gli altri sono in stati di sviluppo credo inferiori, ma costantemente in evoluzione. Per l’Abruzzo ho visto di persona che esiste una pagina, ma può essere vuota o semivuota.

Aspetto che riviste del settore, come quotidianosanita.it, pubblichino una analisi comparativa vera e propria (che però, visti gli sviluppi in atto, rischia di essere poi non attuale nel giro di pochi mesi). Ultimo articolo, facile da trovare, questo.

3 Mi Piace

mi associo a quello che ha scritto il Presidente di Anorc @Andrea_Lisi sull’articolo da te citato:

“Serve una metadatazione standardizzata. E su quei dati a livello centrale vanno garantiti i principi di interoperabilità, accessibilità, minimizzazione, usabilità, condivisione, garantendo naturalmente una applicazione rigorosa del Gdpr”

Ma per fare questo occorre che ci sia un forte coordinamento centrale e soprattutto occorre mettere delle sanzioni alle Regioni che rimangono ferme.

1 Mi Piace

Già che ci siamo condivido rapidamente due articoli di segno opposto apparsi mesi fa nel giro di pochi giorni:

Poi forse chiuderei perché parlando solo del FSE in generale andiamo off-topic.

2 Mi Piace

Riguardo al FSE posso solo dire che in Liguria vi si accede ma non vi è nulla.
Aggiungo che per fare visite ed esami ci si deve spostare tra le ASL e NON vi è scambio di dati tra le stesse, per cui lo specialista non è in grado di visionare esami strumentali e non effettuati appunto in un’altra ASL della stessa regione.
Vedete voi.
P.S. In nottata, sull’app IO, mi è arrivato il “certificato europeo”.

In Emilia Romagna il certificato vaccinale era già implementato, e se uno non ha cambiato provincia raccoglie tutte le vaccinazioni da quando era bambino, quindi ora hanno solo dovuto aggiungere quella per il COVID, in un’ora dal vaccino hai il certificato vaccinale nel fascicolo. per chi non ha attivato il fascicolo, al punto vaccinale c’è un totem per la stampa del certificato a partire dalla tessera sanitaria.
Io dal fascicolo sanitario ho prenotato i vaccini e mi arriva tutta la diagnostica. ho anche cambiato medico di base al momento opportuno.
Basterebbe che le regioni invece di fare la gara a chi è più bravo, mettessero in comune le esperienze. c’è chi è più bravo in una cosa e chi in un altra…

2 Mi Piace

Eh ma allora poi come fai a dare i megacontratti miliardari alla sw house locale amica tua o del partito di riferimento, che ti reinventa la ruota?

Sul federalismo, ritengo che abbia un innegabile pregio: impedisce alle zavorre di fermare la gente in gamba. Se uno sa lavorare, non deve aspettare che Roma si svegli dal torpore per realizzare cose buone, quindi per quanto mi riguarda guai a chi me lo tocca e anzi ne vorrei di più (lo scorso anno se avessimo dovuto aspettare la protezione civile romana stavamo freschi). Nulla e nessuno vieta agli uffici centrali di stabilire le regole e di coordinare, ma è sacrosanto che la periferia in assenza di coordinamento possa partire da sola. Se poi qualcuno preferisce aspettare Godot, prima o poi si spera che i cittadini vadano a svegliarlo, possibilmente col voto.
Sui metadati, non è che il FSE è nato col covid. Cosa ha impedito in tutti questi anni al Ministero di definirli in modo da avere l’interoperabilità?

2 Mi Piace

Le responsabilità sono ben ripartite fra centro e periferia ma non dimentichiamoci che la Conferenza Stato Regioni ha fatto da copertura alle istanze conservatrici che provenivano proprio dai poteri locali.

È un discorso complesso, ma è vero, per sfruttare al meglio i vantaggi della decentralizzazione (soprattutto in sanità) basterebbero effettivamente delle piccole correzioni di buon senso che permettono un minimo di coordinamento quando serve. Non certo ricentralizzazioni che butterebbero il bambino con l’acqua sporca.

Sul FSE ci sono 15 anni di linee guida, protocolli d’intesa e quant’altro. A memoria non ricordo che in questi fiumi di parole ci fosse molto su API, metadata e interoperabilità: temo si sia rimasti troppo sul vago e ci si sia concentrati su interminabili elenchi sulle caratteristiche che dovrebbe avere l’oggetto FSE e i flussi di dati che lo alimentano. Il focus era nel crearlo/farlo partire. Ora forse stiamo pagando questa vaghezza. Se sbaglio qualcuno mi corregga.

Tenete presente che questa interoperabilità è vitale non solo nel caso di sanità primaria e traslochi. Nella sanità ospedaliera, la mobilità dei pazienti in Italia è tale che il FSE sarebbe una rivoluzione di produttività, efficienza e qualità di vita SOLO se fosse interregionale (nel senso di “compatibile fra sistemi regionali”, non necessariamente di “nazionale”). Non avete idea di quanto tempo si perda (con conseguenze serie) negli ospedali di Roma e Milano a rintracciare la storia clinica di pazienti che vengono da fuori Lazio e Lombardia. Ah, lasciamo perdere che potrei parlarne per ore…

1 Mi Piace