Buongiorno a tutti, volevo porvi questo quesito.
Considerando l’obbligo imposto dal Regolamento UE 2019/1157 — integrato dal successivo Regolamento UE 2025/1208, che giustamente ha portato a questo rollout delle cartacee verso le Cie, perchè non si è pensato di utilizzare lo standard ICAO citato nel titolo, piuttosto che creare un documento del tutto inutile oltre che non accettato all’estero come quello inserito nella circolare ministeriale?
Non era meglio, lo dico da profano e da umile tecnico informatico, fare in modo che all’emissione della cie si producesse un documento immediatamente valido, perchè semplicemente rispetta gli standard ICAO, completamente digitale e valido?, magari sull’app IO?
Spero che qualcuno degli addetti ai lavori mi sappia dare qualche informazione.
Grazie in anticipo.
Salve @GABRIELE_ALLEGRINI, non sono un esperto del settore, ma lo standard ICAO per i documenti di espatrio non definisce solo la struttura dei dati (MRZ, NFC e un’infrastruttura PKI crittografica), ma impone anche vincoli fisici (policarbonato o carta filigranata di sicurezza, ologrammi, incisioni laser ed elementi UV).
La digitalizzazione dei documenti di viaggio segue lo standard ICAO Digital Travel Credentials e la normativa europea sul Digital Identity Wallet (in Italia, IT Wallet). Un’applicazione con un codice QR non costituisce automaticamente un documento di espatrio valido in assenza di accordi internazionali per la verifica dell’autenticità crittografica ai controlli di frontiera esteri.
Inoltre, il chip integrato nella CIE è un vero e proprio microprocessore in grado di elaborare comandi inviati da un lettore. Ciò consente di conservare dati riservati, firmati tramite una Country Signing Certification Authority (CSCA) nazionale riconosciuta internazionalmente, e di adottare i protocolli BAC e PACE per la comunicazione cifrata tra chip e lettore.
I comunicati stampa indicano che dipende dal Paese destinatario accettare o meno il documento cartaceo. Questo presuppone pero’ che l’Italia abbia comunicato ufficialmente a Francia, Spagna, Germania, Belgio ecc. l’esistenza e il formato di questo documento, che i rispettivi governi ne abbiano approvato l’uso, e che le decisioni siano state comunicate alle autorita’ di polizia e di controllo di frontiera.
Per semplificare, non potrebbe essere lo stesso Governo italiano o Ministero degli esteri a indicare quali Paesi accettano il documento provvisorio e quali no? Con il rischio di pubblicare una lista vuota.
Se fossi un funzionario di polizia e qualcuno volesse identificarsi con un cartoncino con foto punzonata e le diciture in bulgaro o greco, beh, avrei problemi ad accettarlo.