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Concorso per N.6 Dirigenti ICT

Se vi può interessare l’ARPA Piemonte ha bandito un concorso per N.11 Dirigenti, di cui N.6 da assegnare alla Struttura Complessa “Coordinamento servizi, ICT e promozione ambientale”.
Uno dovrebbe essere assegnato alla Struttura Semplice “Informatica, infrastrutture tecnico-scientifiche e sviluppo tecnologico”.

http://www.arpa.piemonte.it/news/concorsi-pubblici-13-posti-di-dirigente

http://www.arpa.piemonte.it/lavora-con-noi/concorsi/bando-concorso-dirigente-11-posti

Per partecipare sono richiesti 5 anni nella P.A. livello D e QUALSIASI tipo di laurea tecnico-ambientale.

Come potete notare per i posti equivalenti destinati all’Ufficio Tecnico e alla Direzione Amministrativa sono state specificate in modo chiaro ed univoco le lauree richieste.

Come si può gestire un cambiamento nel P.A. se non viene percepita la necessità di inserire professionalità con competenze specifiche di informatica?

In questo caso le materie d’esame non penso permetteranno di selezionare un dirigente ICT con competenze in materia…

Materie di esame:

  • Legislazione nazionale e regionale in materia di Agenzie di protezione ambientale e di Sistemi nazionali di protezione ambientale.
  • Legge istitutiva dell’Arpa Piemonte, Statuto e Regolamento di organizzazione.
  • Gestione delle risorse umane e finanziarie, con particolare riferimento alle tecniche direzionali dei sistemi di valutazione dei risultati e delle performance, ed all’organizzazione di strutture operative;
  • Gestione dei procedimenti di monitoraggio e controllo ambientale;
  • Elementi di diritto penale, limitatamente ai reati ambientali e ai reati contro la pubblica amministrazione;
  • Nozioni in materia di Codice dell’amministrazione digitale e di normativa relativa alla prevenzione della corruzione.
  • Nozioni relative alla sicurezza in ambiente di lavoro.

Qual’è la vostra opinione in merito?

Ultimamente ho sentito altri che si lamentano del fatto che figure ICT vengano valutate più per temi burocratici che per temi ict, e che in caso si parli di ict le domande sono “accademiche” e non funzionali.

Una revisione del tema dei concorsi pubblici per posti ICT credo sia fondamentale, un po’ come fatto per gli appalti, passando dal “masso ribasso” (solo competenze burocratiche) a 70tecnico-30 economico (70 ict, 30 legislativo).

Credo sarebbe un approccio interessante da iniziare ad utilizzare.
Al che emergerebbe il fatto che non ci sono competenze nella PA per valutare al meglio (o in generale) il 70 tecnico, ma quello è un altro tema.

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notare l’accoppiamento: CAD e prevenzione della corruzione. mha…

comunque la situazione è tragica… basta sfogliare nella sezione concorsi dell’amministrazione trasparente di comuni a caso e leggere le domande dei concorsi per una qualunque posizione… dal collaboratore amministrativo al funzionario: non una domanda nemmeno vicina all’ICT.

Così reclutiamo persone capaci di scrivere ad occhi chiusi ed in prosa e in poesia una delibera di giunta… ma non sanno valutare la differenza tra un pdf firmato e uno non firmato digitalmente.

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concordo assolutamente

La mia opinione è che nulla cambierà finché non ci metteremo in testa che deve esistere una carriera tecnica anche all’interno della PA. Un po’ come nelle aziende, dove esiste la figura del CTO.

Al giorno d’oggi l’unica possibilità di carriera è diventare dirigente. Tutto il resto sono incarichi a termine. Per farlo, un tecnico (e non parlo solo di ICT) deve diventare “qualcos’altro” che non è per formazione professionale e culturale. Da lì o si chiude in un convento a studiare per diversi anni, oppure nella maggior parte dei casi partirà sempre sfavorito rispetto agli altri laureati in giurisprudenza, scienze politiche etc.

Una volta, tanto tempo fa, bastava avere la laurea vecchio ordinamento e 5 anni di servizio per partecipare ai concorsi per tutti i ruoli dirigenziali, così, anche ingegneri, tecnici e informatici potevano dare il loro contributo.

Poi si sono inventati le lauree specifiche, tagliate solo sul ruolo amministrativo/legislativo, che hanno tagliato fuori tutti gli altri.

La burocrazia per essere vera democrazia deve rispondere ai bisogni degli utenti in tempi brevi e in modo efficace, solo con l’aiuto dell’informatica e delle nuove tecnologie possiamo raggiungere questo traguardo.
Pertanto, secondo me, ogni ente pubblico, anche piccolo, DEVE avere un ruolo tecnico informatico specifico assegnato a un vero responsabile ICT.

a proposito… articolo interessante

Molto interessante. In diversi passaggi ci ho “letto la vita” di molti Enti che conosco direttamente.

Salve io lavoro in una multinazionale, come dirigente in ambito digital, sono scioccato nel leggere le materie oggetto del concorso. Incredibile ! Non credevo che nella P.A. non richiedessero nemmeno un minimo di competenze nell’area digital… mah povera Italia…

Non scioccarti. E’ “assurdamente normale”. L’esperienza tecnica è un 30% di ogni concorso e tipicamente di natura accademica. Quella digitale non c’è perchè chi fa il concorso spesso non ne ha e non sa cosa chiedere. Servirebbe un team di recruitement di personale digitale anche per le PAL, in modo da aiutarle a prendere personale adeguato all’era digitale. Altrimenti continueremo ad assumere nella PA esperti di procedimenti, non esperti di processi o di digitale. Ovvero persone esperte del mondo buro-cratico mentre siamo nel mondo tecno-cratico.

Andrea

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Quello che sorprende è che si selezionino dirigenti destinati a aree diverse (non tutte ICT, sembra) con una procedura unica. Del resto le procedure di concorso costano, farne 11 distinte per le esigenze di un unico ente non è sostenibile.
Purtroppo è un cane che si morde la coda. Per esempio per le norme anticorruzione i dirigenti dovrebbero ruotare.
Anche l’eccessiva tecnicizzazione dei ruoli può essere negativa, pochi ruoli ormai sono monodisciplinari. Le competenze in ambito ICT (o competenze, abilità o conoscenze informatiche) sono necessarie in ogni ambito. Così come lo sono conoscenze giuridiche e di funzionamente dell’amministrazione pubblica.
Si pone forse una ingestibile e irrisolvibile questione di formazione.
In generale sarebbe meglio concentrarsi sulla difficilissima valutazione del “sapere fare” piuttosto che su quella di titoli specifici o conoscenze manualistiche.

Infine, purtroppo, non mi sento nemmeno di condividere che questo tipo di selezione sia in grado di selezionare il meglio per quanto riguarda la scrittura di atti amministrativi e regolamentari. Oppure non avete mai avuto difficoltà a interpretare un qualsiasi testo di direttiva?

PS: comunque esistono anche esempi virtuosi in tema di selezioni pubbliche in ambito “trasformazione digitale”. Speriamo che vengano copia&incollati e si diffondano.

Effettivamente hai ragione… non tutte le figura dirigenziali a concorso sono destinate prettamente all’ambito ICT.
Quello che non comprendo è la logica di fare un concorso per figure dirigenziali “generiche” con funzioni “manageriali” per poi assegnarle alle più disparate strutture semplici, indipendentemente dalla loro formazione accademia e professionale.
Dal mio punto saranno sicuramente avvantaggiati i candidati con conoscenze giuridiche/economiche rispetto agli informatici che normalmente si specializzano in ambiti diversi.

Non funziona sempre così… ad esempio l’Ospedale Mauriziano di Torino ha bandito un concorso per Dirigente Analista nel quale venivano richieste lauree specifiche (matematica, fisica, informatica) e l’ASL TO3 di Torino ha bandito un concorso per Dirigente ICT nel quale si richiede la laurea in ingegneria + abilitazione professionale.

Per fortuna almeno nella sanità si è capito l’importanza di mettere gente con un minimo di competenza a gestire il settore ICT, considerando la delicatezza è l’importanza dei dati sanitari.

Perdonatemi, ma mi stupisco tantissimo del vostro stupore.
Sembra che non sappiate che i dirigenti statali sono selezionati PER LEGGE in un unico concorso nazionale e destinati alle sedi di servizio senza alcuna valutazione della loro esperienza pregressa. Si fa un unico corso-concorso SNA aperto a qualunque laurea in cui prima c’è una preselezione che è un misto fra la settimana enigmistica e un esame di diritto a quiz, poi due prove scritte di diritto e economia. In teoria teorico-pratiche, in realtà purissima teoria. Fine. E alla fine dopo un corso ugualmente teorico per i vincitori, vi trovate un funzionario che stava a gestire crisi aziendali al ministero del lavoro spedito a fare il dirigente alle infrastrutture, e uno che si occupava di appalti paracadutato a gestire le assunzioni dei precari della scuola, e così via. Con gli ovvi risultati di cattivo funzionamento della macchina ministeriale.
E vi stupite che non si guardi alle competenze nella selezione dei dirigenti ICT? Siamo in un mondo in cui i bracci destri dei ministri affermano con piena convinzione che “un dirigente non deve saper fare ma saper dirigere chi fa, l’esperienza non conta, conta la capacità di management”. Sentito con le mie orecchie a un convegno.
Mala tempora currunt…

Cose già viste… e lette…

Che dire… ai posteri l’ardua sentenza…