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Disaster Recovery Plan

Avrete sentito parlare dell’incendio divampato il 10 marzo scorso nel Data Center OVH di Strasburgo, con migliaia di server andati in fumo e probabilmente molte attività ad essi collegate, che non erano dotate di un appropriato Disaster Recovery Plan e confidavano unicamente sugli strumenti di sicurezza offerti dallo stesso data Center.
Credo che l’accaduto debba far riflettere sull’adeguatezza delle misure di sicurezza poste in essere nella gestione dei dati, con particolare riguardo alle procedure di fatturazione elettronica oggetto dei nostri interessi.
Sarebbe gradito un confronto sulle varie soluzioni adottate, senza ovviamente entrare nel merito delle specifiche politiche aziendali, ad esempio, qualcuno di voi è riuscito a creare un ambiente secondario parallelo in grado di lavorare simmetricamente con il principale e subentrargli in qualsiasi momento? In caso di criticità, avete definito una tolleranza relativamente alla possibilità di perdita di dati?
Personalmente credo che si possa sempre migliorare in quest’ambito, grazie a chiunque vorrà apportare il suo contributo.
Gianni

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Pur in carenza di proprietà di termini forse necessaria per trattare di tali argomenti mi permetto di fare una personale integrazione a quanto scritto da @gianni_p in merito alla sostenibilità energetica dei centri di raccolta dati.
Mi risulta che quel centro ARUBA alla periferia di Milano, quello pubblicizzato negli spot della stessa società, consumi, in energia elettrica, quanto una cittadina di 50.000 abitanti!
Nello specifico loro dicono di essere completamente autosufficienti per quanto concerne il consumo di energia (a mio parere più una boutade pubblicitaria che un fatto accertato visto che, se vero che hanno quel tipo di consumo, non vedo come possano essere autosufficienti. Oltretutto alla luce del fatto che il consumo è costante nelle 24 ore). Comunque, al di la della loro presunta autosufficienza, questi “aggeggi” consumano una tombola! E a tutt’oggi l’energia elettrica sappiamo benissimo come viene prodotta. E la stessa storia delle automobili elettriche; finacché saranno poche eccezioni, più radical-chic che di sostanza, potrà anche essere sostenuta ma se e quando dovessero diventare milioni vorrei sapere dove prenderemo tutta quella energia, dove smaltiremo tutte quelle batterie, senza contare l’oggettiva pericolosità di veicoli assolutamente silenziosi che circolano per le strade cittadine. Sai quanti ne “stenderanno?!”