Discrepanze tra partita IVA e codice fiscale

Vince sempre il codice fiscale.
Noi lo abbiamo constatato in fase di trasmissione del documento. Per comprendere questa discrepanza, abbiamo infilato in test nel soggetto trasmittente la partita iva di un soggetto di questi che state indicando. Sorprendentemente, ci ha risposto picche con scarto in validazione. Mettendo il codice fiscale, tutto ok.
La cosa meravigliosamente assurda in questo è che il codice fiscale È la partita iva cessata, eppure rappresenta ancora, di fatto, la vera chiave univoca dell’azienda.
Sul discorso di fatture verso estero, non va MAI valorizzato il campo CodiceFiscale del destinatario. Perché viene verificato a fronte dell’anagrafe italiana e, se per sfiga non si ha scarto per non esistenza, di fatto vince sul resto e viene incanalato verso quel codice fiscale. Questa è una possibile spiegazione ai vostri casi strani.
Aggiungo: un professionista/ditta individuale che ha codice fiscale da 16 caratteri e vi abbia scelto come intermediari, riceverà sul vostro canale anche le fatture indirizzate a lui come soggetto privato e non come ditta. Questo perché come detto il codice fiscale vince. Sarà poi compito del commercialista in fase di contabilizzazione discernere tra quelle legate all’attivita e quelle legate al privato (es ristrutturazione casa, mobili, spese mediche utili a detrazioni personali).
In tutto questo, l’informatica non è una scienza esatta e l’informatica di SdI meno che meno: prendete col giusto beneficio del dubbio quanto ho dedotto empiricamente…