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Elenco di basi di dati chiave: come mai non ci sono più i CAP?

Aggiungo un paio di dettagli alle giuste osservazioni sollevate da Andrea Borruso.
I CAP sono stati inseriti anche nel lavoro del Comitato di Pilotaggio OT11/OT2 nelle versioni dei panieri del 2015 e del 2016 ed è uno dei dataset contenuti nella versione finale del paniere pubblicata a febbraio 2017.[0]
La versione che, immagino, sia stata usata anche come base per la pubblicazione delle basi di dati chiave.[1]

Il dataset dei CAP ha un potenziale notevole di riuso ed è uno degli indicatori usati sia da OKFN Census[2], ad esempio.

In uno scambio avuto con Giorgia Lodi nel Forum “Open Data & Analytics”[3] avevo segnalato la necessità di lavorare maggiormente sulla comunicazione verso l’esterno (ovvero quella comunicazione rivolta alla società civile interessata e in generale alla cittadinanza) rispetto le motivazioni e i processi che provocano ritardi e/o cancellazioni sulle previsioni di apertura dei dati.

“In altre parole: se noi come società civile lo richiediamo di nuovo ha senso? Ha una priorità interna di apertura più alta lato vostro? Vengono fatte delle azioni successive per renderlo disponibile dopo n monitoraggi che salta? Non so, faccio delle ipotesi.
Uno spunto: sarebbe utile condividere su quei dataset le motivazioni, gli ostacoli o altro che ne sta rallentando la pubblicazione. Si imparerebbe molto a livello di filiera. Non mi pare sia mai emerso il racconto dei retroscena dietro l’azione di apertura, intendo una condivisione che migliori la consapevolezza di tutti.”

La risposta di Giorgia è stata illuminante: uno degli aspetti più controversi è quello relativo al ruolo della società civile: cosa aspettarsi dalla società civile quando un dataset viene inserito in queste agende, ma poi non viene MAI reso disponibile nel corso degli anni?
Lo dobbiamo richiedere di nuovo tutti gli anni?
Sui CAP sappiamo che la loro titolarità è una questione spinosa, ma tutto sommato ricade in questo caso estremo.

Questa rimozione tacita dalle basi di chiave non è certo simpatica, specie dopo esser stato presente per anni nelle varie agende nazionali.

Diciamolo chiaramente: siamo nel 2017 e nessuna agenda è stata mai rispettata. Questi dati potrebbero generare impatto, non dovrebbero generare flussi burocratici sterili. Non ho alcun interesse a bacchettare la PA: mi interessa che si ricrei un clima di fiducia tra le parti. Le aziende e la potenziale ricaduta economica di tutto questo altrimenti non si vedrà mai, sarà stato soltanto un gioco di creazione del consenso politico (e forse nemmeno quello).

Abbiamo bisogno di capire maggiormente il processo di inserimento/esclusione dei dati dalle basi di dati chiave, non soltanto l’elemento finale di questo passaggio.
La condivisione di queste problematiche dovrebbe aiutarci a capire quale ruolo dovrebbe avere la società civile per supportare al meglio queste agende, nate e gestite dalla pubblica amministrazione, con un pizzico di spauracchio della società civile.
L’unica cosa che abbiamo avuto fino ad oggi.

Proviamo a partire dal piccolo, partiamo dai retroscena sui CAP.
Come mai un dataset come questo può sparire dalle agende del riuso della PSI dopo anni che è stato presente, senza alcuna nota ufficiale al riguardo?

Non si parla solo dei CAP, si parla anche di ristabilire una fiducia tra le parti, data la storia passata.

Grazie mille,
Matteo

[0] - http://www.dati.gov.it/content/rapporto-annuale-disponibilit-banche-dati-pubbliche-formato-aperto-paniere-dinamico-dataset
[1] - https://elenco-basi-di-dati-chiave.readthedocs.io/it/latest/processo.html
[2] - https://index.okfn.org/dataset/postcodes/
[3] - https://groups.google.com/a/teamdigitale.governo.it/d/msg/data/ZwcuDWCi2uw/2LcbLgL-AgAJ

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Domanda da profano: @aborruso ma se è vero che i dati sono utili perchè (come hai mostrato tu in questi giorni) anche lato PA non si incentiva la loro produzione direttamente su Wikipedia? Qualcosa lo impedisce?

Posso obiettare, @iltempe, che Wikipedia non è una fonte prmiaria? Perchè l’amministrazione dovrebbe pubblicare dei civici in Wikipedia e non in un più semplice file SHP?

Comunque condivido la preoccupazione di @aborruso e dagoneye e di tanti altri. Un dataset così importante come la suddivisione dei CAP non può scomparire senza motivazioni da un piano di pubblicazione di dati aperti.

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oltre all’osservazione di @Marco_Montanari vanno prese in considerazioni altre questioni:

  • il dato sarebbe molto più utile se accompagnato anche dalla descrizione, in coordinate, dell’area geografica in questione
  • il comune potrebbe pubblicare da se il dataset (questo accade, ad esempio, nel caso di Ravenna solo che è fermo al 2014).

La questione però è delicata, riporto quanto è riportato sul sito del comune di Trento in merito alla questione CAP

copio/incollo da qui http://www.comune.trento.it/Citta/Come-orientarsi/Stradario/Zone-CAP

E’ stato realizzato dal Servizio Urbanistica e pianificazione della mobilità in accordo con i referenti locali di Poste Italiane.
Resta ferma la competenza esclusiva di Poste Italiane in materia di c.a.p. che diffonde tali dati direttamente dal sito www.poste.it e a mezzo di apposite pubblicazioni. Tuttavia, l’aggiornamento dei dati su base nazionale eseguita dall’ente postale avviene con un necessario scostamento rispetto alle frequenti variazioni toponomastiche e alle modifiche della numerazione civica attuate dal Comune di Trento. Pertanto, la corrispondenza tra i dati dei due enti non potrà mai essere completa, ma in costanza dei poligoni suddetti, l’associazione del c.a.p. a ciascun numero civico risulta affidabile e corretta in questa cartografia.

Quanto riportato dal Comune di Trento mi sembra sottolineare questi aspetti:

  • viene riconosciuta l’importanza strategica per il Comune stesso di conoscere i CAP del proprio territorio
  • si ammette che la scelta non è governata dalla PA ma da un ente privato
  • viene evidenziato il dissalineamento fra l’operato quotidiano di un Comune e quello di un ente para-statale

Tutto questo - a mio avviso - mette in evidenza una inefficienza del sistema.

Mi chiedo quale sia il modo per abbatterlo.
Una delle domande è:
il mancato rilascio di questi dati da parte di Poste Italiane è dovuto a questioni di introito economico? di copertura delle spese? o di una strategia di predominio?

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aggiungo una ulteriore nota
nel 2006 un gruppo di sviluppatori sostenuti dalla Free Software Foundation Europe hanno sviluppato uno script che, interrogando il servizio online di Poste Italiane, andava a ricreare - e quindi a rendere libera - la base dati dei CAP Italiani (quantomeno a livelo di nome comune e cap associato).
Il progetto è stato subito bloccato da Poste Italiane.
Rimando alla lettura di questo articolo

Qui dentro si trovano alcune considerazioni interessanti:

  • il progetto è stato bloccato da Poste Italiane nel 2006
  • prima del 20 settembre 2006 il dataset era disponibile sul sito sito Ministero delle Comunicazioni

La reazione della Free Software Foundation Europe alla risposta di Poste Italiane fu quella di mandare una lettera all’allora Ministro delle Telecomunicazioni: on. Paolo Gentiloni
I firmatari erano un gruppo di cittadini e associazioni impegnate nel software libero e nella condivisone dei saperi.

Qui la lettera


a cui credo non sia arrivata risposta.

Ciao Andrea,

ammetto di essere un ignorante della materia e, non sapendo come vengono usati i CAP nell’industria, devo dire che non saprei come motivare la richiesta di inserimento tra i dataset chiave e/o non saprei argomentare contro qualcuno che sostenesse che non sono utili.

Mi sono letto la poca documentazione disponibile e ho capito che:

  • I CAP rappresentano una suddivisione del territorio del tutto arbitraria, realizzata da Poste Italiane per ottimizzare la logistica della consegna della corrispondenza;

  • Un codice CAP non rappresenta una unità amministrativa o un comune (se l’obiettivo è questo forse sono più adatti i codici comune ISTAT?);

  • Ci sono comuni che sono internamente divisi in molteplici CAP, ad esempio Roma, e ci sono CAP che contengono al loro interno aree afferenti a diversi comuni (ad esempio 50050) - dice Wikipedia che a volte questo succede addirittura aggregando aree di comuni tra loro non confinanti;

  • La differenza aritmetica tra due CAP non fornisce reali indicazioni sulla lontananza / vicinanza di due località, ad esempio i cap che iniziano con lo 0 sono usati sia in Sardegna che in Umbria;

  • La definizione delle aree appartenenti ad un certo CAP viene annualmente rivista da Poste Italiane che spesso applica delle modifiche.

I link che sono stati messi qui sul forum sono a documenti che dicono che il CAP è importante ma nessuno di questi documenti indica il motivo.

In effetti alla luce di tutti i difetti sopra evidenziati, io prima di usare il CAP nel database di un servizio che stessi sviluppando ci penserei due volte, soprattutto in un momento in cui la posta cartacea sta perdendo terreno, progressivamente sostituita da corrispondenza digitale.

Ti sarei grato se potessi illustrare alcuni casi d’uso che spiegano la necessità del CAP al di fuori dell’ambito postale.

Simone Piunno
Team per la Trasformazione Digitale

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Poniamo il problema al contrario.

E’ possibile mappare tutti i moduli della pubblica amministrazione che nella loro compilazione richiedono l’indicazione di un CAP e rimuovere l’obbligo di compilazione?

Ad esempio è possibile rimuovere il campo CAP dall’XML della Fattura Elettronica?

http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Strumenti/Specifiche+tecniche/Specifiche+tecniche+comunicazioni/Fatture+e+corrispettivi+ST/Allegato+XML+Dati+Fattura/Formato+XMLdati_fattura.xls

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Se spedissi una lettera fisica od un corriere espresso tramite una azienda postale senza indicare il CAP verrei rimbalzato.
(E si, la carta viene spedita ancora in certi settori :smiley: )

Vedi ad esempio secondo paragrafo qua
https://www.brt.it/it/istruzioni_per_spedire/raccomandazioni_sulla_completezza_dei_dati_per_la_consegna.do

Essendo il mercato dei servizi postali liberalizzato ai sensi di una direttiva UE, il CAP non dovrebbe essere mantenuto da una terza parte invece che dall’incumbent a tutela della concorrenza?

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Ciao Simone,
sintetizzo le domande aperte per chiarire il metodo adottato nella selezione di queste basi di dati chave, prima che il merito di questo specifico dataset.

Non stiamo chiedendo di inserire i CAP tra le basi di dati chiave: c’era già presente e da anni. Ti risulta?

@aborruso :

è possibile sapere con quale ragione questo dataset è stato rimosso tra quelli “chiave”? Perché il detentore del dato non vuole cambiarne la licenza (o cederlo)? Perché non è considerato più prioritario?
c’è ancora spazio per spingere verso l’integrazione di un dataset a oggi non previsto, qualora si riscontrasse un grosso interesse da parte delle società civile?

Io:

Come mai un dataset come questo può sparire dalle agende del riuso della PSI dopo anni che è stato presente, senza alcuna nota ufficiale al riguardo?

@Marco_Montanari:

Un dataset così importante come la suddivisione dei CAP non può scomparire senza motivazioni da un piano di pubblicazione di dati aperti.

@napo:

il mancato rilascio di questi dati da parte di Poste Italiane è dovuto a questioni di introito economico? di copertura delle spese? o di una strategia di predominio?

La risposta implicita che interpreto dalle tue considerazioni sul perché sia stato eliminato è: non viene percepito come utile? C’è stato un processo di valutazione interna per tutti i dati citati dal paniere di questo tipo?

Perchè da quello che leggo qui non emerge la presenza di una valutazione di questo genere:
https://elenco-basi-di-dati-chiave.readthedocs.io/it/latest/processo.html

Parlare di utilità in merito ai CAP mi fa pensare agli Open Data Bingo di qualche anno fa, alla voce “non sono dati interessanti”.

https://gbonanome.github.io/opendatabingo/

Ci illumini sulla metodologia usata in questo specifico caso?

Grazie mille,
Matteo

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Ciao Simone,
prima di rispondere alla tue domande, rifaccio qui le mie:

  • è possibile sapere con quale ragione questo dataset è stato rimosso tra quelli “chiave”? Perché il detentore del dato non vuole cambiarne la licenza (o cederlo)? Perché non è considerato più prioritario?
  • c’è ancora spazio per spingere verso l’integrazione di un dataset a oggi non previsto, qualora si riscontrasse un grosso interesse da parte delle società civile?

Ripeto mi rivolgo ad AgID e a voi del Team, come gestori di questo spazio e come relatori dei vecchi documenti e del nuovo. Qualcuno conoscerà il backlog di questa modifica.

Sul perché i CAP fossero ufficialmente in elenco in diversi documenti, fai prima a sapere tu.
Io posso darti un parere personale, di un utente qualsiasi, probabilmente quindi poco utile.

Quando apri tabelle di dati italiani, trovi tantissime volte l’informazione sul CAP. E chi lavora con i dati fa principalmente due cose: raggruppamenti e connessioni (lo sai molto meglio di me, tu sarai un cintura nera).
E quindi diverse volte all’anno un utente qualsiasi desiderebbe accedere a questi dati, sia in termini di elenco, che spaziali.
E non mi stupisce che tutte le multinazionali private lo espongano come dato.

Se in queste tabelle che l’utente qualsiasi apre spesso ci fossero i codici ISTAT dei comuni e/o meglio ancora i codici delle sezioni di censimento - forse - sia l’utente qualsiasi che i redattori dei vecchi documenti (in cui i CAP erano tra i dati prioritari), non avrebbero avuto interesse per questi dati.

Spero, senza retorica, di essere stato più chiaro.

Saluti,

Andrea

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Cari tutti,

grazie per aver sollevato il tema, cerco di rispondere alle varie domande.
Intanto vorremmo tranquillizzare un po’ tutti dicendo che i CAP non sono spariti dai piani di
pubblicazione di dati aperti; essi infatti sono ancora inclusi nel paniere dinamico dei dati
(allegato al piano triennale). I CAP erano infatti inclusi nell’agenda nazionale per la
valorizzazione del patrimonio informativo pubblico anno 2014 e, come indicato nel documento di
metodologia associato al paniere, la componente nazionale del paniere include tale dataset.
Per quanto riguarda invece l’elenco di basi di dati chiave, abbiamo spiegato nel relativo
documento la correlazione tra queste e il paniere:

“Questo documento mira a restringere
ulteriormente l’elenco fornito dal paniere dinamico a un insieme di basi di dati
chiave/dataset chiave, individuati anche sulla base di richieste pervenute dalla
collettività, che nel corso del 2017 seguiranno un percorso specifico di monitoraggio e
qualità”

Pertanto, non tutto quello indicato nel paniere è incluso nelle basi di dati chiave; inoltre le basi di
dati chiave considerano anche altre richieste che ci sono pervenute; pertanto i due insiemi non
corrispondono necessariamente.
Le basi di dati chiave sono state selezionate sulla base di alcuni fattori esplicitati nel documento
relativo. Tra i vari fattori ve ne è uno nello specifico che dice

“disponibilità dei dati da parte
dei relativi titolari per l’apertura secondo tutti i principi cardine dell’open data (i.e.,
download in bulk, gratuità, formato aperto machine-readable, licenza aperta, minor
aggregazione possibile).”

Come ricordato da @napo e @Simone_Piunno, i CAP sono di titolarità di un ente privato Poste Italiane e, se non sbaglio, vengono rilasciati dietro uno specifico corrispettivo. Questo quindi ha un impatto su un
introito economico dell’ente privato stesso.
AgID ha avviato contatti con Poste Italiane in merito al rilascio del dataset secondo i principi
dell’open data ma, al momento, tale disponibilità da parte del titolare del dato non c’è stata. In
virtù del fattore prima indicato di fattibilità anche nel breve periodo, i CAP in sé non sono stati
considerati nello specifico elenco delle basi di dati chiave che nel corso del 2017 seguiranno un
percorso determinato di apertura e di monitoraggio.

A presto,
Raffaele (TD) e Giorgia (Coll. AgID)

Ciao @dagoneye e @aborruso

non avevo risposto direttamente alle vostre domande semplicemente per genuina ignoranza, cioé non conoscevo le risposte e speravo nell’aiuto di Raffaele Lillo e Giorgia Lodi, che poi è provvidenzialmente arrivato :slight_smile:

Risolti i giusti dubbi sulle questioni procedurali (cioè le domande sul perché il CAP prima c’era e dov’è finito adesso) io ritorno però al mio ragionamento.

La risposta di @marcofromsicily è stata per me illuminante e quello che mi ha fatto pensare è che forse il CAP viene oggi considerato un dato importante unicamente per motivi di legacy, perché in passato veniva collezionato. E magari tutt’ora viene ancora chiesto in molti casi, ma solo per inerzia.

Ma allora, se è così, mentre cerchiamo una soluzione tattica per rendere gestibile la situazione nel breve termine,non dovremmo anche lavorare per eliminare - a tendere - la necessità di comunicare il CAP?

Ad esempio, che senso ha che l’XML della Fattura Elettronica chieda il CAP ad ogni fattura? Non avrebbe più senso se questo dato e l’indirizzo fossero ricavati in automatico dal codice fiscale / partita iva cioè con una interazione backend con il registro delle imprese o con l’agenzia delle entrate in caso di persone giuridiche, o con ANPR in caso di persone fisiche?

Ho l’impressione che continuando a dare importanza al CAP si faccia l’errore di digitalizzare tramite copia dell’esistente.

Se ad esempio nel prossimo Piano Triennale si dicesse che il CAP è deprecato e si mettesse in cantiere un piano di rimozione da tutti i form, quali pensate che sarebbero le conseguenze?

Simone Piunno
Team per la Trasformazione Digitale.

Ciao Simone,

per quanto dirompente possa essere la tecnologia che ha reso inutile il C.A.P., la pubblica amministrazione si muove secondo il diritto amministrativo ed altre fonti che dal 1947 ad oggi hanno garantito la democrazia in Italia, come la Costituzione.

A mio avviso i pre - requisiti per deprecare il C.A.P. dai database della pubblica amministrazione sono i seguenti:

  1. La messa in produzione del “Sistema di avvisi e notifiche di cortesia” con validità legale, così come prevista dal piano triennale.

  2. Una norma del C.A.D. che impone alla pubbliche amministrazioni di affiancare alla classica indicazione tramite Via, Numero Civico, CAP, Città

  • della sede legale di un’azienda
  • dell’indirizzo di un cantiere edile
  • dell’indirizzo di un magazzino di un’azienda
  • della residenza di una persona
  • etc.

La possibilità di indicazione tramite latitudine, longitudine o altro formato libero che gli amici open datari sapranno suggerire meglio di me.

Vale a dire se fosse normato nel C.A.D. la possibilità per cittadini e imprese di dichiarare che una persona è residente in latitudine e longitudine, oppure che un cantiere edile si trova in latitudine e longitudine, non avremmo il problema del codice avviamento postale.

  1. La liberalizzazione delle notifiche postali e la fine del monopolio di Poste Italiana , così come credo sia prevista con Ddl concorrenza appena approvato.

  2. Delle API del Registro delle Imprese e dell’ANPR che consentano a imprese e privati di identificare univocamente nelle fatture elettroniche venditore ed acquirente esclusivamente tramite codice fiscale e partita iva, perché il resto delle anagrafiche viene appunto importata dal Registro delle Imprese e dall’ANPR.

  3. L’introduzione di un Documento di trasporto elettronico che preveda di giustificare lo spostamento delle merci dal punto A al punto B con una rappresentazione moderna (latitudine e longitudine? Insisto nel chiedere il parere degli open datari).
    Credo che il documento di trasporto elettronico ancora non sia mai stato normato ne mai previsto in nessun piano di digitalizzazione, neanche europeo.


Looking forward to live in a digital society,

Marco.

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Altre soluzioni:

  1. accelerare il rilascio della base dati dei numeri civici georeferiti su scala nazionale (all’interno del DAF?)
  2. normare una codifica alternativa e aperta al codice di avviamento postale (ad esempio basata sulle suddivisioni Istat)

Una via di mezzo fra 1 e 2 è adottare un sistema tipo Open Location Code (https://github.com/google/open-location-code) e regolamentarne l’uso formale.

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il problema che vedo nell’usa la proposta di Google (che comunque ho avuto modo di conoscere direttamente da suoi autori e che - effettivamente - risolve il problema di cui parli) è che bisogna cominciare a demolire il vetusto sistema della logistica che usa i CAP.
Sarebbe importante lavorare in tutte le direzioni: aprire i CAP, lavorare per demolirli, introdurre alternative.

Concordo con @marcofromsicily e sottolineato da @Simone_Piunno ci sono però altre questioni che vorrei sollevare sul tema dei CAP:

  • da quanto riportato da Raffale mi viene confermato che Poste Italiane trae guadagno dalla vendita di questi dati.
    Pertanto sicuramente abilitano un mercato che non deve essere indifferente visto l’introito che ne deriva va oltre il costo marginale (mia considerazione ma penso “plausibile”)
  • in tantissimi progetti inglesi e statunitensi si fa uso degli zipcode
    Questa distinzione geografica, che probabilmente distingue aree più piccole rispetto a quelle dei CAP italiani (e quindi, forse, comparabili con le nostre sezioni di censimento), viene usata in tantissime applicazioni di “geomarketing” che fanno pensare che all’estero questo dataset ha diversi scenari
    Es.
    https://mapit.mysociety.org/
    riporta “Input a postcode, and MapIt knows which constituency, parish, council area it’s in – and lots more.”
    L’unico scenario italiano che mi viene è quello legato alle valutazioni delle assicurazioni auto dove il CAP è un valore necessario per calcolare il premio assicurativo.
  • I CAP nascono per la logistica
    non sono del settore, mi risulta però che la logistica tende a raccogliere le spedizioni in alcuni nodi. Le informazioni sul CAP dovrebbero servire ad individuare i nodi con il fine di ottimizzare lo smistamento.
    Bene o male i CAP non stanno a guardare i confini amministrativi quindi - suppongo - la loro scelta è definita proprio allo scopo di ottimizzare lo smistamento sulla base di grafi stradali e dei vari nodi di raccolta.
  • CAP come dato infrastrutturale
    come è stato sottolineato ci sono tantissimi moduli (italiani e stranieri) e quindi raccolta di dati, dove vengono richiesti i CAP. Anacronistici? Vetusti? Inutili?
    Può essere, ma dimostriamolo, creiamo alternative e poi cerchiamo di eliminarli sempre se viene dimostrato che non servono a nulla.

Mi piacerebbe davvero avere, in questa discussione, qualcuno di Poste Italiane / Poste Impresa, qualcuno che si occupa di logistica, di assicurazioni ecc…
Insomma! Esperti di dominio.

Dal mio personale punto di vista, per quanto i CAP possano apparire “inutili”, rimane il fatto che è una barzelletta sapere che un dato considerato di pubblico dominio dalle persone non sia disponibile come open data.
Se poi vogliamo incalzare: esiste un ente (para) privato che decide un codice a cui assegnare il luogo dove vivo che addirittura può stare sopra a chi decide la toponomastica.
Non suona tutto assurdo?

my2cents

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Come ho scritto in precedenza il CAP è un dato in cui ci si imbatte troppo spesso, e avere a disposizione un elenco ufficiale, validato e con possibilità di riuso è per me scontato che oggi sia ancora importante.

Ecco un caso in cui i CAP mi hanno aiutato (e sui cui ho aperto un’altra discussione).

Questo @Simone_Piunno è un caso tra tanti, perché come vedi i CAP “sono in mezzo a noi” in dataset importanti come l’iPA.

Saluti

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Discussione interessantissima e mi ha fatto scoprire molte cose!

Da sviluppatore che fa ecommerce, gestionali e quant’altro vi pongo il mio punto di vista. Ad oggi come è stato già detto il cap ci serve sia per motivi legacy sia per le spedizioni e spesso quando c’è una fattura di solito c’è un CAP perché è riferito ad una spedizione.
Quindi già questo motivo dovrebbe giustificare il rilascio di un dataset pubblico da parte del governo perché io stato voglio che la gente paghi le tasse tramite fatture che contengono il dato.

Che la metodologia di richiesta sia vetusta è innegabile, in molti casi non serve ma in tutti i gestionali internazionali sempre nelle fatture è presente il CAP e non è una eccezione italiana. Certo quando si tratta di acquisti meramente digitali spesso non è richiesto.

Ci saranno eccezioni minime ma ad oggi il dato ci serve come un dataset. Intanto vediamo di averne uno disponibile da qualche parte ed affidabile ed aggiornato poi possiamo discutere degli altri problemi altrimenti questo thread va off topic per chi vuole solo sapere lo stato di questo dataset e quando verrà reso pubblico.

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Ciao @lilloraffa e Giorgia, rimango sul processo relativo ai dataset chiave quindi un attimo e riprendo due cose: parto dalla relazione tra panieri e basi di dati chiave.

Pertanto, non tutto quello indicato nel paniere è incluso nelle basi di dati chiave; inoltre le basi di dati chiave considerano anche altre richieste che ci sono pervenute; pertanto i due insiemi non corrispondono necessariamente.

Questo significa che sarebbe utile una mappatura tra panieri pubblici, richieste pervenute, elenco delle basi di dati chiave e Agenda, no?
Ad oggi possiamo dire che tutto quello che manca nell’elenco di basi di dati chiave rispetto a quello elencato dai panieri non è stato incluso perchè non rispondeva ai criteri di selezione.

Sarebbe utile qualcosa che tenga traccia delle richieste e delle risposte in maniera puntuale, in modo da evitare il ripetersi di n richieste identiche nel tempo.
Sbaglio?

i CAP sono di titolarità di un ente privato Poste Italiane e, se non sbaglio, vengono rilasciati dietro uno specifico corrispettivo. Questo quindi ha un impatto su un introito economico dell’ente privato stesso.
AgID ha avviato contatti con Poste Italiane in merito al rilascio del dataset secondo i principi dell’open data ma, al momento, tale disponibilità da parte del titolare del dato non c’è stata. In virtù del fattore prima indicato di fattibilità anche nel breve periodo, i CAP in sé non sono stati considerati nello specifico elenco delle basi di dati chiave che nel corso del 2017 seguiranno un percorso determinato di apertura e di monitoraggio.

Quindi se in questo momento Poste non è disponibile a ragionare su questo fronte esiste un percorso/processo di qualche tipo per inserire questo dataset tra quelli non prioritari, ovvero nell’Agenda? Mi direte: ci sono già, perché i CAP sono nel paniere dinamico.
Ok, ma questo cosa implica?

Ha senso richiedere la pubblicazione dei CAP?
Se lo facciamo per le prossime 5 Agende nazionali senza aver nessun “potere” di pressione su Poste, rimarrà una richiesta sempre disattesa?
Forse è inutile re-inserirlo come società civile all’interno dell’Agenda perché l’Agenda su questo tipo di richieste non è lo strumento adatto?
Potete anche dirlo: serve ragionare su un diverso livello di strumenti da adottare, magari questo è il caso.

Al netto dei dettagli tecnici che mi fanno sempre scoprire un mondo, i CAP sono ad oggi un’infrastruttura. La chiusa di @napo capita a fagiolo, la riprendo:

“Dal mio personale punto di vista, per quanto i CAP possano apparire “inutili”, rimane il fatto che è una barzelletta sapere che un dato considerato di pubblico dominio dalle persone non sia disponibile come open data. […] Non suona tutto assurdo?”

Grazie,
Matteo

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In questo articolo si parla della possibilità di eliminare il CAP dai dati delle fatture.

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2017-10-11/spesometro-restyling-invio-piu-semplice-le-mini-fatture-e-stop-dati-inutili--195729.shtml?uuid=AEPIO7kC

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