Fatturazione Elettronica - Nomenclatura file da trasmettere

con una banale ricerca su google trovi tutto a riguardo.
per quanto riguarda il nostro caso specifico vedi qua: https://www.fiscoetasse.com/domande-e-risposte/12052-come-deve-essere-emessa-una-fattura-elettronica-cointestata-.html
ciao

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Se ne é parlato in altro thread intestato a fattura elettronica cointestata"

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Buongiorno a tutti; ho un grave dubbio: sono un libero professionista con P. IVA e ho fatto le mie prime tre fatture elettroniche utilizzando l’applicazione stand-alone messa a disposizione dall’A.d.E.
Queste fatture sono state nominate automaticamente dall’applicazione IT+ C.F. + progressivo 5 caratteri.xml (quindi in totale 18 caratteri+ underscore e progressivo) e spedite con successo. Quando ho tentato di realizzare la quarta fattura non sono riuscito a spedirla e compariva l’avviso che il nome del file non era corretto. Non sapendo bene che fare ho provato a realizzare la fattura con la procedura sul sito dell’A.d.E.; la fattura è stata generata correttamente e automaticamente denominata IT+P.IVA+underscore+progressivo 5 caratteri (quindi in totale 13 caratteri + underscore e progressivo). A questo punto ho un po’ di confusione in testa e non mi è più chiaro qual è la strada corretta. Grazie a chi avrà la pazienza di togliermi dall’incertezza.

Il problema non si pone in quanto nel nome del file deve essere usata la partita IVA del soggetto trasmittente, cioè la partita IVA titolare del canale usato per la trasmissione. Questo significa che i file generati da WebDesk avranno nel nome la P.IVA dell’azienda che gestisce il canale accreditato di WebDesk, mentre quelli inviati a mano dal cliente (portale F&C o PEC) avranno la sua partita IVA. In questo modo ognuno controlla esclusivamente la propria numerazione e non c’è rischio di conflitti.

NB: è vero che alcuni canali trasmissivi nominano i file con la P.IVA del cliente, e per ora lo SDI li accetta ugualmente, ma è contrario alle specifiche, vedi punto 2.2.

Lasciamo perdere cosa fanno alcuni canali… e i controlli che non fa SDI…
Una delle ultime fatture ricevute porta questo nome:
IT0526289001419059_AVIMV.xml.p7m

E comunque l’identificativo univoco non è la Partita IVA ma il codice fiscale, stando alle specifiche…

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Non è più vero che deve essere usata la p.iva (che poi in realtà era il codice fiscale) del trasmittente. Quelle specifiche sono state sostituite (o meglio, modificate) dall’allegato A al provvedimento del 30 aprile 2018. L’ultima versione (appena aggiornata) si trova qui: https://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/Nsilib/Nsi/Schede/Comunicazioni/Fatture+e+corrispettivi/Fatture+e+corrispettivi+ST/ST+invio+di+fatturazione+elettronica/ST+Fatturazione+elettronica+-+Allegato+A/Allegato+A+-+Specifiche+tecniche+vers+1.4.pdf
Al punto 1.2.2. puoi vedere che dove prima c’era l’identificativo univoco del soggetto trasmittente adesso c’è semplicemente l’identificativo univoco, descritto così:

è rappresentato dall’identificativo fiscale (codice fiscale nel caso di soggetto residente in Italia, identificativo proprio del paese di appartenenza nel caso di soggetto residente all’estero) di un soggetto persona fisica o persona giuridica diversa da persona fisica; la lunghezza di questo identificativo è di:
11 caratteri (minimo) e 16 caratteri (massimo) nel caso di codice paese IT;
2 caratteri (minimo) e 28 caratteri (massimo) altrimenti;
l’identificativo usato per il nome del file non è soggetto a controlli di validità, esistenza o coerenza con i dati presenti in fattura.

Ovvero puoi metterci qualsiasi cosa, purché assomigli ad un codice fiscale.
Se guardi l’inizio del documento, vedrai che questa cosa è stata introdotta con la versione 1.1 del documento del 5/6/2018.

Questo cambio di specifiche è il motivo per cui anche gli intermediari più grossi hanno cominciato ad usare il codice fiscale del cedente nel nome del file invece del proprio (cosa che facevano una volta).

Il motivo principale credo sia per evitare di esaurire i progressivi univoci, ma la soluzione più semplice sarebbe stata quella di allungare il progressivo, piuttosto che consentire di inserire qualsiasi codice fiscale, perché ora c’è il concreto rischio di collisione di nomi di file, se generati da trasmittenti diversi (o dallo stesso cedente per conto proprio).

L’AdE farebbe bene anche a consolidare tutte le specifiche tecniche in un unico documento, perché al momento ce ne sono tre diversi: specifiche tecniche fattura PA, allegate al DM 55 del 3 aprile 2013, specifiche tecniche SDI, allegate sempre al DM 55 del 3 aprile 2013, e le specifiche tecniche per la fatturazione tra privati allegate al provvedimento del 30 aprile 2018, che sostituiscono in parte, ma non del tutto, gli altri due documenti.

bastava infatti aggiungere uno o due caratteri al progressivo per evitare ogni problema di esaurimento (4*10^12 per singolo codice trasmittente direi che è una bella cifra visto che anche facendo 60milioni di fatture al mese ci vogliono 5470 anni per esaurire il progressivo), vincolando tuttavia l’identificativo al cf del soggetto associato al canale…
Come si è detto più volte se uno vuole, allo stato attuale, può fare denial of services su identificativi altrui…

Si, giusta precisazione, grazie.

Vero, però rischi la collisione con altri che potrebbero avere usato lo stesso codice da te inventato. La specifica iniziale mi sembra quella più sensata, in quanto il proprio codice fiscale è univoco. Sul fatto del denial of services il problema esiste, perché potrei inviare nominando il file con il codice fiscale di un altro soggetto. Anche se l’identificativo usato per il nome del file non è soggetto a controlli di validità, esistenza o coerenza con i dati presenti in fattura, dovrebbe essere controllato che coincida con l’identificativo fiscale del titolare del canale accreditato utilizzato per l’invio e il problema del DDOS si risolverebbe.

Non avevo visto l’allegato A. Così hanno creato un problema che prima non c’era.

Infatti prima doveva esserci il codice fiscale del trasmittente e il problema non c’era.

Può darsi che abbiano fatto la modifica per ovviare ad un altro problema che si andava a creare, ovvero quello dell’esaurimento dei progressivi. Per i piccoli intermediari non è un problema, ma quelli grossi (tipo Aruba o InfoCert) si sarebbero ritrovati ad esaurire i progressivi in un anno o due.

Però può darsi che il motivo sia un altro, perché la soluzione di allungare il progressivo sarebbe stata molto più semplice ed efficace, con l’unico inconveniente di qualche problema di retrocompatibilità perché si aumenta la lunghezza massima del nome del file (ma essendo che la lunghezza era tarata su codici fiscali da 30 caratteri, non credo che nella pratica avrebbe creato problemi a nessuno).

Mettere nelle specifiche max 7 caratteri per il progressivo a mio giudizio non avrebbe cambiato le cose proprio a nessuno, del resto se volessero potrebbero sempre farlo.

L’id trasmittente presente nel file, se mi avvalgo di un intermediario, è il CF/PIVA dell’intermediario?

Piva del trasmittente che può esser diverso da chi emette fattura.

in realtà quella dicitura dice che il nome del file DEVE essere

  • la partita iva del cedente/trasmittente (11 caratteri)
  • il codice fiscale del cedente/trasmittente (16 caratteri)

poi dicono che non eseguono controlli per verificare che la partita iva o C.F sia valido (validità) o che sia presente all’interno del documento XML(esistenza/coerenza).

Infatti per passare non è che deve “assomigliare” ad un codice fiscale ma deve semplicemente lungo 11 o 16 caratteri

da qui i programmatori hanno detto: “ahhh non ci sono controlli? e allora anziché mettere quello che dicono, ci metto quello che voglio.”
e ci siamo ritrovati con nomi file di ogni genere.

se vuoi puoi inviare anche
ITVLADANBATO201901_1.XML
o
ITFATTUREDIVBATO_1.xml

e viene accettato.
l’ultimo test che avevo fatto 2 mesi era era
ITciaociaociao_1.xml

Veramente il cedente o trasmittente non sono menzionati da nessuna parte del testo. Dice semplicemente un soggetto. Potrebbe essere anche mia nonna :grin:

Scherzi a parte, anche evitando forzature come quelle da te illustrate (che so che molti usano), non è necessario usare il codice fiscale del trasmittente. Si può tranquillamente mettere quello del cedente, tenendo però presente che la cosa potrebbe causare nomi duplicati in futuro (se le fatture vengono emesse da qualcuno che ignora i progressivi usati in precedenza).

Prima era richiesto di usare quello del trasmittente. Con le specifiche più recenti, consentendo di usare qualsiasi cosa, hanno aperto alla possibilità di DDoS sui nomi dei file. Infatti inviando molte fatture, anche da scartare, con l’identificativo univoco usato da altri, si possono esaurire i progressivi e bloccare il loro canale.

Ma quindi come gestite la nomenclatura del file? Io ho qualche cliente che emette ~50.000 fatture/anno e secondo le specifiche tecniche https://www.fatturapa.gov.it/export/fatturazione/sdi/Specifiche_tecniche_SdI_v1.6.pdf (pag. 9) ho a disposizione solo 5 caratteri

IT99999999999_00002.xml
Codice paese + Identificativo Fiscale _ XXXXX.xml

È vero, come suggerisce @simevo, che ci sono (26+10)^5-1 combinazioni possibili… però doversi “incasinare” per un progressivo limitato a 5 caratteri mi sembra incredibile. La soluzione migliore sarebbe quella di usare un progressivo numerico, anche perché 99999 per la stragrande maggioranza delle aziende è sufficiente. Il problema nasce solo perché questo numeratore non viene azzerato annualmente.

In ogni caso, voi come gestite la problematica?
Grazie

Le combinazioni possibili sono molte di più: hai 62^5+62^4+62^3+62^2+61= 931151401. Emettendone 50000 all’anno il tuo cliente esaurirebbe i progressivi in 18623 anni.
Anche volendosi limitare alle sole lettere quindi 26^5-1=11881375 il tuo cliente esaurirebbe i progressivi in 237 anni.

Si hanno poi a disposizione ulteriori 5 numeri per “giocare” con il nome del file nel caso abbia la forma di una partita iva perchè SDI accetta IT+16numeri. Quindi, in linea di principio, potresti azzerare il progressivo ogni anno costruendo il nomefile come IT+PIVA+2019_progr.xml

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