Il difficile decollo della PEC

Per capire quanto sia sofferto il decollo della PEC vi consiglio di leggere questo documento del Comune di Roma:

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L’avevo letta anch’io oggi. Quella dei liberi professionisti è una situazione particolare e se il Garante è intervenuto è perchè qualcuno di loro si è lamentato per quell’uso della PEC; efficiente funzionalità e privacy è sempre una questione delicata, secondo me.

benedetta privacy, e chi l’ha creata !!!

Basta vedere come (la Privacy) è riuscito a bloccare AdE per l’adozione delle fatture elettroniche nell’ambito sanitario

Per soddisfare le aspirazioni del Garante per la Privacy, lo Stato dovrebbe dare a tutti la firma digitale (si potrebbe fare pure con la CIE o la CNS/TS) e mandare le PEC con le multe criptate con la chiave di cifratura del cittadino.
Quello che del resto AdE fa con Entratel da oltre 25 anni!

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Con la scusa della privacy (spesso declinata a sproposito) legislatore, potere esecutivo e autorità regolatorie ciclicamente bloccano molte innovazioni tecnologiche che avrebbero molte ricadute positive per la collettività generale… basta vedere l’accesso in interoperabilità alle banche dati pubbliche per esigenze funzionali di esercizio dei compiti istituzionali degli Enti. L’inibitoria dell’uso di una PEC intestata a persona fisica libero professionista o imprenditore individuale la trovo senza senso: prima di tutto non è sempre agevole per gli Enti rendersi conto se l’atto da notificare inerisce all’attività professionale/imprenditoriale o alla sfera personale, poi se l’intestatario vuole riservatezza basta che gestisca la casella PEC personalmente (con tutte le difficoltà del caso, ma anche tenendo presente che collaboratori e dipendenti dell’imprenditore o professionista sono tenuti alla riservatezza anche per contratto o deontologia professionale).

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Ehm! Io l’ho sempre pensato ma ho avuto il timore di dirlo apertamente! :roll_eyes:

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Il testo della nota del Comune di Roma va tradotto così: Tapioca come fosse antani! Dalla pubblicazione del domicilio digitale , 07/07/02023 le PA hanno l’obbligo di notificare le comunicazioni aventi carattere legale al domicilio fiscale eletto dal cittadino. Ciò significa che le notifiche tradizionali verso i cittadini che hanno pubblicato il loro domicilio digitale sono nulle in radice. In più le pec dei liberi professionisti sono state riversate nell’INAD ma ciascun professionista ha la possibilità di indicare come domicilio digitale personale una pec diversa di quella utilizzata nella professione. La storiella della privacy altro non è che supercazzola prematurata con scappellamento a destra. Se i collaboratori degli studi professionali possono attraverso la Pec venire a conoscere dati personali del professionista. Eppure possono, potevano e potranno, venire a conoscenza dei dati personali di tutti i clienti del professionista con cui collaborano. Immagino che siano tenuti al rispetto del segreto professionale verso i clienti e, a fortiori, lo sono nei confronti del professionista. E tanto deve bastare. Il parere del Garante con ogni probailità è stato richiesto da qualche ordine professionale per annullare qualche multa di uno più iscritti.

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Che strano che la privacy non si applichi alle telefonate commerciali non richieste. A questo punto non mi stupirei se i fornitori di telefonia, energia ecc. si appellassero alla privacy per evitare di consultare il registro delle opposizioni.

Alcuni anni fa, ASL, ritiro alcuni esami. Avevano sempre avuto un POS per i pagamenti, l’hanno disabilitato. Cioe’, potevano pagare con POS solo anziani, gente senza computer ecc. Gia’ con Bancomat e carta di credito in mano ho chiesto loro se fosse uno scherzo. No, non lo era e mi hanno rimandato al tabaccaio piu’ vicino. In barba a tutta la privacy possibile se spetta al tabaccaio conoscere quali esami ho fatto.

“Italia” e “buon senso” hanno raramente punti in comune. La privacy e’ diventata uno strumento fenomenale di amplificazione della cialtroneria e del non voler far niente. Attendiamo la prossima presa di posizione del Comune di Roma in merito a, che so, l’intelligenza artificiale :grinning:

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Scusa ma a quale ASL ?
Perché io negli ultimi anni ho sempre pagato o con il POS o con le macchinette.
E nell’ultimo anno anche direttamente dalle farmacie comunali, in una volta sola fai la prenotazione dell’esame (CUP) e paghi.

Nella mia Regione hanno deciso di cambiare sistema. Qui si paga al ricevimento dell’esame, non prima, e non avevo sentito che si potessero fare pagamenti in farmacia. Ma c’e’ sempre l’opzione PagoPA, funziona, costa un Euro extra. Ormai uso quella per avere la tracciabilita’ della transazione gia’ presso la banca, per addebito sul CC.
La prima volta che usai PagoPA, alcuni anni fa, non avevano ancora mappato i nomi dei campi sulla richiesta di pagamento e quelli della schermata sul display, cosi’ che per “codice di pagamento” si intendeva “numero della transazione” o qualcosa di simile. Ricordo diversi tentativi e di avere impiegato mezz’ora per quel primo pagamento. Poi, per fortuna, hanno allineato i nomi dei campi.

Per le viste paghi prima e nelle farmacia comunali almeno da me uoi fare la prenotazione e pagare.
Per le analisi a seconda dei casi puoi pagare sia prima che al ritiro dell’esame o a seconda dell’esame solo al momento del ritiro.
Ma dove ritiri c’è sia il POS che le macchinette per pagare.

Evidentemente ci troviamo in Regioni differenti. Cosa abbiamo introdotto a fare la riforma del Titolo V della Costituzione, se non per giungere a situazioni di questo tipo? Gli inconvenienti che risultano a distanza, dopo che di una riforma si sono sottolineati solo i pregi.
Per quel po’ che ho sentito in giro mi sono fatto l’impressione che la Regione dove l’informatica sanitaria funzioni meglio sia l’Emilia-Romagna, seguita dalla Provincia di Trento. Non abito in nessuna delle due.
Ci stiamo pero’ allontanando, anche per colpa mia, dall’argomento iniziale di questo thread. Peraltro anche “informatica sanitaria” meriterebbe una sua discussione approfondita.

La sincerità del Comune di Roma è ecomiabile pero’.

Dicono che si stanno adeguando al recupero della PEC da INAD, ma hanno sistemi complessi.
Non c’entra nulla la “privacy”.
Interrogare INAD via API, in sé, è una banalità.
Incastrare l’interrogazione nella procedura di produzione dei verbali di violazione al Codice della strada puo’ essere meno banale. Dipende molto anche dalla versatilità dal software che produce i verbali.
Certo, la legge non ammette scuse e va applicata.
Ma mi ripeto: INAD si attendeva da almeno dieci anni e poi l’hanno fatto partire dall’oggi al domani (per di piu’ in un momento in cui i comuni, sul versante digitale, pare debbano fare solo ciò che è funzionale agli avvisi PNRR).

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