Non insegnare Linux a scuola

L’annuncio riguarda un insegnante tecnico pratico per i laboratori di scienze e tecnologie informatiche. Potrei partecipare? Mah, forse sì; sono laureato in matematica e ho passato una vita lavorando come programmatore. Forse potrei rispolverare quell’attrazione per l’insegnamento che ho sempre avuto. Ma no, non posso partecipare alla selezione, perché non dispongo della necessaria strumentazione. Il bando richiede la disponibilità di un computer che “abbia installato uno dei seguenti sistemi operativi: Windows 7 o versioni successive, MacOS X 10.13 o versioni successive”. Linux o BSD non sono tollerati. Io ho tre computer, due fissi (uno usato come server) e un portatile. Tutti e tre con Linux.

Il seguito delle richieste tecniche richiede l’utilizzo esclusivo di Chrome e la disattivazione di sistemi antivirus. Comprendo che la prova d’esame, possibile in remoto, dev’essere stata progettata infischiandosene di tutti gli standard. Mi ricorda i siti web progettati per funzionare solo per Internet Explorer 5, all’epoca delle browser wars.

Certo, non è detto che un insegnante non possa farsi prestare un portatile giusto per la selezione e poi insegnare Linux. Tuttavia, la limitazione produce sicuramente una deviazione dalla media, già scarsa, di utenti di sistemi alternativi.

Molta gente è convinta che addestrare gli studenti all’utilizzo di un sistema proprietario produca un’esclusiva che genera una sorta di monopolio. Esporre gli studenti a diversi sistemi è molto educativo. Selezionare gli insegnanti preferendo gli utenti di sistemi proprietari non aiuta.

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Pessimo bando… :face_with_diagonal_mouth: … chissà che il Difensore civico digitale non possa magari essere coinvolto…

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@ale2021 Interessante, Linus Torvalds e Richard Stallman in questo modo sarebbero esclusi dall’insegnamento…
Una delle scelte strategiche di Russia e Cina quando hanno capito che ci sarebbe stato un allontanamento da valori e obiettivi USA ed europei e’ stata l’indipendenza digitale. I loro sistemi operativi nazionali sono Astra Linux (Russia), Linux Kylin e Linux Deepin (Cina). Scaricabili e installabili su un qualsiasi PC, l’ho provato e funziona. Russia e CIna in questo modo evitano di pagare licenze multimiliardarie agli USA e si fanno la sicurezza digitale in casa. Ad esempio, Astra Linux contiene moduli crittografici e di firma.
Al contrario, a Bruxelles sono attivi molti piu’ giuristi che ingegneri informatici con il risultato che magari abbiamo ottime leggi su privacy, protezione dati ecc. Leggi che pero’ in pratica non funzionano perche’ dall’altro lato dell’oceano hanno deciso in altro modo e le sanzioni UE non li spaventano piu’ di tanto. Di recente Emma Bonino ha commentato che l’Europa e’ “un gigante economico, un nano politico e un verme militare”. Aggiungiamo “un’ameba strategica” e il quadro e’ completo. Se l’Europa esistesse e l’Italia avesse una strategia di sviluppo nazionale, tra le tante cose Linux sarebbe una materia molto richiesta di insegnamento :slight_smile: Mentre Microsoft avrebbe problemi a vendere le sue licenze, sostanzialmente perche’ inutili :grinning: Tutti parlano di digitalizzazione e i GAFAM si strofinano le mani perche’ il vero affare tocchera’ a loro, farsi soluzioni in proprio da noi non e’ contemplato.

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Dopo avere letto il bando sono molto contento di avere trascorso tutta la mia carriera professionale all’estero. Lista infinita di requisiti di dettaglio, zero pragmatismo nell’accettare soluzioni diverse e non solo riguardo HW e SW, paletti a tutto andare. Serve la PEC, ma per inviare un link serve anche la posta normale. Accettano eIDAS europeo ma richiedono conoscenza dettagliata della normativa amministrativa italiana, cosa che difficilmente un europeo avrebbe… Inoltre le PEC di altri paesi non sono sincronizzate con quella italiana, mentre aprirne dall’estero una in Italia e’ impresa disperata o mission impossible, come gia’ commentato in altri thread. In ogni caso il candidato ideale che soddisfa tutti i requisiti del bando guadagna, specie a Milano, piu’ di 22k/anno lordi e non si pone il problema di partecipare.

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Non riesco a capire se è più ignoranza informatica o finanziamenti delle multinazionali. In ogni caso escludere Linux dai corsi oggi come oggi è da pazzi!

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Ciao Alessandro,

non parliamo poi dei software proprietari in ambito office automation.

Detto ciò, io insegno informatica e l’utilizzo di distribuzioni GNU/Linux fa parte del programma.
Anzi, a tal proposito ho realizzato una macchina virtuale per i miei ragazzi che contiene tutto il software che serve per gli obiettivi didattici (e non solo). Si trova all’URL Verrian 2022 - IISS Pietro Verri di Milano

A presto,

SS

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Questo è un problema comune a molte procedure di certificazione online, in cui vengono usate applicazioni specifiche (e anche un po’ invasive) per monitorare il PC durante la prova e garantire che non si stia barando. Sono ben poche le soluzioni terze che supportano anche Linux.
Si può discutere su quanto siano efficaci e opportune tale misure di monitoraggio, e sulla scelta della suddetta soluzione terza da parte della PA, ma in ultima istanza è - come spesso capita - un problema di supporto tecnico da parte di soggetti commerciali alla piattaforma Linux.
Nel caso in oggetto, dubito ci sia alcuna malafede a monte.

Secondo me, la retorica dell’addestramento al monopolio convince poco: la contro-argomentazione più comune è quella del “Eh, ma tanto quando poi i ragazzi arrivano nel mondo del lavoro, trovano quello”.
Credo che sarebbe ora di introdurre qualche tema diverso nella nostra narrazione di “promotori della consapevolezza digitale”. Tipo quello della rapida (ed inconfutabile) evoluzione della tecnologia, per cui quel che esiste oggi non esisterà o esisterà in modo molto diverso domani (e dunque: a che è servito insegnare ieri MS Office a scuola, se oggi in ufficio devono usare Office365, domani Google Workspace, e dopodomani ChatGPT per farsi formattare un documento?), e della necessità di introdurre i giovani alla flessibilità più che all’apprendimento nozionistico (e rapidamente obsoleto).

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Malafede credo anch’io di di no, ma povertà di spirito assai.

Hm… significa che nel frattempo non sono passati a Google Workspace e ChatGPT?

Oltre alla flessibilità, su cui concordo, un insegnamento importante del software libero riguarda il cosa fare quando qualcosa non funziona come dovrebbe o come si vorrebbe. Anche questo è naturalmente destinato a cambiare nel tempo, ma il sapore della collaborazione rimane lo stesso.

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Proprio la funzione del liceo classico e dell’apprendimento delle discipline scientifiche di base. Le applicazioni, importantissime, verranno in seguito.

Ho letto sommariamente, ma non credo sia un veto su linux a scuola ma solo la dabbenaggine di chi progetta (e di chi compra) queste soluzioni per fare selezioni online, con proctoring e ammennicoli vari.
Del resto gli enti che selezionano si fidano perché non hanno le competenze e alcuni fornitori hanno avalli (piu’ o meno espliciti) importanti.

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Complimenti per il tuo VERRIAN 2023

ma prevedi anche un upgrade al 2024 ?

Saluti
paolo

ottimo lavoro!
visto che ti trovi in un IIS che comprende un Indirizzo economico potresti inserirci anche un software gestionale, sempre GPL tipo questo:

https://gazie.sourceforge.io/

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Ciao Paolo, il progetto Verrian è vivo e vegeto. Trovi l’ultima versione al seguente URL: https://www.verri.edu.it/verrian/

Successivamente il progetto si è evoluto in Smartian all’URL: https://www.smart-school.it/macchine-virtuali/

Molto interessante il progetto… G(R)AZIE! Cercherò di integrarlo nella prossima revisione magari coinvolgendo qualche collega di Economia.

A presto,

SS

OK, se hai bisogno di qualche suggerimento/confronto, contattami al

delromano@galiani-desterlich.org

Saluti
paolo

Perfetto.

Grazie e buona Pasqua!

SS