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Piattaforma digitale per notifiche delle PA

Anche io ho letto con molto interesse questa piattaforma digitale per notifiche delle pubbliche amministrazione, che io sappia però non è stato stralciato, dove hai letto questo?

In un documento della Camera del 17.12 che spiega in un modo molto comprensibile la legge di bilancio.

Sarebbe da capire cosa si intende per piattaforma per le notifiche: a uso dellle amministrazioni notificanti o a uso del destinatario della notifica?
Nel primo caso sembra che continuerebbe a essere necessario il domicilio digitale (una PEC, in sostanza), nel secondo caso mi sembra da un lato ontologicamente rischioso che lo Stato (notificante) amministri in proprio un sistema di notifica che il notificato non ha modo di controllare, dall’altro, mi pare rischioso richiedere al destinatario della notifica un contributo proattivo al processo di notifica (cioe’ collegarsi alla piattaforma).

Un ipotetico vantaggio di una piattaforma per il cittadino è che potrebbe fungere da deposito per i documenti ricevuti (si spera nativamente informatici) che, fuori da un sistema di gestione documentale, avrebbero vita breve,

In pratica: non andava tanto bene la vecchia CEC-PAC? Basata sulla PEC e su un sistema di scambio di ricevute collaudato e verificabile dal destinatario, a costo tecnologico prossimo allo zero per il cittadino, multipiattaforma e con un portale di accesso dotato di un archivio personale di documenti scambiato con l’amministrazione.

Potrebbero essere Pec o IO?

mah… se IO e’ una app che gira su android o ios mi sembra che sia poco tecnologicamente neutra per essere un domicilio digitale equo.

Mi interessa, puoi motivare meglio il “essere un domicilio digitale equo”?

Premesso che sarebbero da vedere i dettagli, faccio ipotesi generali.

Ipotizziamo che si decida, anche per legge, che un cittadino per ricevere le notifiche debba:

  • dotarsi di un dispositivo mobile;
  • installare una app dedicata;
  • premurarsi di controllarla.

Ci vedo poca equità perche’:

  • serve una dotazione tecnologica specifica e personale, mentre una casella PEC, al limite, puoi controllarla anche da un PC non tuo;
  • la notifica si basa, per principi di legge indipendenti dalla tecnologia utilizzata, sul concetto di certezza del recapito, del momento e dell’identità di chi la riceve: un conto e’ affidarsi alla PEC che è l’unione di un sistema noto a livello internazionale come l’e-mail (nella variante S/MIME) e la firma “digitale” (del gestore PEC) che consente di verificare la bontà della notifica anche esternamente al sistema (il server di posta in questo caso), un conto e’ una piattaforma dedicata inventata dallo Stato che, a meno di qualche ritrovato che non conosciamo, si baserà su un sistema ad hoc del quale lo Stato è inventore, gestore e controllore (nessun complottismo, solo una considerazione).
  • ci vedo troppa proattività da parte del destinatario della notifica, tradizionalmente e’ la notifica che cerca te non il contrario. Anche una casella PEC richiede di essere controllata, ma c’è più liberta nei modi per controllarla e non è uno strumento di comunicazione che si aggiunge ad altri.

Una app va benissimo per svolgere funzioni in cui il cittadino è parte attiva, se vuoi iscriverti all’asilo, controllare i contributi previdenziali, prendere il bonus da 500 euro, ma ricevere una notifica e’ un atto del tutto passivo, anzi, spesso la notifica è legata a situazioni che vanno contro l’interesse personale del destinatario, figuriamoci se uno è invogliato a darsi da fare per ricevere notizie spiacevoli.
Non che il domicilio digitale PEC risolva, non sarà mai come un messo notificatore che ti cerca per mare e per monti, ma mi sembra piu’ democratico.
Anche in ottica paneuropea mi sembra che la piattaforma ad hoc crei complicazioni, riuscire ad avere un servizio di recapito elettronico certificato qualificato unico europeo sarebbe un ottimo risultato forse più alla portata.

Ma ripeto, si tratta di suggestioni basate su ipotesi, ma a mio avivso sono questioni che andrebbero valutati a livello progettuale.

AGGIUNGO: ovvio che se tutto resta su base volontaria il problema non si pone, ma credo che l’obbiettivo sia notificare telematicamente a prescindere dalla disponibilità volontaria del destinatario. Per questo, un modello CEC-PAC con casella assegnata d’ufficio mi sembra più realizzabile e compatibile con l’ordinamento attuale. Riaggiungo: se poi si mette a disposizione una app per controllare la casella assegnata e liberare dai crucci di ricordarsi URL, user, password ecc. tanto meglio.

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Mah. Io sarà 20 anni che mi chiedo perchè l’Italia, forse il primo paese ad adottare una normativa sull’utilizzo della firma digitale (1997!!!), non sfrutti tale innovazione (insieme alla PEC ovviamente) per razionailzzare la comunicazione con gli utenti/contribuenti. Basterebbe renderla obbligatoria per tutti gratuitamente (a spese dello Stato) e la PA ci “guadagnerebbe” cmq moltissimo. Ma l’Italia è il paese complicazione affari semplici…

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Riprendo questo argomento per sapere se ci sono delle novità sul fronte piattaforma digitale delle notifiche delle Pubbliche Amministrazioni: sembrava che fosse questione di pochi mesi… Penso a quanto si risparmierebbe nelle notifiche di atti, avendo la certezza della conoscenza legale da parte del destinatario (pur comprendendo le problematiche dei destinatari digital-emarginati). Niente di nuovo?

Temo ormai non sia più nemmeno in previsione, ma le mie speranze sono rivolte su IO come domicilio digitale.

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Riesumo la discussione per segnalare che pare che l’argomento sia tornato alla luce e inserito nell’emanando decreto semplificazioni (quello che dovrebbe far ripartire l’Italia dopo il covid). Il che mi fa scuotere la testa incredula.

Visto anche io! Speriamo bene!
Si aggiunge a IO e PEC!

Da come l’ho intesa, non sarà alternativa ad IO ma l’ennesimo servizio che dovrebbe essere incluso in IO. Da quello il mio scetticismo. Già è dura far funzionare cose su cui si lavora da anni, tu pensa se riescono a fare un sistema di notifiche di sana pianta.
Poi SU APP!!! A me sta cosa manda nei matti… ma ci pensano ai professionisti? Agli enti? Io voglio le notifiche SU PC NON SU APP per la miseria! Poi se vogliono fare ANCHE una app ben venga ma adesso sembra che il pc sia un oggetto vecchio e brutto che non serve a niente e che non debba mai essere considerato per nessuna novità.
Follia…

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Io sarà disponbile anche via web quindi su pc prossimamente.

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Speriamo!!! Per me è importantissimo.

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Non capisco che problema abbiano a creare una piattaforma web destinata allo scopo (con due elementi indefettibili: inserzione atti da parte di PP.AA. e accesso riservato da parte dell’interessato) … come poi uno accede non è un problema, vuole usare IO? Vuole usare un browser da mobile, tablet, PC? Bene, l’ampliamento delle possibilità di scelta non è negativo, anzi… ma non costringano ad una veicolazione monopolistica, all’uso di uno strumento di nicchia, per favore…

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Le cose sono sempre più complesse di quello che sembrano nella pa, perchè i problemi non sono tecnologici, ma buro-umani.

O che problema abbiano a usare la PEC.
Che poi la PEC, costola della mail sicura (S-MIME ecc.), si basa su standard internazionali sicuri, rodati, affidabili, ben ragionati, condivisi, mantenuti.
A entrare nelle logiche di funzionamento di questi standard che uno bollerebbe come “cose da nerd” si fanno scoperte sorprendenti. Intanto la preoccupazione per la sicurezza e l’integrità del dato, per la certezza della provenienza, addirittura per la formazione e gestione di relazioni fra messaggi scambiati (che vanno ben oltre il RE: o il FWD:).
Con la PEC (o altri strumenti analoghi. vediamo cosa uscirà fuori con il SERCQ europeo), l’intervento di un soggetto terzo autorevole che fa da garante (mettendoci i vari certificati crittografici qualificati da un’autorità), il cerchio si chiude, senza grandi barriere di dotazione tecnologica o di frontiere nazionali.

Vedo due possibili problemi con la PEC: 1) se non si decidono a renderla gratuita e permanente finché morte (o cancellazione dal registro imprese) non sopraggiunga le notifiche rischiano di non essere affidabili; 2) la scelta di un mezzo conosciuto e usato solo in Italia rende disomogenea la regolamentazione verso soggetti UE che potrebbero usare il Servizio di recapito qualificato (qualunque cosa venga decisa in proposito).

Beh si’, casella e indirizzo di posta (anche gestiti su infrastrutture di privati individuati con gare d’appalto) sarebbero a carico dello Stato che li assegna ai cittadini. Che poi sia una PEC italica o un SERCQ paneuropeo quando ci sarà cambia poco, alla fine anche per il povero ente che vuole invaire un messaggio o una notifica sempre di qualcosa di simile a mandare una mail si tratta…

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