menu di navigazione del network

Piattaforma digitale per notifiche delle PA

Ciao.

In gazzetta ufficiale ho letto in articolo 1:

Articolo 1, commi 402 e 403
(Piattaforma digitale per le notifiche delle
pubbliche amministrazioni)
La disposizione affida alla Presidenza del Consiglio lo sviluppo di una
piattaforma digitale per le notifiche delle pubbliche amministrazioni a
cittadini e imprese. Per la realizzazione della piattaforma è autorizzata la
spesa di 2 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020.
La disposizione - introdotta dal Senato - affida alla Presidenza del
Consiglio lo sviluppo di una piattaforma digitale per le notifiche delle
pubbliche amministrazioni a cittadini e imprese.
La Presidenza del Consiglio procede tramite la società per azioni
interamente partecipata dallo Stato la cui costituzione è stata disposta
dall’articolo 8, comma 2 del decreto-legge n. 135 del 2018 (ossia: PagoPA).
Tale società è il gestore della piattaforma.
PagoPA affida lo sviluppo della piattaforma (anche attraverso il riuso di
infrastrutture tecnologiche esistenti) alla SOGEI (la società di cui
all’articolo 83, comma 15, del decreto-legge n. 112 del 2008).
Quella così delineata è piattaforma digitale di utilizzo delle
amministrazioni pubbliche (di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo n. 165 del 2001) per effettuare le notifiche con valore legale di
atti, provvedimenti, avvisi e comunicazioni (pare di intendere, alle persone
fisiche, le persone giuridiche, gli enti, le associazioni e ogni altro soggetto
pubblico o privato, residenti o aventi sede legale nel territorio italiano
ovvero all’estero se titolari di codice fiscale attribuito ai sensi del D.P.R. n.
605 del 1973).
Per la realizzazione della piattaforma è autorizzata la spesa di 2 milioni
di euro a decorrere dall’anno 2020.
Una più articolata disciplina del regime delle notifiche realizzate tramite
la piattaforma era presente della proposta emendativa approvata in sede
referente presso il Senato in prima lettura, che è stata tuttavia dichiarata per
questa (ordinamentale) parte inammissibile dalla Presidenza del Senato.

Ma poi ho letto online che è stato stralciato.
E’ vero che stato stralciato? Perchè c’è in Gazzetta Ufficiale allora?

Andrea

1 Like

Anche io ho letto con molto interesse questa piattaforma digitale per notifiche delle pubbliche amministrazione, che io sappia però non è stato stralciato, dove hai letto questo?

In un documento della Camera del 17.12 che spiega in un modo molto comprensibile la legge di bilancio.

Sarebbe da capire cosa si intende per piattaforma per le notifiche: a uso dellle amministrazioni notificanti o a uso del destinatario della notifica?
Nel primo caso sembra che continuerebbe a essere necessario il domicilio digitale (una PEC, in sostanza), nel secondo caso mi sembra da un lato ontologicamente rischioso che lo Stato (notificante) amministri in proprio un sistema di notifica che il notificato non ha modo di controllare, dall’altro, mi pare rischioso richiedere al destinatario della notifica un contributo proattivo al processo di notifica (cioe’ collegarsi alla piattaforma).

Un ipotetico vantaggio di una piattaforma per il cittadino è che potrebbe fungere da deposito per i documenti ricevuti (si spera nativamente informatici) che, fuori da un sistema di gestione documentale, avrebbero vita breve,

In pratica: non andava tanto bene la vecchia CEC-PAC? Basata sulla PEC e su un sistema di scambio di ricevute collaudato e verificabile dal destinatario, a costo tecnologico prossimo allo zero per il cittadino, multipiattaforma e con un portale di accesso dotato di un archivio personale di documenti scambiato con l’amministrazione.

Potrebbero essere Pec o IO?

mah… se IO e’ una app che gira su android o ios mi sembra che sia poco tecnologicamente neutra per essere un domicilio digitale equo.

Mi interessa, puoi motivare meglio il “essere un domicilio digitale equo”?

Premesso che sarebbero da vedere i dettagli, faccio ipotesi generali.

Ipotizziamo che si decida, anche per legge, che un cittadino per ricevere le notifiche debba:

  • dotarsi di un dispositivo mobile;
  • installare una app dedicata;
  • premurarsi di controllarla.

Ci vedo poca equità perche’:

  • serve una dotazione tecnologica specifica e personale, mentre una casella PEC, al limite, puoi controllarla anche da un PC non tuo;
  • la notifica si basa, per principi di legge indipendenti dalla tecnologia utilizzata, sul concetto di certezza del recapito, del momento e dell’identità di chi la riceve: un conto e’ affidarsi alla PEC che è l’unione di un sistema noto a livello internazionale come l’e-mail (nella variante S/MIME) e la firma “digitale” (del gestore PEC) che consente di verificare la bontà della notifica anche esternamente al sistema (il server di posta in questo caso), un conto e’ una piattaforma dedicata inventata dallo Stato che, a meno di qualche ritrovato che non conosciamo, si baserà su un sistema ad hoc del quale lo Stato è inventore, gestore e controllore (nessun complottismo, solo una considerazione).
  • ci vedo troppa proattività da parte del destinatario della notifica, tradizionalmente e’ la notifica che cerca te non il contrario. Anche una casella PEC richiede di essere controllata, ma c’è più liberta nei modi per controllarla e non è uno strumento di comunicazione che si aggiunge ad altri.

Una app va benissimo per svolgere funzioni in cui il cittadino è parte attiva, se vuoi iscriverti all’asilo, controllare i contributi previdenziali, prendere il bonus da 500 euro, ma ricevere una notifica e’ un atto del tutto passivo, anzi, spesso la notifica è legata a situazioni che vanno contro l’interesse personale del destinatario, figuriamoci se uno è invogliato a darsi da fare per ricevere notizie spiacevoli.
Non che il domicilio digitale PEC risolva, non sarà mai come un messo notificatore che ti cerca per mare e per monti, ma mi sembra piu’ democratico.
Anche in ottica paneuropea mi sembra che la piattaforma ad hoc crei complicazioni, riuscire ad avere un servizio di recapito elettronico certificato qualificato unico europeo sarebbe un ottimo risultato forse più alla portata.

Ma ripeto, si tratta di suggestioni basate su ipotesi, ma a mio avivso sono questioni che andrebbero valutati a livello progettuale.

AGGIUNGO: ovvio che se tutto resta su base volontaria il problema non si pone, ma credo che l’obbiettivo sia notificare telematicamente a prescindere dalla disponibilità volontaria del destinatario. Per questo, un modello CEC-PAC con casella assegnata d’ufficio mi sembra più realizzabile e compatibile con l’ordinamento attuale. Riaggiungo: se poi si mette a disposizione una app per controllare la casella assegnata e liberare dai crucci di ricordarsi URL, user, password ecc. tanto meglio.

2 Likes

Mah. Io sarà 20 anni che mi chiedo perchè l’Italia, forse il primo paese ad adottare una normativa sull’utilizzo della firma digitale (1997!!!), non sfrutti tale innovazione (insieme alla PEC ovviamente) per razionailzzare la comunicazione con gli utenti/contribuenti. Basterebbe renderla obbligatoria per tutti gratuitamente (a spese dello Stato) e la PA ci “guadagnerebbe” cmq moltissimo. Ma l’Italia è il paese complicazione affari semplici…