menu di navigazione del network

PNRR e Piano Triennale

Ciao.

Qualcuno ha capito cosa dovranno fare i comuni per mettere a terra i soldi che arriveranno dal PNRR → Regioni (?).

Come si fa a livello comunale ad essere pronti a questo cambiamento e/o a mettere a terra questi soldi per generare valore? Quali sono i modelli da seguire o facciamo 8.000 artigiani invece di 1 sola industria PA?

Quale è la vision e la governance?

Io non ho molto chiaro questi punti, se qualcuno ha chiaro mi può dare la sua idea?

Grazie.

Andrea

1 Mi Piace

Non li ho chiari nemmeno io, ma alzo la manina per dirti che sono qua per ragionarne volentieri con te e con chiunque si faccia vivo in questo thread.
:raising_hand_woman:t2:

Per ora non si capisce neanche che soldi realmente arrivino, per cosa e quando (a meno che sia cieco): sono al momento petizioni di principio nell’ambito di grandi progetti generali non ancora ben delimitati … come si dice mostrare soldi vedere cammello :wink:

Stando a quello che si evince da comunicazioni e infografiche ufficiali - alcune condivise anche da @Andrea_Tironi1 su Linkedin - e come discusso anche in un paio di post sullo stesso social, sembra proprio che come in passato i comuni e le singole amministrazioni “piccole” non riceveranno direttamente alcun che. Per i comuni, i soldi saranno dati alle regioni che faranno interventi di facilitazione (migrazione al cloud e digitalizzazione dei processi i due cavalli di battaglia). Esattamente come già avvenuto in passato: per esempio in questi giorni in Piemonte, Regione e CSI Piemonte stanno cercando di smaltire il precedente stanziamento che hanno deciso di dedicare alla migrazione al cloud con regole piuttosto rigide: si finanziano le spese di migrazione da datacenter locale a cloud regionale, possibilmente affidando (con affidamento diretto) alle software house proprietarie dei software gli oneri di migrazione (soluzioni a riuso o open, per esempio, restano al palo…).
Nessuno stanziamento a un comune per realizzare progetti innovativi da condividere con altri o per aggiornare, in autonomia, i propri strumenti digitali.
Come già detto altrove, non c’e’ che sperare che il piglio con cui i soggeti coinvolti si approcceranno alla questione sia un po’ diverso rispetto al passato…

1 Mi Piace

Concordo, forse era più efficace imparare dal modello “fondo innovazione” : obiettivi chiari, risorse chiare e ai comuni, scadenze chiare. A me cmq sta bene anche il multi passaggio, basti sapere cosa bisogna fare, per quando e con che obiettivi, possibilmente non 3 giorni prima della scadenza.

1 Mi Piace

Vero.
Del tipo: metti 50 moduli online con autenticazione SPID/CIE con annessa protocollazione e pagina per controllo stato da parte del cittadino per la presentazione di altrettante istanze e ti diamo Nmila euro.
Cosi’ il Comune o fa da se’ o compra cio’ che piu’ gli aggrada e che risponda ai requisiti.
Storicamente la struttura informatica regionale, dove esiste, non fornisce mai strumenti cosi’ operativi e integrati nel sistema informativo comunale. Al limite, nel caso in esame, mette a disposizione un servizio centralizzato che non dialoga con niente…

EDIT: anche se, in realta’, con i nuovi WS per il protocollo interoperabile, pensando a una struttura dati condivisa per i moduli, iil portale della modulistica regionale sarebbe possibile… mumble mumble

1 Mi Piace