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Problemi con lettere accentate nei nomi

Ancora una volta vi ringrazio per le vostre risposte, in effetti credo che oggi tornerò in Comune per cercare di risolvere il problema. Il fatto è che non ho capito, e per questo mi rimetto a chi tra voi ha tali competenze, se il sistema dell’anagrafe nazionale è stato pensato per accettare codici HTLM: se così fosse, potrei contestare il presunto malfunzionamento del sistema, chiedendo quantomeno la verifica con il codice corretto.

Il fatto è che se il DPR menzioni tali codici, sembrerebbe un indizio abbastanza evidente di quanto detto sopra, ma prima di rischiare discussioni, vi chiederei questo dettaglio.

Dopodiché se il problema dovesse persistere, avrebbe senso parlare di problema di sistema.

Ma, ripeto, ad ora, potremmo essere qui ad aspettare per un problema che potrebbe non esistere nemmeno…o sbaglio?

Grazie mille per tutto.

Mi rimetto anch’io a chi ne sa più di me e la invito in ogni caso a continuare a identificare e contattare, sempre con PEC o richiesta protocollata, tutte le autorità competenti - mi limito ad alcune osservazioni.

  1. Sarebbe davvero strano che ANPR (credo di quello si parli, l’anagrafe nazionale popolazione residente) non accettasse i caratteri UTF-8 (di questo si parla, più che di “input HTML”) se la tabella con questi caratteri è inclusa proprio nelle tabelle supplementari del sito ANPR, come discusso sopra.

  2. Al posto suo chiederei a un conoscente informatico anche di aiutarla a fare la seguente cosa: fare una domanda o aprire una segnalazione sulla pagina ANPR di GitHub, il repositori dove gli informatici sviluppano un progetto e segnalano problemi da risolvere. Lo farei solo con l’aiuto di un informatico e formulando molto bene la domanda (“è possibile inserire segni diacritici come á su ANPR?”), segnalando da un lato tutte e tre le fonti che supportano risposta affermativa, cioè tutti e tre i documenti discussi in questo thread con i relativi link (1. il DPR 396/2000, 2. La tabella caratteri diacritici codice 40 sul sito anpr, e 3. decreto 2 febbraio 2009 che è la fonte della tabella di cui al punto 2; riporterei la tabella sul sito e il decreto 2009 come due fonti separati e non come duplicazione, perché la presenza della tabella sul sito ANPR suggerisce che sia stata considerata nello sviluppo di ANPR); dall’altro quanto riportatole dall’addetta al servizio anagrafe (dato che non ha, mi pare, prove scritte, riportando data, sito, eccetera). Nella domanda chiederei anche che, se la risposta è affermativa, come si può “provare” o “dimostrare” che sia possibile, e quali potrebbero essere le ragioni pratiche delle difficoltà incontrate; se la risposta è negativa, esortando a risolvere il problema in quanto contrasta chiaramente con la normativa.

  3. Al di là di Stato Civile e Anagrafe, constato tristemente che lei e la sua famiglia potrebbero purtroppo incorrere di nuovo in problemi del genere senza avere alcuna colpa. Anche in futuro ci saranno funzionari di vario genere che, in un software o l’altro (scuola? Università? ACI?), non riusciranno a inserire la “á”. La situazione mi fa pensare a ingiustizie difficili da evitare anche con buona volontà, come, nel campo medico, i pazienti che hanno una malattia che si presenta in una forma estremamente rara, e viene quindi diagnosticata con un certo ritardo, cosa inevitabile per definizione anche con la massima buona volontà dei medici. Il paziente ha esattamente gli stessi diritti degli altri, ma subisce un’ingiustizia per colpa non sua. In ogni caso, non paragonerei un diritto a una malattia rara, e questo non mi pare un buon motivo per mollare.

Un mio conoscente giusto qualche giorno fa ha dato un nome ‘strano’ alla figlia (doppio, con prima parola “celtica” che finisce con TH e seconda parola non ho capito se finisce con Y o I).
Una scelta simile è inevitabile che creerà problemi alla figlia per tutta la sua vita. Errori di comprensione del nome, di trascrizione, prese in giro, un carattere al posto dell’altro, chi si scorderà la h finale (il classico “Debora o Deborah?”), chi si perderà lo spazio, chi penserà di avere a che fare con un uomo, chi crederà di parlare con uno straniero, il nome è lungo in caso di firma analogica, e chi più ne ha più ne metta, con le conseguenze facilmente immaginabili.
Al di là del fatto che nel rispetto della legge ognuno ha diritto di dare ai figli i nomi che vuole, mi chiedo: ma con tanti nomi che ci sono perchè un italiano deve complicare la vita a sè e ai figli? Potrei magari capire uno straniero che dà il nome dei nonni, della sua tradizione… ma un italiano boh.
Detto questo, che l’impiegata non sappia che basta googlare “combinazione tasti per carattere cancelletto” è veramente triste. Altro che il Syllabus serve…

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@Lazlu @Luca_Valerio vi ringrazio molto per i consigli: di fronte a quanto mi avete detto, ieri mattina mi sono recato in comune con l’idea di far verificare il codice che avevo fornito il giorno precedente, e comunque di puntare i piedi, in modo che il problema venisse risolto il prima possibile: incredibilmente la signora dell’anagrafe mi ha detto che il problema era piuttosto complesso, ma grazie all’intervento di tecnici “sistemisti”, l’errore di sistema era stato risolto.
Vero o falso, mi ha confermato che ora anagrafe è stato civile sono allineati: nei prossimi giorni mi recherò di nuovo da lei per ottenere là carta d’identità, sulla quale dovrei poter sincerarmi dell’esatta scrittura del nome.
Speriamo bene!

Vi ringrazio ancora una volta per tutto, spero che queste situazioni - che a mio avviso ledono i diritti dei cittadini, possano scomparire, nel corso degli anni.

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Ma tanto per capire, di che comune si tratta? Non tanto il nome, piu’ che altro la dimensione.
Si sa anche che software usano per l’anagrafe?

@Elena_S mah, in linea di principio posso anche capire certe riserve, le quali mi sembrano comunque fuori luogo:

  • in primis ritengo che un nome particolare, magari carico di un certo significato e di una certa storia, (non mi riferisco nello specifico a Niáll) costituisce un fascino ben differente da un nome comune o convenzionale (lo dico per esperienza diretta ed indiretta) portando ad un legame più profondo con il proprio nome, il quale diventa maggiormente un tratto distintivo ed identificativo.

  • inoltre, ritengo che “evitare problemi” sulla base di possibili e presunte incomprensioni ed incompetenze, costituisca un germe comportamentale (parlo sui grandi numeri dell’intera popolazione) il quale non solo accetta, ma addirittura fomenta certe situazioni di palese incompetenza.

  • infine, l’idea di autolimitare la propria libertà, sulla base di un presunto buonsenso, non rientra nel mio modo di approcciarmi al mondo: se mio figlio darà la colpa di eventuali problematiche al nome, piuttosto che all’incompetenza di certi funzionari, o di chi ha programmato certi sistemi, allora significa che avrò fallito come padre.

Per quanto concerne i nomi italiani, alcuni di essi sono sicuramente meravigliosi, ma se non piacciono, o non vengono ritenuti idonei, non vedo perché non ci si possa orientare altrove.

@frantheman il comune è di circa 8000 abitanti, ma la cosa più grave è che l’addetta dell’anagrafe, molto gentilmente, già il primo giorno aveva chiamato altri 4 comuni, compreso quello del capoluogo di provincia, e tutti ignoravano l’esistenza dei simboli diacritici, sostenendo che gli accenti non si potessero inserire.

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Complimenti per quel che sostanzialmente è un lieto fine!

Rimane qualche dubbio sulla “complessità del problema” e la necessità di ricorso a tecnici “sistemisti”: suona tutto come un modo per giustificare i problemi iniziali. A pensar male si fa peccato, ma…