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Ufficio di cui all'art.17 del CAD, quanti lo hanno nominato ?

Anche nel Piano Triennale risulta centrale la figura dell’Ufficio “per la Transizione alla Modalità Operativa Digitale”, o più semplicemente di cui all’art. 17 del CAD.
Ad oggi però sembrerebbe ben pochi Enti lo abbiano nominato. Ci sono statistiche in merito ?
Sarebbe interessante non solo capire la percentuale degli Enti che lo hanno nominato ma anche quale Ufficio è stato prescelto (visto che non è un nuovo ufficio ma è una funzione temporanea) per impersonare tale ruolo.
Personalmente credo che il motivo per cui le nomine tardino sia per la formulazione confusa dell’art.17 che trasferisce a questo ufficio la maggior parte delle competenze qualificanti degli IT Managers in una PA dove difficilmente un IT Manager, cioè un “tecnico” può ambire ad un ruolo di coordinamento di così elevato profilo (ricordiamo che la Legge prevede una dipendenza diretta con il vertice politico).

Ho appena seguito un corso a proposito delle Misure minime di sicurezza informatica per le PA ed in una delle slide c’è scritto proprio così (secondo me impropriamente!!!)

"Secondo l’Art.3 della circolare del 18 aprile 2017. n.2/2017 ◦ “Il responsabile della struttura per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie di cui all’art.17 del C.A.D. (codice dell’amministrazione digitale - Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82), ovvero, in sua assenza, il dirigente allo scopo designato, ha la responsabilità della attuazione delle misure minime di cui all’art. 1.” La figura che ha l’onere di attuare le misure di sicurezza è il responsabile dei sistemi informativi(???); il quale risponde anche della gestione, manutenzione ed esercizio dei sistemi informativi dell’organizzazione per la quale opera. In sua assenza, il dirigente allo scopo designato. “”

Il dilemma secondo me non è se "un “tecnico” può ambire ad un ruolo di coordinamento di così elevato profilo " ma PERCHE’ all’interno delle Pa esistono già tecnici che hanno ruoli di coordinamento così elevato ma hanno un inquadramento giuridico errato e molto spesso non hanno giustamente i “poteri” per poter spingere progetti innovativi e prendere decisioni importanti per una PA innovativa?
Chi più di un tecnico può valutare l’interoperabilità delle informazioni e le infinitesime soluzioni proposte dal mercato?

Quanti CED delle Pa (soprattutto locali) sono attribuiti i compiti descritti nell’art. 17 del CAD e sono inquadrati con un profilo professionale C o inferiore? e quanti di questi possiedono competenze plurispecialistiche considerando il ruolo centrale che devono ricoprire per questa PA controcorrente al digitale?

Pensa che nella Circolare precedente, la nr. 1 proprio all’art. 3 era riportato :

Il responsabile dei sistemi informativi di cui all’art. 10 del
decreto legislativo 12 febbraio 1993, n. 39, ovvero, in sua assenza,
il dirigente allo scopo designato, ha la responsabilita’ della
attuazione delle misure minime di cui all’art. 1.

La formulazione corrente, dovuta penso anche alla segnalazione del sottoscritto :

pone a carico non più del responsabile dei sistemi informativi (che spesso nei comuni non è nemmeno un dirigente) ma al dirigente designato, sempre ammesso che non vi sia un ufficio di cui all’art. 17 già nominato.
Quello che mi domando è, ma se le amministrazioni non nominano mai questo ufficio, è corretto che queste competenze stiano/rimangano in carico ad altri ?

Non so, è quello che domando in questo post.
Vale comunque anche il caso contrario, esistono CED (ma trovo il nome riduttivo) che hanno sia la struttura che le competenze per svolgere questo ruolo (ed in effetti i 2/3 delle attribuzioni sono di fatto ricoperte dai CED, e le competenze di informatica giuridica le hanno spesso più gli informatici che non i giuristi quelle tecniche) ma non ottengono questo ruolo perchè non da “tecnici”. Questa è la mentalità della PA.

Ma al di là delle rivendicazioni di categoria, il ruolo di questo ufficio è fondamentale nel processo di digitalizzazione della PA. Senza un coordinamento strategico forte e competente il processo non può che fallire. E’ necessario spingere le amministrazioni a nominare questo ufficio.

Esatto… basta che non sia una nomina come il “responsabile della conservazione”…

Chissà in quanti di questi sono stati nominati ma non conoscono neanche il significato di lotti, conservazione digitale a norma, metadati, marca temporale etc. etc. etc…

@rose9392 il problema è in tutti i campi dove è richiesta una competenza più tecnica. Forse il fatto di aver indicato in capo a quell’ufficio una serie di compiti e mansioni molto tecniche e previsto per il suo dirigente “adeguate competenze tecnologiche” nelle intenzioni del legislatore era appunto un tentativo di selezionare proprio una struttura abbastanza tecnica. E’ comunque chiaro che l’art.17 è pensato per grandi strutture.

Un’altra cosa interessante che non avevo notato è che Agid “battezza” la struttura con un nome [quote=“ssette, post:3, topic:513”]
struttura per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie
[/quote]
che non ha riscontro nella norma e che evidenzia più che altro il carattere di struttura di coordinamento. Ma allora a questa non si dovevano attribuire compiti molto tecnici come i punti a), b), c), g), f) e j), a meno che non si ritenga che un IT Manager sia solo un braccio operativo che lavora su indicazioni strategiche impartite da altri. Insomma, per me hanno fatto parecchia confusione ed è questo che impedisce alle PA di nominare questo ufficio.

Si sentono voci di una possibile nomina d’ufficio da parte di Agid nel caso di amministrazioni inadempienti, qualcuno lo può confermare ?

È vero, purtroppo molti enti sono indietro.
Non sono ancora disponibili dati e statistiche in merito alle nomine ad oggi effettuate, ma il Piano al capitolo 12.8 ribadisce l’urgenza di questo adempimento e l’Agenzia per l’Italia Digitale sta lavorando affinché tali dati, compresi quelli che riguardano il nome del Referente per la trasformazione digitale, vengano indicati anche sull’Indice delle Pubbliche Amministrazioni - IPA (http://www.indicepa.gov.it/documentale/index.php), sul quale sarà possibile in futuro rilevare direttamente queste informazioni.

Il fatto che esista questa difficoltà è uno dei fattori che rallentano la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione. Nel mondo del privato è normale che ci sia un IT manager in posizione dirigenziale, a diretto riporto dell’amministratore delegato e membro del CDA. A me sembra che il CAD art 17 dica in pratica che lo stesso dovrebbe succedere nella PA.

Simone Piunno
Team per la Trasformazione Digitale

Non posso che condividere, e non solo per ovvi interessi di categoria ma anche perchè significa che ancora so leggere… Purtroppo sebbene la formulazione attuale dell’art. 17 (che piaccia o meno) non lasci molti spazi interpretativi il fatto che IT Manager possa accedere a un certo ruolo (anche se già dirigente) rimane di fatto un tabù in molte amministrazioni. Purtroppo questa interpretazione è stata suffragata anche da noti (quanto validi) giuristi, uno fra tutti l’Avvocato Belisario che ha dedicato seguitissimo webinar sul tema in cui ha sostenuto la tesi che l’ufficio non è necessariamente quello IT.
C’è anche da dire che non ho sentito nessuno dei colleghi rivendicare il ruolo e anche a livello di Piano Triennale, i commenti e le iniziative sono arrivate praticamente solo da giuristi.

Ora il problema è, in assenza della nomina chi ricopre certe mansioni? Sarebbe il caso che Agid sollecitasse in modo energico la nomina magari dando una sua interpretazione “autentica” dell’art. 17

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Io sono d’accordo sul fatto che debba essere l’IT manager in posizione dirigenziale: causa di molti rallentamenti nelle PA è dovuta proprio a questa mancanza…

Però vista la professionalità richiesta, le responsabilità ed il ruolo centrale che ricopre deve esserci un riscontro economico (parlo per IT manager non dirigenti).

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Non sempre questo è possibile perchè nei piccoli comuni dove di fatto una struttura IT non esiste è anche difficilmente ipotizzabile che vi sia un dirigente specifico solo per IT. Il caso dei piccoli comuni è probabilmente il più complesso e quello dove l’attuazione del Piano Triennale avrà maggior impatto benefico.
Nella nostra provincia (Bolzano) i comuni sono seguiti per l’informatica (e non solo) da un Consorzio che fa un ottimo lavoro. Il problema in questa configurazione è individuare realmente le figure previste dal CAD, non solo l’ufficio dell’art. 17 ma anche responsabile di gestione documentale e conservazione.

Concordo. Noi corrispondiamo a quanto indicato: consorzio che segue comuni medio-piccoli con ruolo di sovraced IT. Credo all’interno vadano individuate le figure di riferimento per quanto indicato.

Torno sull’argomento per mostrare con un esempio pratico come l’art.17 possa essere addirittura controproducente (sempre ammesso che realmente il suo scopo sia quello di promuovere e rafforzare ruolo IT all’interno delle PA).
La mia Amministrazione ha deciso che la struttura nominata sarà un’altra, non informatica, interpretando il ruolo dell’ufficio di cui all’art.17 come non tecnico ma organizzativo e di raccordo/coordinamento e “quindi” non adatto a IT.
Quando ho obiettato che l’informatica svolge già (da regolamento di organizzazione dell’ente) buona parte dei compiti assegnati a ufficio di cui all’art. 17 mi è stato detto che questi ora non saranno più in carico all’informatica ma che questa li svolgerà operativamente su delega del dirigente dell’ufficio nominato.
In poche parole all’informatica non solo è stato negato il ruolo ma addirittura sottratte le competenze più qualificanti !
Attualmente sono dimissionario…:wink:

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Ho notato che nel decreto correttivo sono previste alcune modifiche all’art.17, qui un mio commento
Non viene però affrontato il nodo di quale struttura sarebbe quella d’elezione che è poi la questione centrale.
Anche la possibilità di avere un responsabile in forma associata non penso che sia del tutto centrata, come fare ad esempio nei casi di comuni seguiti da Consorzi ? (qui magari @Andrea_Tironi1 ci potrebbe dire come la vede)

Speriamo che ci sia ancora spazio di manovra

Buongiorno.

Se con “non sia del tutto centrata” intendi che non è stato raggiunto l’obiettivo, sembra così.

Credo tu abbia già individuato i punti cruciali nel thread di cui sopra: i piccoli comuni sono quelli che potrebbero beneficiare maggiormente di figure “consorziate” che abbiano competenze IT e siano Responsabili della transazione digitale, dei documenti o altro.

Credo che possano anche non essere IT eventualmente (anche se forse IT do it better), ma ci debbano essere stretti rapporti con l’IT come per tutte le transazioni tecnologiche, e debbano essere figure oltre che particolarmente illuminate, molto coscienti dell’importanza degli strumenti IT nel percorso di digitalizzazione.

La non previsione di figure consorziate temo porterà in pratica a un risultato semplice: queste figure nelle PAL non ci saranno. Non lo dico perchè non creda nella necessità, lo dico per quello che vedo ogni giorno.

Andrea

Non è che non sia previsto, quello che la norma così com’è scritta non prevede è che queste possano essere delle strutture esterne (come lo siete voi mi pare d’aver capito). Come dici tu la realtà di queste piccole PAL, specialmente quelle che già si sono consorziate creando strutture condivise per gestire l’IT, va tenuta in conto.

Dall’altro lato la possibilità di svolgere le funzioni in modo associato apre la strada (e questo lo dico per mia esperienza personale) a possibili “espropri” di competenze da parte di grandi amministrazioni, diciamo così, centraliste, ai danni dei più piccoli. D’altronde questo aspetto della valutazione del “tanto al chilo” è pervasivo (ahimè) in molte parti del Piano Triennale dove si confonde razionalizzazione con centralizzazione (o meglio neo centralismo)

Io spero anche che qualcuno riporti agli estensori del testo la necessità di chiarire in modo netto chi sia di norma il Responsabile per la transizione digitale, ovvero il CIO !

Corretto e concordo.

Avevo centrato tutto il discorso sui Consorzi, visto che noi lo siamo.

Nel mio territorio vedo comunque difficile che ad esempio qualcuno del comune più grande decida di diventare Responsabile della digitalizzazione per tutti gli altri comuni, per motivi di incarico, compiti, tempo e ruoli, oltre perchè serve un’unità di intenti e di visioni politiche che non è sempre facile da trovare.

Nel caso migliore questa figura che dovrà essere interna, come dici, porterà a una centralizzazione progressiva verso i grandi centri urbani (o centralizzazione). Teoricamente potrebbe essere una volontà o una miglioria, visto che a questo punto i piccoli comuni potrebbero diventare semplicemente degli uffici dislocati sul territorio per fornire sportello ai cittadini.

Se pensiamo ad una PA veramente digitale, con un ANPR attiva, considerando che spesso i servizi sociali sono già consorziati partendo dalle grosse città, che gli uffici e le polizie sono consorziabili in maniera ragionevole e le ragionerie se consorziate sarebbero secondo me molto più efficaci ed efficienti (è anni che mi piacerebbe spingere per un ufficio territoriale dei ragionieri), può essere che l’idea sia proprio quella di una centralizzazione funzionale oltre che IT/digitale, non fatta mediante la fusione dei comuni ma mediante la fusione delle funzionalità.

Questo percorso già tentato a livello funzionale, potrebbe essere riprovato a livello IT con come passaggio il Responsabile della Digitalizzazione che sarebbe anche un revisore di processi, di ruoli, di relazione intraPAL e un collettore politico. Per questo questa figura potrebbe anche non essere IT, perchè il suo ruolo non è portare solo portare “l’app” nei comuni, pagopa o anpr, ma quello di fare un progetto territoriale di sviluppo digitale e funzionale oltre che processuale.

Questo è quello che stiamo tentando come Consorzio di comuni, anche se la normativa, come giustamente sottolinei, sembra ritenere che sia meglio che il processo venga svolto dall’interno, luogo in cui non vedo molte risorse nelle PAL per farlo sia come competenze che come risorse e/o volontà.

Andrea

A me hanno contestato il fatto che la norma indichi come figura da nominare un dirigente, ma che sia “dotato di adeguate competenze tecnologiche, di informatica giuridica e manageriali”.
Nel nostro caso tutte queste conoscenze non sono presenti in nessuno dei dirigenti (sarebbero ottimi requisiti per un’offerta di lavoro, in effetti…), e per questo non ritengono di poter adempiere correttamente alla norma.
Come vi siete regolati? Stiamo tentando di allargare la presenza delle competenze alla struttura a cui è a capo il dirigente, ma per ora non si è ancora fatto nessun passo avanti.

Non potendolo esternalizzare o cerchi una figura che soddisfi questi requisiti tra i comuni e quindi lo “sfrutti” come servizio in forma associata oppure, come facciamo anche noi, il responsabile ha nel suo staff più figure che lo possono esser da supporto per l’espletamento della funzione.

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In primo luogo la cosa da non perdere di vista è che la nomina non riguarda una persona ma un Ufficio, ovvero una struttura, che deve essere dirigenziale generale per lo Stato, dirigenziale per le altre amministrazioni.
Va quindi da sé che questa debba essere dotata di un dirigente (e ci mancherebbe!) e che questo debba essere dotato di adeguate competenze tecnologiche e di informatica giuridica.
Cosa si debba intendere per “adeguate competenze tecnologiche” ce lo dice la Commissione Parlamentare IT guidata dall’Onorevole @Paolo_Coppola.
In genere queste sono le normali competenze che ogni IT Manager pubblico dovrebbe possedere (competenza tecnologica - è un IT Manager! - conoscenza di informatica giuridica - è la normativa di settore!! - managerialità - è un dirigente!!!) quindi immagino che voi non abbiate una struttura IT a livello dirigenziale.
In questi casi, specialmente se siete un piccolo Ente, penso si possa pensare, se il decreto correttivo al CAD verrà confermato, alla forma associata, stipulando con un altro Ente più grande e attrezzato una convenzione. La legge consentirebbe alle figure apicali in questo caso (e solo in questo) di assumersi l’onere ma funzionalmente parlando non mi pare una buona idea.
Se non siete poi così piccoli a mio parere sarebbe da pensare di selezionare un dirigente nominato con incarico esterno (la legge prevede che possano essere il 10% dei dirigenti, con incarichi rigorosamente a termine, come il ruolo di cui all’art.17 per altro) affidandogli una struttura ad-hoc.
Sarebbe un buon modo per far crescere un CDO (Chief Digital Officer) interno ed utilizzare competenze esterne nella fase più complessa. L’Amministrazione dovrebbe capire che questo è un ruolo fondamentale e che su questo andrebbe fatto un investimento adeguato.

ciao,

ecco alcuni dati circa le nomine pubblicate su Indice PA

ciao

antonio

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Ho scritto ad Agid sul tema, sto aspettando una risposta che spero prima possibile di pubblicare qui.