8. Formazione e sviluppo delle competenze

Bozza di linee guida per l’adozione di IA nella pubblica amministrazione

La consultazione pubblica è attiva dal 18/02/2025 al 20/03/2025.

Questo argomento accoglie i commenti relativi al capitolo 8. Formazione e sviluppo delle competenze.

I commenti dovranno includere il numero del paragrafo o sotto-paragrafo (se presente) e un riferimento puntuale al brano di testo al quale si riferiscono (ad esempio paragrafo 4.3, terzo capoverso).

Leggi il documento in consultazione.

La sezione sottolinea l’importanza di promuovere l’“AI literacy”, ma non definisce chiaramente cosa ciò significhi in termini di competenze specifiche che i dipendenti pubblici dovrebbero acquisire. Suggerirei di aggiungere una tassonomia delle competenze necessarie, suddivisa per diversi ruoli (es. dirigenti, esperti IT, personale amministrativo) e livelli di esperienza. Questa tassonomia potrebbe includere competenze tecniche (es. machine learning, data science), competenze etiche (es. bias, trasparenza), competenze legali (es. AI Act, GDPR) e competenze trasversali (es. pensiero critico, comunicazione).

Inoltre, sarebbe utile fornire esempi concreti di programmi di formazione che le PA possono implementare. La sezione menziona la Direttiva MiPA sulla formazione, ma non indica come le PA possono utilizzare questo strumento per promuovere la “AI literacy”.

La sezione potrebbe anche beneficiare di una maggiore attenzione alle competenze necessarie per gestire i rischi associati all’IA. Suggerirei di aggiungere un modulo specifico sulla sicurezza cibernetica dell’IA, che affronti temi come la protezione dei dati, la prevenzione degli attacchi adversarial e la gestione degli incidenti di sicurezza.

Infine, la sezione dovrebbe evidenziare l’importanza di valutare l’efficacia dei programmi di formazione. Suggerirei di aggiungere indicazioni su come definire indicatori di performance per misurare l’impatto della formazione sulle competenze dei dipendenti e sulle prestazioni dei sistemi di IA.

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  1. Piani formativi differenziati: aggiungere percorsi formativi specifici per diversi livelli (dirigenza, personale tecnico, operatori) includendo moduli su etica, sicurezza e gestione dei dati; eliminare riferimenti obsoleti o troppo generici.
  2. Collaborazioni istituzionali: suggerire partnership con università e centri di ricerca per aggiornamenti continui, aggiungendo esempi di programmi formativi e workshop.
  3. Piattaforme di e-learning: integrare l’uso di piattaforme digitali per la formazione continua e la creazione di community di pratica, rimuovendo eventuali elementi burocratici non operativi.

Chiediamo l’inserimento della “fisica” tra le discipline citate nei vari profili professionali (si veda il recente premio Nobel alla Fisica per il contributo all’AI):

  • Pag 45, terzo capoverso: … la disciplina richiede competenze che coprono diversi settori come l’informatica, l’ingegneria, la matematica, “la fisica”, il diritto delle tecnologie, …

Si chiede di sostituire la parola “engineer”, riporta più volte quali professionisti che si occupano di AI (Pag. 45, dal quarto capoverso alla fine della pagina), con la parola “expert”, in quanto più rappresentativa delle diverse figure professionali che già operano nella PA con strumenti di AI: ad es. i professionisti sanitari (medici, fisici medici, epidemiologi, biologi, ecc…) nel campo della salute e del benessere.

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Si chiede di modificare la frase riportata al Par. 8.1, Pag. 49, secondo capoverso in questo modo (nuovo testo tra virgolette):

: … DEVONO favorire l’accesso a percorsi tecnico-specialistici rivolti all’UTD e in generale “ai professionisti coinvolti nello sviluppo, nel controllo, nel monitoraggio, nella evoluzione dell’IA” a partire da una rilevazione sistematica e periodica dei fabbisogni di competenze

Ciò consente di estendere l’alta formazione alle diverse figure di professionisti fortemente coinvolti nell’AI, non solamente appartenenti all’IT.

Nell’ambito della presente sezione posso anche suggerire di tenere in considerazione quanto segue in materia di contratti, fermo restando la disciplina in materia di codice degli Appalti, nonché quanto descritto in antecedenza nell’ambito della sezione dedicata alla conformità delle soluzioni di IA.

Come anticipato, il fabbricante può intraprendere appositi accordi contrattuali con eventuali terzi agendo pertanto da committente per l’affidamento di lavori e opere, ovvero specifiche operazioni di fabbricazione o di controllo, a eventuali terzi purché essi siano stati debitamente autorizzati da parte delle autorità competenti interessate. In riferimento agli accordi contrattuali sarebbe congruo poter verificare sicuramente la corretta ripartizione delle responsabilità, appurando in particolare un’attestazione di responsabilità in capo all’appaltatore di assicurare lo svolgimento delle mansioni conformemente alle Buone prassi di Fabbricazione, nonché le mansioni attribuite alla persona qualifica responsabile della certificazione del lotto. In sostanza, è necessario appurare che il fabbricante abbia concesso lo svolgimento di determinati servizi o opere solo in condizioni di conformità ai requisiti legislativi dichiarati nell’ambito delle rispettive assunzioni di responsabilità elencate documentate nel contratto.

Al fine di assicurare la trasparenza nell’ambito dei rispettivi rapporti, sarebbe congruo che i contratti presuppongono la verifica che essi siano intercorsi prima dell’adozione o dell’esecuzione di qualsiasi lavoro o opera, nonché l’accertamento che l’appaltatore non abbia subappaltato alcun lavoro affidatogli senza un’autorizzazione scritta da parte del committente. Fermo restando l’assunzione di responsabilità in merito alla garanzia di operare conformemente alle normative vigenti, deve poter essere appurabile inoltre che l’appaltatore presti la sua disponibilità nel corso di ispezioni effettuate dalle autorità competenti.

AI LITERACY dovrebbe essere meglio specificata per evitare che si posso sottovalutare questo driver fondamentale e compromettere tutto il sistema. Le istituzioni che seguo (comuni infra 5000, istituzioni scolastiche, ordini) ritengono di essere avanti con l’AI perchè figure improvvisate hanno utilizzato ed utilizzano sistemi AI (chiaramente rientranti in articolo 6) senza però chiarire le responsabilità amministrative, si confronti l’arti 1 del cpa con l’art 97 c 2 della costituzione.

Commento al Capitolo 8. Formazione e sviluppo delle competenze

Testo corrente:

Paragrafo 8.1, testo attuale, pagina 46, dopo il bullet point “AI ethicist, un esperto in grado di analizzare e valutare gli impatti sociali legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, definendo linee guida e sensibilizzando chi realizza e utilizza gli strumenti di intelligenza artificiale. Il suo ruolo deve essere integrato in tutto il ciclo di vita di questi strumenti affrontando temi legati alla discriminazione, alla responsabilità, alla trasparenza e alla privacy;”

Proposta di modifica/integrazione:

Suggerirei di ampliare la descrizione della figura dell’AI ethicist per evidenziarne meglio il ruolo trasversale e le competenze fondamentali che emergono anche a livello europeo come strategiche. In particolare, propongo di integrare il testo come segue:

“AI ethicist, un esperto in grado di analizzare e valutare gli impatti sociali legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, definendo linee guida e sensibilizzando chi realizza e utilizza gli strumenti di intelligenza artificiale. Il suo ruolo deve essere integrato in tutto il ciclo di vita di questi strumenti affrontando temi legati alla discriminazione, alla responsabilità, alla trasparenza e alla privacy. L’AI ethicist contribuisce alla governance etica dell’IA attraverso diverse competenze chiave: traduce principi etici in pratiche operative concrete, conduce valutazioni d’impatto etico e sociale, facilita il dialogo tra stakeholder con interessi divergenti, e supporta processi decisionali eticamente informati. Questa figura professionale assume un ruolo particolarmente rilevante nella PA, dove l’adozione responsabile dell’IA è cruciale per garantire il rispetto dei diritti fondamentali e l’equità nell’erogazione dei servizi pubblici. La figura dell’AI ethicist può essere integrata nella PA sia come ruolo specialistico dedicato, sia come parte di un comitato etico multidisciplinare, a seconda delle dimensioni e delle esigenze specifiche dell’amministrazione. Le PA dovrebbero prevedere percorsi formativi specifici per sviluppare queste competenze, integrando aspetti etici, tecnici e giuridici relativi all’IA in linea con gli standard e le best practice emergenti a livello europeo.”

L’ampliamento di questa definizione consentirebbe di allineare meglio le linee guida con le evoluzioni in corso a livello europeo sulla definizione delle competenze degli AI ethicist e sulla loro integrazione nelle organizzazioni, facilitando le PA nell’individuare e sviluppare queste figure professionali cruciali per un’adozione responsabile dell’IA.La formazione dovrebbe includere sia aspetti teorici (framework etici applicabili all’IA, metodologie di valutazione dell’impatto) sia pratici (collaborazione con team multidisciplinari, documentazione dei processi decisionali etici).

Infine, suggerirei di prevedere l’integrazione di questa figura nelle strutture di governance descritte nel capitolo 6, riconoscendo formalmente il suo ruolo nei processi di adozione e gestione dell’IA nella PA. Il riconoscimento di questa figura professionale contribuirebbe significativamente a garantire che l’adozione dell’IA nella PA italiana avvenga in modo non solo tecnicamente valido ma anche eticamente responsabile. Grazie


8.3. FORMAZIONE E SVILUPPO DELLE COMPETENZE
Il vulnus relativo alla mancanza di requisiti professionali del DPO, già sottolineato in relazione al punto 4.1., è ancora più evidente considerato che le Linee Guida prevedono il “giurista informatico”, quando le competenze di tale figura dovrebbero far parte integrante e sostanziale di quelle di un DPO.

Tale paragrafo manca di definire chiaramente il concetto di “AI literacy”. Oltre a ricostruire le motivazioni per le quali occorre investire sulla formazione e lo sviluppo delle competenze e identificare alcune figure rilevanti, questa sezione potrebbe essere arricchita con raccomandazioni più puntuali su come impostare la formazione negli uffici (es. piani di formazione, valutazione annuale sul livello di “AI literacy”; valutazione annuale sulle carenze degli uffici in termini di figure professionali specializzate e sviluppo di piani di intervento, ecc.).
Utile, in ogni caso, il richiamo ai programmi formativi già esistenti o in corso di sviluppo (es. piattaforma Syllabus).

Qui riteniamo occorra chiarire alcuni aspetti sulle figure professionali.

Non crediamo che il prompt engineer sia una figura professionale. Piuttosto, il prompt engineering è una competenza che vari profili possono acquisire e che varia sulla base delle caratteristiche del sistema di IA generativa che si ha di fronte

Inoltre, cos’è il change manager e in che modo si occupa di gestire il cambiamento organizzativo? È un ingegnere gestionale? Una figura più scientifico-sociale, es. uno psicologo del lavoro?

Esperti umanisti si può “spacchettare” in categorie più piccole:

  • Politologi: comprendono l’impatto politico dell’adozione di certe tecnologie. Un politologo non è “esperto di politica” in termini generali, ma è esperto dei processi politici in cui è specializzato. In questo caso, è necessario che la figura sia specializzata nell’impatto sociale delle tecnologie.
  • Sociologi: comprendono il più ampio impatto sociale dell’adozione di certe tecnologie. Valgono le stesse premesse fatte per i politologi rispetto agli ambiti di specializzazione.
  • Mediatori culturali: comprendono come l’adozione di tecnologie impatti chi appartiene a determinati gruppi culturali sulla base della loro storia e cultura di origine e background migratorio. Non esiste un mediatore culturale generico, ma solo mediatori specializzati in aree geografiche/culturali/linguistiche specifiche
  • Filosofi: eticisti, in particolare

**Formazione e Sviluppo delle Competenze nell’Adozione dell’IA nella Pubblica Amministrazione

(Capitolo 8 delle Linee Guida)**

L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nella Pubblica Amministrazione rappresenta un’opportunità strategica per migliorare l’efficienza, l’accessibilità e la qualità dei servizi pubblici. Tuttavia, la capacità di sfruttare appieno il potenziale dell’IA dipende in modo cruciale dalla formazione del personale pubblico e dallo sviluppo di competenze adeguate a livello individuale e organizzativo.

Federmanager ritiene che il successo dell’adozione dell’IA nella PA passi attraverso una strategia strutturata di upskilling e reskilling, in grado di dotare i dirigenti pubblici e il personale tecnico di conoscenze e strumenti per governare, implementare e monitorare le tecnologie emergenti.

L’esperienza del settore industriale dimostra che la formazione continua e l’aggiornamento delle competenze sono fattori chiave per affrontare le sfide poste dall’innovazione tecnologica. I dirigenti industriali hanno maturato una conoscenza avanzata della gestione dell’innovazione e della digitalizzazione, sviluppando modelli di formazione e sviluppo delle competenze che possono essere replicati nella PA. In particolare, Federmanager promuove:

  • Un modello integrato di formazione che combini competenze tecniche, normative, gestionali ed etiche per garantire un uso responsabile ed efficace dell’IA nella PA.
  • L’adozione di percorsi di aggiornamento continuo per i dirigenti pubblici , affinché possano prendere decisioni strategiche consapevoli sull’introduzione e l’uso delle tecnologie IA.
  • Lo sviluppo di programmi di formazione mirati per le figure professionali coinvolte nella gestione dell’IA , allineati agli standard internazionali come la norma ISO/IEC 42001.
  • La creazione di partenariati pubblico-privati con università e centri di ricerca , per rafforzare le competenze specialistiche necessarie alla governance dell’IA.
  • L’introduzione di programmi di mentorship e coaching tra dirigenti del settore privato e pubblico, per trasferire esperienze e best practice nell’adozione delle tecnologie IA.

8.1 La formazione come leva strategica per l’adozione dell’IA nella PA

Le Linee Guida sottolineano che la PA deve acquisire una comprensione approfondita delle potenzialità e dei rischi dell’IA, garantendo un livello adeguato di competenze per la gestione, l’implementazione e il monitoraggio delle tecnologie digitali.

Federmanager propone un approccio sistemico alla formazione sull’IA nella PA, articolato in tre livelli principali:

Competenze di base per tutti i dipendenti pubblici (AI Literacy)

  1. Sviluppare la consapevolezza sull’uso dell’IA nei processi amministrativi e sulle implicazioni etiche e normative.
  2. Introdurre percorsi di formazione diffusa per garantire che tutti i dipendenti pubblici comprendano le opportunità e i rischi dell’IA.
  3. Integrazione di moduli formativi obbligatori sull’IA nei programmi di formazione generale per il personale pubblico.

Competenze specialistiche per i responsabili della trasformazione digitale e i tecnici della PA

  1. Definizione di percorsi formativi avanzati su data governance, gestione degli algoritmi, sicurezza informatica e protezione dei dati personali.
  2. Collaborazione con università e istituti di ricerca per l’erogazione di corsi specializzati su machine learning, deep learning e modelli di IA generativa.
  3. Creazione di certificazioni professionali riconosciute per le figure coinvolte nella gestione dei sistemi IA nella PA.

Competenze manageriali per i dirigenti pubblici

Federmanager sottolinea che i dirigenti pubblici devono acquisire non solo competenze tecniche di base sull’IA, ma anche conoscenze strategiche per governarne l’adozione e l’integrazione nei processi decisionali della PA. A tal fine, propone:

  • Percorsi di formazione manageriale specifici , volti a sviluppare una conoscenza approfondita dei principali strumenti di IA e delle loro implicazioni sui processi amministrativi e organizzativi.
  • Sviluppo di capacità di valutazione dei progetti di IA , per permettere ai dirigenti di analizzare costi, benefici e rischi associati all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.
  • Moduli formativi dedicati alla governance e alla compliance normativa , affinché i dirigenti siano in grado di garantire la conformità ai requisiti dell’AI Act, del GDPR e delle altre normative di riferimento.
  • Programmi di leadership e change management , per facilitare la transizione verso un modello di PA data-driven, favorendo l’accettazione del cambiamento e la gestione delle resistenze organizzative.

8.2 Proposte per una formazione efficace sull’IA nella PA

Per garantire che la Pubblica Amministrazione possa sviluppare un ecosistema di competenze adeguato alla gestione e all’utilizzo dell’IA, si propongono le seguenti azioni strategiche:

1. Creazione di un piano nazionale per la formazione sull’IA nella PA

Federmanager ritiene che la formazione sull’IA nella PA debba essere strutturata in un piano nazionale coordinato, che preveda:

  • Un quadro di riferimento comune per la definizione delle competenze necessarie a seconda dei ruoli e delle funzioni.
  • L’integrazione di moduli sull’IA nei percorsi di aggiornamento professionale obbligatori per il personale della PA.
  • L’istituzione di un Osservatorio permanente sulle competenze digitali nella PA , che monitori l’evoluzione delle necessità formative e proponga aggiornamenti continui.

2. Collaborazione pubblico-privato per la formazione avanzata

Il settore industriale ha sviluppato modelli di formazione avanzata su IA che possono essere adattati al contesto della PA. Federmanager propone:

  • Partnership tra PA, imprese e università per la creazione di master, corsi executive e certificazioni sulle competenze digitali per i funzionari pubblici.
  • Scambi di competenze tra dirigenti pubblici e privati , attraverso programmi di mentorship e collaborazione su progetti di innovazione congiunti.
  • Utilizzo di piattaforme di e-learning per garantire un accesso diffuso e continuo alla formazione.

3. Sviluppo di percorsi di certificazione per le competenze IA nella PA

Per garantire che la formazione sia misurabile e riconosciuta, Federmanager propone:

  • Certificazioni specifiche per le competenze IA nella PA , rilasciate in collaborazione con enti di formazione accreditati.
  • Creazione di un framework di competenze , in linea con gli standard internazionali (es. ISO/IEC 42001, AI Act, European AI Strategy), per definire le conoscenze minime richieste per i vari profili professionali.

4. Incentivi alla formazione e alla crescita professionale

Per rendere la formazione sull’IA un obiettivo strategico per il personale pubblico, Federmanager suggerisce:

  • Premialità per i dirigenti pubblici che completano percorsi formativi avanzati sull’IA .
  • Introduzione di KPI legati alle competenze digitali nei sistemi di valutazione della performance della PA.
  • Incentivi alla partecipazione a corsi di specializzazione , con la possibilità di utilizzare fondi dedicati alla formazione continua.

Federmanager considera la formazione e lo sviluppo delle competenze un elemento chiave per un’adozione efficace e responsabile dell’IA nella Pubblica Amministrazione. Senza un adeguato investimento nella crescita professionale del personale pubblico, il rischio è quello di una digitalizzazione inefficace, caratterizzata da scarsa trasparenza, inefficienza e difficoltà di gestione.

Per questo motivo, Federmanager invita la PA a strutturare un piano formativo di lungo termine, fondato su:

  • Un modello di formazione continua , che consenta ai dipendenti pubblici di aggiornarsi costantemente sulle evoluzioni dell’IA.
  • Un’alleanza tra PA, industria e università , per favorire la diffusione di conoscenze e competenze in linea con le migliori pratiche del settore privato.
  • Un approccio basato su certificazioni e standard internazionali , per garantire qualità e riconoscibilità delle competenze acquisite.

Attraverso queste azioni, sarà possibile costruire una Pubblica Amministrazione più moderna, efficiente e competitiva, in grado di sfruttare le potenzialità dell’IA per migliorare i servizi ai cittadini e ottimizzare i processi decisionali.

Il capitolo sulla formazione potrebbe essere ampliato con programmi specifici rivolti ai dirigenti della PA per garantire una leadership informata sull’IA. Potrebbe essere utile anche aggiungere una roadmap di propedeuticità per lo sviluppo delle competenze tecniche necessarie all’interno delle PA.

Nell’ambito del paragrafo 8.1 sarebbe utile inserire una parte relativa al ruolo che possono svolgere le Province, come Enti di area vasta e nell’ambito della loro funzione di assistenza tecnico-amministrativa agli enti locali di cui all’art. 1, comma 85 lett. d), della Legge 56/2014, in materia di mappatura preliminare del livello di maturità e dei fabbisogni delle diverse amministrazioni del territorio, al fine di suggerire sviluppi omogenei e per stimolare una consapevolezza e una volontà di adottare una strategia formativa sull’IA a livello provinciale. Da questo punto di vista, la Provincia potrebbe assumere un ruolo centrale, in coerenza con le linee guida e con Piano Triennale per l’Informatica, agendo come intermediario e punto di riferimento per gli Enti locali, tenendo conto delle peculiarità del territorio e delle esigenze specifiche di tali Enti

Esplicitare nelle linee guida la necessità di piani di formazione strutturati per il personale delle PA, per ridurre il divario di competenze nell’uso delle tecnologie IA. Attualmente, la mancanza di competenze è uno degli ostacoli principali all’adozione dell’IA.

Pag. 43 – prima del capoverso “Infine…

Osservazione – si suggerisce di aggiungere: “Al fine di sviluppare competenze per governare e regolamentare l’utilizzo dell’IA, è necessario che tutto il personale della PA sia coinvolto in un percorso formativo continuo orientato soprattutto alla conoscenza, e quindi alle opportunità e ai limiti, dell’intelligenza artificiale. In tal modo, ogni dipendente anche se non coinvolto direttamente nei processi di implementazione tecnica, può conoscere e condividere con la cittadinanza i processi per i quali viene utilizzata l’IA”.

Pag. 45 - secondo capoverso, terza riga – “…senza trascurare gli aspetti umanistici”.

Osservazione – si suggerisce di aggiungere subito dopo “e di comunicazione pubblica”.

Pag. 46 – ultimo punto dell’elenco – esperti umanisti

Osservazione – si suggerisce di aggiungere, dopo psicologici linguisti, comunicatori pubblici con competenze attestate dalla L.4/2013. O, ancora meglio, aggiungere nell’elenco delle figure professionali, anche quella del comunicatore pubblico, con questa specifica: comunicatore pubblico, un esperto che possa creare una connessione tra gli altri esperti coinvolti e attivare processi di comunicazione interna ed esterna per diffondere la conoscenza e la cultura dell’IA sia tra i componenti della propria organizzazione sia degli stakeholder e dei pubblici primari e secondari.

Pag. 48 e 49 – elenco dei soggetti accreditati per la formazione

Osservazione – si suggerisce di aggiungere: e di associazioni o soggetti accreditati per la formazione continua rivolta al personale del sistema della PA.

Pag. 50 – alla fine, dove si fa uno specifico riferimento al PNRR

Osservazione – si suggerisce di generalizzare, sostituendo lo specifico riferimento al PNRR (che ha una durata limitata nel tempo) con riferimenti più generici a iniziative finanziate a livello europeo, nazionale, regionale o locale. Inoltre, dovrebbe essere aggiunto uno specifico riferimento legato alle competenze, per evitare che l’azione si limiti solo a una semplice attività di informazione e non di reale comunicazione con la cittadinanza. Si suggerisce di aggiungere: Per promuovere l’AI awareness e l’AI literacy dei cittadini, le PA possono adottare specifiche azioni di comunicazione con le proprie comunità, coinvolgendo eventualmente il mondo associazionistico, compreso quello di categoria, e le realtà sociali ed economiche dei propri territori. La pianificazione degli strumenti e delle azioni devono essere coordinate da personale dipendente e/o professionisti esterni che abbiano specifiche competenze di comunicazione pubblica e siano opportunamente.

Leda Guidi a nome di Compubblica (Presidente)

pag. 45 il passaggio “La maggior parte dei funzionari e dirigenti tecnici, per evidenti ragioni temporali, difficilmente hanno avuto modo di approfondire in modo sistematico, nella propria formazione universitaria, le tematiche di IA, che si sono prevalentemente sviluppate in modo rilevante negli ultimi anni” rischia di essere uno stereotipo e rischia di creare scoraggiamento in chi tutti i giorni lavora per il rinnovamento, nella correttezza. La pubblica amministrazione è rimasta per decenni ferma a procedure basate su sistemi organizzativi che non trovano più ragione di esistere. In questo senso il PIAO rappresenta una utile sfida al rinnovamento se adottato in modo sfidante. Le cause di questo fenomeno ormai storico sono anche da imputare a sistemi organizzativi digitali che hanno replicato schemi rigidi e verticalizzati, da superare.

8.1 indicazioni operative per le PA.
bene il richiamo al secondo periodo al PIAO, che però va richiamato in tutto il documento per evitare che si perpetui la proliferazione di documenti burocratici e frammentati che fanno perdere di vista il quadro complessivo di organizzazione, IA, trasparenza, legalità e anticorruzione.

Il Capitolo 8 fa un chiaro riferimento alla necessità di una preliminare mappatura delle figure professionali e delle competenze in forze alle Pubbliche Amministrazioni.

La collaborazione di cui può avvalersi la Pubblica Amministrazione con Università, istituti di alta formazione e centri di competenza a livello nazionale e internazionale, per l’acquisizione e il mantenimento di competenze e certificazioni professionali, potrebbe essere estesa alla rete europea dei Poli di innovazione digitale (EDHIs), finanziati da fondi PNRR attraverso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dalla Commissione Europea nell’ambito del Digital Europe Program.

Oltre che nelle attività di alfabetizzazione rispetto all’IA, gli EDIH potrebbero rappresentare un attore di supporto anche verso i temi della cybersecurity e nella mappatura preliminare dei processi** in cui la PA può applicare l’IA (AS-IS), per suggerire opportune configurazioni degli stessi, a seconda dell’amministrazione considerata (TO-BE).

Inoltre, la collaborazione con la rete degli EDIH in Italia, consentirebbe alle Pubbliche Amministrazioni l’accesso ad un network innovativo di attori di ordine europeo, che potrebbero ulteriormente contribuire alle fasi continuative di ricerca, selezione e applicazione di best practice già in uso nel settore pubblico e privato.

Infine, nei confronti dei dirigenti sono previsti percorsi di approfondimento connessi al raggiungimento di obiettivi di performance personali, ulteriori rispetto al personale non dirigente (tematiche di natura tecnica, normativa o etica e lo sviluppo di competenze gestionali, di leadership e delle soft skills a supporto della gestione dei processi di cambiamento).

In questo caso, secondo ANCE risulta opportuno estendere questa connessione delle attività di formazione con il raggiungimento delle performance individuali, anche nei confronti del personale non dirigente, in quanto potrebbe incrementare l’attrattività della Pubblica Amministrazione nei confronti dei giovani, sempre più lontani dalle amministrazioni.

Apprezziamo il fatto che le linee guida sottolineano come i dipendenti pubblici debbano essere formati sui principi etici ed i rischi degli strumenti di IA. Suggeriamo di specificare alcuni dei rischi più rilevanti alla PA nel testo, come l’automation bias, il rischio di introdurre fragilità tramite l’utilizzo dello stesso sistema in più punti, e simili.

Apprezziamo anche il risalto dato alle varie figure professionali critiche per l’adozione di IA. Riteniamo che la lista possa essere però leggermente migliorata per renderla più snella e comprensiva; nello specifico, suggeriamo di:

  • Rimuovere la figura di prompt engineer, siccome questa figura è necessaria per le prime generazioni di modelli di IA generativa, ma risulterà a breve obsoleta a causa della pressione posta sulle aziende produttrici di sistemi di IA generativa di rendere i tali sempre migliori ad interpretare le richieste degli utenti. Una menzione esplicita di tale figure potrebbe portare ad assunzioni che risulteranno a breve superflue
  • Accorpare alcune delle figure, in particolare unificando alcuni tra ML engineer, DL engineer, AI engineer ed AI architect, siccome le competenze di queste figure si sovrappongono in buona parte.
  • Includere una addizionale figura di “AI risk expert”, per complementare l’inclusione (ottima) di AI ethicists ed esperto di cybersecurity. Tale figura rappresenta l’esperto che sa prevedere i possibili rischi, intrinseci alla PA od estrinseci, derivanti dall’adozione di IA e sa suggerire modi per mitigarli.

Redatto da CePTE (Centro per le Politiche sulle Tecnologie Emergenti).