Cito dall’articolo, peraltro molto interessante e, per fortuna, scritto in linguaggio comprensibile
“Tra i documenti attesi, il cui arrivo è previsto entro la fine dell’estate (e nei mesi successivi), rientrano i titoli di studio, le iscrizioni scolastiche e universitarie, il certificato di residenza, l’attestazione ISEE e persino la tessera elettorale.”
Due considerazioni.
In diversi decenni di attivita’ non mi e’ mai successo di dovere mostrare il mio titolo di studio, per la strada, all’improvviso. Se mi chiedono cosa ho studiato posso rispondere, se serve per partecipare a un concorso e’ sufficiente inviare un pdf, in passato, una fotocopia. in UNA sola occasione in tutta la mia vita mi e’ stato chiesto di portare anche l’originale del diploma, dopo l’invito a un colloquio di persona.
Premesso questo, chi lo valida? Se partiamo dal diploma su carta si puo’ andare da un notaio ($$$) per la certificazione di una fotocopia. Se serve all’estero, con apostille ($$$ piu’ tempo perso). Ora la mia universita’ permette di scaricare diplomi pdf firmati digitalmente. Ottimo. Il problema e’ che la firma non e’ dell’Istituto, ma del segretario dell’ufficio studenti. La firma embedded del documento non e’ “Universita’ di” ma “Mario Rossi”. Con tutte le certificazioni necessarie, spunta verde sui siti europei. Ma chi e’ tenuto in Lettonia a sapere che Mario Rossi quando ho scaricato il diploma era segretario dell’Ufficio studenti?
Quindi introduciamo pure il Wallet. Dichiaro di avere un megadottorato di ricerca in chimica archeologica, anzi presento un bellissimo pdf. Chi certifica che il documento sia vero?
Oppure tutte le universita’ ora rilasciano certificati digitali firmati. Nel caso, da chi?
Seconda considerazione. Tessera elettorale. Se questa fosse contestuale a un voto fuori sede, sarebbe un’ottima soluzione. Sono iscritto nelle liste elettorali di Tarvisio ma la domenica delle elezioni mi trovo a Siracusa, nessun problema. Mostro il mio certificato elettorale sullo smartphone, entro in cabina, voto. Ma e’ esattamente quello che molti partiti NON vogliono che avvenga. Se per il voto occorre l’iscrizione nelle liste elettorali predisposte dal Comune la tessera sullo smartphone e’ perfettamente inutile.
Quindi a che pro tutta questa tecnologia, se resta completamente slegata da realta’ terra-terra, molto pratiche, che andrebbero risolte prima? Tra l’altro, spesso, a costi risibili e tempi brevissimi. Nel caso dell’Universita’ sarebbe sufficiente la certificazione dell’istituto invece che del dipendente. Per pochi EUR/anno.