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Piano Triennale - Capitolo 14 - Le competenze del dipendente pubblico (con esempi sul comunale)

Ciao a tutti.

Due riflessioni correlate.

Sul piano triennale, come già proposto alla gentile Teresa Alvaro che ha detto che può essere un’idea corretta, inizierei togliendo “per l’informatica”. In tale modo tutta la PA si sentirà coivolta e non più autorizzata a pensare che “è una cosa da tecnici”. Si ribalterà quindi il meccanismo mentale per cui

oggi “è una cosa da tecnici” quindi “non mi interessa”, domani dovrò leggerlo e capirlo (non essendo più una cosa da tecnici), quindi dovrò acquisire abilità tecniche adeguate perlomeno alla comprensione (nessuno si aspetta di avere una PA fatta di tutti tecnici).

Se fosse fatto questo passaggio, si potrebbe entrare nel capitolo 14 del piano triennale (so che non esiste, per quello ho scritto del capitolo 14) ovvero nel capitolo di: cosa mi serve per essere un dipendente pubblico della PA del presente e del futuro?

Nel privato 50 anni fa un lavoratore entrava e faceva quel lavoro per sempre (fino alla pensione).
Nel pubblico anche.

Nel mondo di oggi, una lavoratore del privato è fortunato se cambia 2-3 lavori nello stesso ambito.
Nel pubblico come cambia il lavoro? Spesso si è ancora ancorati al passato, con fastidio si guarda ai cambiamenti che scombussolano il proprio status quo di dipendente pubblico. Invero c’è anche da dire che ci sono persone che cambiano mansione, quindi sebbene rimangano nello stesso posto di lavoro, comunque un cambiamento lo sentano.

Nel mondo di domani un lavoratore privato cambierà 4-5 lavori, e sarà fortunato se rimarrà nello stesso settore.
Nel pubblico invece cosa succederà? Perlomeno si troverà a fare numerose mansioni diverse, e può essere che come nel privato di oggi si troverà a fare mansioni che oggi non esistono. Quindi come dipende pubblico come posso rimanere aggiornato con i tempi e le mansioni?

Questa domanda non so quanti se la facciano, semplicemente perchè mediamente la PA è un luogo di arrivo per chi vi entra, oppure un luogo di “livellamento verso il basso” per chi cerca di fare qualcosa ma alla fine cede per sopravvivenza, e infine un luogo di battaglia per i superstiti (a dire il vero pochi). L’obiettivo sarebbe invece di far evolvere il i dipendenti con le tecnologie, in modo che le persone (i dirigenti perlomeno) sappiano che percorsi fare per migliorare la PA, capiscano come essere dei dirigenti 2.0, 3.0, 4.0 e come far crescere professionalmente e umanamente se stessi e le proprie persone.

Ovvero semplicemente portare la mentlità del privato nel pubblico, dove tempi e modi sono chiaramente diversi, ma dove la crescita personale e umana è altrettanto importante.

Per semplificare: dare una ferrari in mano ad un neopatentato non rende la ferrari un mezzo migliore di una panda, ma solo più pericoloso. Quindi serve che il neopatentato faccia esperienza prima di guidare una ferrari, e visto che la PA si sta veramente muovendo, è ora che anche chi vi lavora faccia la sua parte, seguendo linee guida non solo tecniche, per il personal e work improvement.

So che diversi di quelli che leggeranno questo articolo probabilente hanno già pensato a queste cose, ma il cambiamento culturale in atto deve portare a farlo pensare a tutta la PA, rendendo quello che forse è un pensiero speciale, un pensiero normale.

Da li si può partire per cogliere come ad esempio un dipendente che fa protocollo debba essere:

  • esperto di protocollo
  • proficiente in delibere e determine
  • advanced beginner in anagrafe
    etc etc

secondo un modello spiegato bene qui da Mario Grimaldi:

e secondo delle skill che possono essere definite centralmente differenziandosi per pa, perlomeno a livello macro.

Es.
un dipendente comunale che si occupa di protocollo non deve solo passare un concorso in cui sa le leggi dalla A alla Z, ma deve anche essere proficiente in tecnologie (e qui si inizierà ad assumere figure tecnico-legali che mancano molto alla PA)
un dipendente che dovrà fare urp dovra essere competent in leggi, competent in digitalizzazione, competent in comunicazione
un insegnante dovrà essere expert nel suo campo, competent in comunicazione, competent in digitalizzazione, etc etc

La mia è una riflessione estesa, che spero possa portare delle idee in merito per un eventuale capitolo 14 nel prossimo piano triennale, sui percorsi di crescita del personale della PA.

Ovviamente ogni contributo e idea è bene accetta.

Andrea

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