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Emissione CIE con ANPR

ciao

e’ possibile fare una CIE al comune A invece che al proprio comune di residenza mediante ANPR? So che nei comuni grandi la coda per fare la CIE sta diventando lunga e poter andare in comuni piccoli probabilmente snellirebbe il tutto.

In fondo la PA “localizzata” è una cosa vecchia … uno sportello comunale prob in futuro varrà l’altro.

Andrea

Solo previo nullaosta dell’Ufficiale di anagrafe del Comune di residenza rilasciato all’Ufficiale di anagrafe del Comune richiedente l’emissione. Non credo proprio che gli UdA vorranno incentivare questa pratica che, comunque, comporta diverse problematiche.

Che problematiche comporta?
Cosa cambia tra andare nel mio comune di residenza e andare in un altro comune?
Sono interessato a capire.

Andrea

@Lazlu

Solo previo nullaosta dell’Ufficiale di anagrafe del Comune di residenza rilasciato all’Ufficiale di anagrafe del Comune richiedente l’emissione

Come era stato fatto notare nel mio topic…

Il fatto che io abbia ancora una CI e un passaporto indica che non ci sono motivi ostativi. O viceversa, aggiungo io, che mi sto volutamente sottraendo al sequestro dei documenti di espatrio per un provvedimento appena emesso. Sul figlio minore non mi dilungo perchè non conoscendo ANPR non so se un minore compare anche se non in stato di famiglia, e l’autocertificazione è insufficiente considerati gli scopi. Lì andrebbe capito se un cittadino in cattiva fede può o meno dichiarare il falso al proprio Comune e farsi fare la CI senza l’assenso dell’altro genitore, ma questo sarebbe divagare… anche per evitare di fare affermazioni errate.

Il punto è secondo me che con l’informatizzazione, il dato che un cittadino abbia motivi ostativi, ma più in generale tutti i dati del cittadino, non dovrebbe essere localizzato a livello di Comune ed essere nelle esclusive mani dell’UdA del Comune di residenza, ma potrebbe essere centralizzato a livello di Ministero dell’Interno e ciascun ufficiale potrebbe farne pull con pari dignità.

Forse allora il passaggio necessario sarebbe desautorare (privare dell’ufficialità, del titolo di “fonte di verità”) i sistemi informativi periferici dei Comuni in forza dell’accentramento in ANPR. Il dato aggiornato sul cittadino non potrà essere estratto dal sistema informativo comunale ma sempre e solo da ANPR, poichè i due sistemi potrebbero non essere aggiornati.

E naturalmente questo a mano a mano che gli ottomilia-e-fischia Comuni migrano in ANPR

@Andrea_Tironi1

poter andare in comuni piccoli probabilmente snellirebbe il tutto.

Ti lancio una suggestione. La maggior parte di noi qui sono tecnici, altri burocrati. La tua affermazione mi sembra ispirata dal mondo dei tecnici. E io sono fiero di esserlo.

Il tecnico ragiona così: “Aggiungere un nodo più veloce al cluster di scalabilità si fa in 10 minuti, costa poco e riduce i tempi di attesa dei client/consumatori, che saranno più contenti”
Il burocrate: “Perchè questi devono venire da me da fuori? Che gli ho fatto di male?”

Però quello che dici tu si potrebbe fare forse con un passaggio normativo…

che io sappia la base dati ufficiale è ANPR, non più quella comunale (ho un ricordo di una discussione a riguardo che era finita cosi)

dico qualcosa che è vero e ha una base normativa?

Andrea, le questioni sono 2: a) il patrimonio informativo in possesso del Comune di residenza potrebbe essere maggiore di qualsiasi altro Ente (se dati, informazioni e notizie rilevanti non sono tutte acquisite/acquisibili in ANPR), e peraltro molti Comuni esplicitano che il nullaosta può essere richiesto per gravi motivi, e l’unico grave motivo che vedo è l’impossibilità assoluta di recarsi presso l’UdA del Comune di residenza (es. dimoro per lavoro a centinaia di km di distanza, ma a quel punto uno potrebbe anche trasferire la residenza…). b) le piante organiche del personale (inclusi i servizi demografici) sono dimensionate (o almeno dovrebbero esserlo, anche se troppo spesso c’è invece una cronica carenza di assunzioni) in ragione del bacino di utenza di quel Comune e del carico di lavoro prevedibile. Capisci bene che se tutti si mettono ad andare nell’ufficio che è loro più comodo o che soddisfa le loro bizze astruse invece di quello competente non si riesce più a lavorare decorosamente…

L’unico motivo per cui al momento NON è possibile fare la CIE in un Comune diverso da quello di residenza è che in ANPR non sono presenti i “motivi ostativi” (ES: sentenza penale che prevede il divieto di espatrio della persona per un periodo X), che al momento vengono comunicati dall’Autorità giudiziaria al Comune di residenza e in modalità cartacea.

Occorrerebbe creare un collegamento tra ANPR e la banca dati che contiene questi provvedimenti, ma potete immaginare le difficoltà (di qualsiasi tipo, tecniche e normative).

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ma pensa te… quali sarebbero le bizze? un cittadino è fuori per lavoro per due mesi, a1000 km di distanza dalla sua residenza e “pretende” l’emissione di una nuova CIE a seguito di un furto/smarrimento.

In un mondo ideale dove c’è ANPR e le banche dati sono centralizzate, le CIE le potrebbe emettere qualunque ufficio postale… pensateci.

Capisco, ma il ragionamento parla di presente e passato.
Io sto cercando di visualizzare un futuro in cui vado a ricevere un servizio laddove posso non dove devo. Può essere che non si possa andare a “caso”, ma se so che il comune di Milano ha 3 mesi di attesa (invento) e i 10 comuni vicini 1 giorno, ottimizzo il lavoro della mia azienda (la PA) distribuendo il lavoro sulle varie sedi.

Andre

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il problema è che spesso al comune che ha tre mesi di attesa per una CIE fa comodo riempiere paginate di giornali dicendo “aiuto, non riesco ad emettere una CIE prima di tre mesi!!!” :slight_smile:

Boh, capisco il tuo intento, Andrea, ma dall’andazzo di certi post altrui spero che non si voglia sempre estrarre la carta jolly della demagogia per la quale i dipendenti si grattano il piloro tutto il giorno, però (perché spesso si finisce proprio lì nei “discorsi da bar”).
A questo punto tanto vale, a regime, centralizzare anche la fase di riconoscimento e di acquisizione dati e fotografia, in modo che l’UdA competente debba solo verificare e proseguire un iter sostanzialmente pronto, ma, essendo la CI un documento di identificazione a fini di pubblica sicurezza, ritengo giusto che l’istruttoria dovrebbe essere portata avanti da chi dovrebbe conoscere meglio la situazione del soggetto di interessato (UdA del Comune di residenza). Al massimo si potrebbe migliorare l’interscambio delle comunicazioni a livello telematico. P.S. anche se spesso il rispetto delle leggi è un optional, specialmente se le sanzioni sono inconsistenti, ricordo che è un chiaro obbligo legale la coerenza tra dimora abituale e residenza anagrafica (o così stabiliva la legge anagrafica del 1954 e il relativo regolamento del 1989)… tant’è vero che esiste l’iscrizione d’ufficio all’anagrafe della popolazione residente in caso di rilevata inottemperanza ed esiste la cancellazione d’ufficio (parlando del regime giuridico ante-ANPR). Tra l’altro ricordo che il domicilio a legislazione vigente non mi risulta certificabile…

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L’idea non è quella di criticare nessuno.
L’idea è semplificare e digitalizzare procedure ormai “antiche”, almeno dal mio punto di vista.

Andrea

La legge anagrafica e il “seguente” (tra la legge e il regolamento passano 35 anni) dicono che la carta d’identità si può fare in un comune che non sia quello di residenza solo per gravi e comprovati motivi. Ovviamente “mi è più comodo” non è ne grave ne comprovato! Io lavoro per i servizi demografici di un comune alle porte di Milano e sento qualunque tipo di scusa o invenzione…ma la legge parla chiaro. Purtroppo l’italiano medio si disinteressa della norma (che serve per tutelare tutti) e si fissa solo sul proprio caso. Ma questo è un discorso che potrebbe portare ad ore di discussione

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Per espressa volontà del ministero dell’interno questo collegamento non ci sarà mai. Anpr nasce monca,nasce male ma nonostante tutto ha la sua grande utilità! Bisogna solo che la gente impari a sfruttarne le potenzialità

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Risposta perfetta! Lavori nei servizi demografici di qualche comune? Conosci la legge molto meglio di molti miei colleghi. Una piccola precisazione:nella legge anagrafica il domicilio neanche esiste! Esiste solo l’iscrizione all’Anagrafe della popolazione temporanea che non è un domicilio.

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Comunque, a me sembra che qualunque operatore che abbia accesso al software ministeriale per “fare” la CIE possa farla per chiunque, anche fuori dal suo comune. Servirebbe forse mettere un blocco per allineare le possibilità tecniche con quelle normative: una checkbox del tipo “il Comune di residenza ha rilasciato il nulla osta”, oppure “inserire gli estremi del nulla osta del Comune di residenza”…

O anche, come suggerito, se il Comune di residenza è l’unico a sapere che qualcuno non è meritevole di avere un documento di identità o deve averlo limitato o con la lettera scarlatta, che si metta un campo per annotarlo in ANPR. Tanto, di discuro, i software locali devono avere questo campo, non e’ che ad ogni documento da rilasciare l’impiegato dello sportello inizia una ricerca mirata in archivi inaccessibili o inizia a chiamare i colleghi o a urlare da una una postazione all’altra un “sai mica se tizio qui ha una condotta chiacchierata e non puo’ espatriare?”… quindi tanto vale riportare la notizia su ANPR che è la banca dati vera.

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Ho lavorato nel settore demografico anni fa, ora sono in un altro settore :slightly_smiling_face:

concordo, sarebbe la cosa migliore

Il problema non è mettere una nota,un codice o altro. Il problema è che ANPR proprio perché banca dati nazionale è accessibile a chiunque (si stanno sviluppando programmi e siti appositi anche per l’accesso ai privati) e alcune notizie SONO E DEVONO rimanere segrete. Affidi,adozioni.ostatività…non possono essere a disposizione di tutti. Poi tecnicamente è già possibile farlo e DA NORMA la presenza di ostatività all’espatrio o meno è una AUTOCERTIFICAZIONE DEL DICHIARANTE! Ma chi si prende la responsabilità di rilasciare un documento valido per l’espatrio ad una persona che passa dal tuo comune per caso?

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