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Linea guida PA: obbligatorio adeguamento?

Salva a tutti/e, apro questo topic per chiarire un dubbio.

Ad oggi, 7 febbraio 2018, non ho ancora capito se tutti i comuni ed enti di ordine pubblico di vario livello sono OBBLIGATI ad adeguare il propri vecchi siti web alle nuove linee guide PA.

Le linee giuda sono degli indirizzi che ogni amministrazione pubblica dovrebbe seguire.
L’80% della P.A. ad oggi non rispetta la legge stanca n.4/1994 e s.m.i. sui requisiti di accessibilità dettati precedentemente alle linee guida, è conseguenza logica che i portali web non conformi andrebbero chiusi (recesso del contratto).
Purtroppo in italia abbiamo scarsa sensibilità alla tematica, se ogni cittadino segnalasse all’AgiD l’inaccessibilità del sito web d’interesse, probabilmente avremmo siti web conformi.
A questo link il modulo per segnalazione: http://www.agid.gov.it/sites/default/files/regole_tecniche/modulo-segnalazioni-inaccessibilita_01.pdf
Qui’ invece il protocollo Agid per la verifica di un sito : http://www.agid.gov.it/mwg-internal/de5fs23hu73ds/progress?id=MdABpsxAloXmwlVXwRncQ3rDQPEknPIAwySdEy3zE3E,

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Ciao @anto, intanto grazie della risposta! :slight_smile:

Premetto che al momento non so bene cosa fare. Per esperienza personale anche se segnali all’ente o relativo comune (con sito non a norma), come ho fatto io, poco cambia, anzi mi è stato detto papale papale ‘‘non ci interessa se il sito non è a norme, ci occupiamo di altro’’. Quindi ho deciso di aprire sto topic per capire se appunto le linee guida Pa sono vincolanti e cosa fare rispetto ad una PA che non rispetta tali normative. Quindi se qualcuno/a di competente (anche dell’Agid) mi aiuta a fare chiarezza è ben accetto/a!

Ps. Stavo dando uno sguardo ai link, il primo prevede che debbano essere inseriti i dati sensibili di chi segnala (forse attivando una segnalazione anonima sarebbe piu’ facile per il cittadino inviare un feedback a chi è preposto al controllo, come Agid). Mentre il secondo link che hai allegato non funziona, hai il link corretto?

Per ragionare come si ragiona in ambito PA si dovrebbe favorire un entrata in vigore di un provvedimento sanzionatorio per tutte le PA a cui il CAD si riferisce che non adeguano i loro sistemi entro scadenze prestabilite.

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Grazie @arf , ma allo stato attuale c’è un meccanismo sanzionatorio per chi non si adegua?

Purtroppo NO!!!
Anche l’AgiD che ha potere d’intervento per esortare l’amministrazione inadempiente a rendere accessibile e conforme un sito web, non ha strumenti sanzionatori.
Ulteriore strumento persuasivo vedi link; Il nuovo CAD: Il difensore civico

ciao @anto, ma allora che senso ha tutto questo? Voglio dire se non c’è possibilità di intervenire per far attuare gli indirizzi normativi che senso ha che questi esistano? E’ un po’ come dire -scusa la metafora forte- ‘‘non uccidere, ma se uccidi non ti verrà fatto nulla’’. (:

Come ci dovremmo comportare noi sviluppatori a questo punto? Visto anche il mio caso concreto in cui mi sono sentito impotente rispetto agli incaricati di un Comune che di dicono senza girarci troppo con prepotenza: ‘‘Non ci interessa nulla, ci occupiamo di altro. Il sito rimane così’’.

…acquisire la consapevolezza dell’ambiente in cui si opera è necessario… Volendo essere ottimisti c’è da osservare quanto il Team Digitale e l’Agid sono riusciti a fare lo scorso anno e quanto stanno facendo nell’anno in corso. Il punto che tu poni è, come dire, “sensibile” in relazione alla identificazione dei ruoli e dei compiti che i possibili Enti della PA possono svolgere, tenendo conto della esigenza di affrontare i meccanismi di “controllore - controllato” in cui poi altri enti di controllo tipo per es., Magistratura contabile potrebbero attuare.
Occorre tenere presente anche le autonomie che esistono nel territorio Italiano da PA Locali (Regioni tra tutte) diverse…che, per assurdo, potrebbero in nome dell’autonomia decidere di non aderire a linee guida emesse da enti Nazionali a discapito del servizio fruibile dal cittadino… (si pensi al fascicolo sanitario cross regionale…). La strada da percorrere, non solo sul piano tecnico, ma anche sul piano civico e’ ancora tanta … A rendere più spedita la trasformazione, mi piace richiamare il concetto che la scienza non e’ “democratica” e penso che questo concetto dovrebbe ispirare alcune linee guida di trasformazione dell’Italia in digitale da cui derivare l’urgenza di rompere gli indugi su chi deve dire alle altre PA (PAC e PAL) come devono rendere disponibili certe soluzioni, in che tempi e a quali costi…

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il punto è -nel concreto, @arf- che occorre trovare una soluzione per uscire da questo stallo normativo per cui ‘‘non mi sanzionano, non mi puo’ obbligare nessuno ad adeguarmi alla normativa Agid, me ne frego’’ è il contesto abbastanza comune attuale (Lo sostengo per esperienza personale di sviluppatore e anche cittadino - che in primis vuole avere la possibilità di consultare un sito almeno decente, anche in mobilità, per pagare le tasse, per essere avvisato in caso di allerte, insomma per tutto quello che occorre sapere… In tantissimi casi ho visto siti Pa con tecnologie di 10 anni fa e piu’ ed ancora fermi a quella data, nel 2018).

Il mio intervento qui è proprio orientato in questa direzione: trovare un riscontro concreto per superare queste sabbie mobili. Quindi ogni idea intervento (sarebbe auspicabile normativo da parte statale) aiuterebbe.

Stiamo girando intorno al problema… prima di affondare la spada sull’Ente che ha scelto una soluzione al posto di un’altra poniamoci queste domande:

  • c’è un elenco di soluzioni certificate in commercio per le PA che rispettano layout e standard di accessibilità al 100%?

  • C’è un Ente che vaglia le soluzioni proposte dalle software house alle PA?

Basterebbe che i fornitori di software delle PA siano certificati, la stragrande maggioranza non si mette a fare i siti in casa ma prende soluzioni proposte e pacchetti sviluppati appositamente per le PA dando per scontato della loro bontà.

Se analizziamo i siti delle PA ci si accorge che il 90% sono sviluppati e hanno rimandi su più piattaforme:
il sito informativo ( inteso come ingresso, news, notizie, informazione sui servizi erogati ecc…);
l’Albo pretorio con annessi Atti (Delibere, determine, Ordinanze ecc…)
la sezione Trasparenza;
i servizi on-line diversi a secondo del servizio erogato;
gli open data;
Li troviamo in maggioranza inglobati in soluzioni diverse di molteplici fornitori per singola PA e la maggior parte non conformi agli standard di accessibilità, evitiamo poi di addentrarci troppo sui contenuti :grimacing: perchè anche sul cosa viene poi pubblicato aprirebbe un ampio dibattito.

I fornitori di software e siti per le PA sono sempre gli stessi! Sono loro che dettano ancora gli standard non AGID ed è qui il vero problema, che serve sanzionare la PA se nel mercato ci sono soluzioni per la PA che non rispettano degli standard.

E’ auspicabile che si vada anche oltre al layout del Sito con degli standard per la pubblicazione di alcune aree tematiche fondamentali tramite web-service dai gestionali al sito, per popolare in modo automatico le sezioni obbligatorie dalla trasparenza, agli atti e agli open data ecc… in modo da essere slegati dal fornitore che propone la piattaforma di back office.

Pensare di fare una convenzione su Consip per la fornitura di portali certificati per le PA è così difficile o il vero problema è che si devono mantenere tutte le software house che ruotano attorno alle PA.

Siamo così sicuri che tutte le colpe siano delle PA o bisogna incominciare a rivedere l’acquedotto e i rubinetti dove le PA si abbeverano :wink:

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ciao @Michele_Marucco, intanto grazie per il tuo intervento.

Io credo che il punto che stai sollevando è importante, ma per come la vedo io è un punto che va risolto in seguito. Qui si sta rispondendo alle posizioni di enti statali di vario livello -soprattutto enti locali- che neppure sentono l’esigenza di adeguarsi ad una normativa -come quella stilata dall’Agid- perché (semplicemente) non hanno un vero ‘obbligo’. La conseguenza si riflette nel portale istituzione, che spessissimo, resta abbandonato da anni (come chiuso in un cassetto). Questo va a svantaggio non solo degli sviluppatori ma soprattuto della massa di cittadini (che ovviamente devono affidarsi ad altri canali per ricevere informazioni e servizi di pubblica utilità). In una società come la nostra, sempre piu’ tecnologizzata ed interconnessa- questo è abbastanza inaccettabile (soprattuto se si hanno degli standard già codificati, come quelli messi in piedi dall’Agid).

L’AgiD sta facendo un ottimo lavoro.
Intanto nel Piano Triennale Di Informatizzazione è detto a chiare note che una P.A. non può piu’ acquistare soluzioni hardware e software che non rispettano determinati requisiti (danno Patrimoniale).
Va tenuto conto che siamo di fronte ad un cambio di paradigma di pensiero, ci porteremo per anni il vecchio sistema di “AMMINISTRARE LA P.A.” sia da parte della dirigenza che da parte di un utenza che non avverte il bisogno di cambiamenti.
Ci vuole tempo, formazione e tanta pazienza.
L’importante è aver avviato il percorso.
Per il momento SIAMO MARZIANI.

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ciao @anto. Ho come l’impressione che io scrivo ‘arabo’. Continui a ripetere come un mantra che l’AGID sta facendo un ottimo lavoro.

Non ti entra in testa che se NON si vincola una Pa a rispettare la norma è inutile che la norma esista?

Scusa ma, la verita’ va detta altrimenti ci si prende per i fondelli qui. Io faccio lo sviluppatore per lavoro e qui mi sembra una barzelletta all’italiana!

Ps. Scusa lo sfogo, ma onestamente ne ho le scatole piene di questo modo di gestire le cose da parte di uno Stato inefficiente che crea danno a chi lavora e paga le tasse!

Da “buon” sviluppatore non hai le idee chiare!!!
Intanto ti inviterei ad usare toni più consoni.
Ti preciso che non ho formule magiche da propinarti e ti dico che l’Agid non ha poteri legislativi tali da imporre a chicchessia quanto tu vorresti e per finalità ben evidenti.
Se tu avessi contezza del quadro complessivo normativo, probabilmente saresti conscio del percorso che si è avviato, la p.a. non può più acquistare nulla che non sia adeguato agli indirizzi dettati dal piano triennale per l’informatizzazione e non è poca cosa.
Con il tempo tutti si dovranno adeguare, la spesa corrente aggredibile ai fini della spending review è pari a circa 1,7 miliardi di euro e le amministrazioni non si potranno sottrarre alle linee del piano triennale per l’informatizzazione.

Lasciamo perdere @anto.

Non perdo neppure tempo al rispondere alle tue accuse di ‘‘finalità ben evidenti’’ e al ‘‘non hai le idee chiare come sviluppatore’’. E’ evidente che sei sganciato dalla realtà di chi opera quotidianamente ‘sul campo’. Continua a pontificare sulla retorica. Bye

Le discussioni su un forum non sono mai di carattere privato, ma contrariamente coinvolgono i partecipanti tutti, per questi motivi manterrò come mia consuetudine un profilo adeguato sia pur nella considerazione che l’interlocutore persiste ad utilizzare modi inappropriati e spesso offensivi : _“Continui a ripetere come un mantra”, Ho come l’impressione che io scrivo ‘arabo’. Non ti entra in testa; Non perdo neppure tempo al rispondere alle tue accuse". evitando nei fatti una discussione su argomentazioni di rilievo ed attuali, pertanto queste mie riflessioni non sono a lui dirette e gradirei non avere repliche dirette e non pertinenti.
**In tema all’argomento iniziale, bisogna analizzare un aspetto fondamentale:

  • il 90% dei siti attualmente on-line della P.A. non hanno i requisiti di accessibilità, usabilità;
  • questi siti sono stati realizzati da aziende o web-master che non hanno la minima idea dei requisiti normati esistenti sin dal 1994 e non fanno nulla per porvi rimedio, nonostante, si presume, percepiscano somme per la gestione e manutenzione annuale dei. siti medesimi.
    Non si può pretendere dal legislatore, la promulgazione di norme sanzionatorie in capo alle Amministrazioni, quando contrariamente le responsabilità sono di ALTRI.
    Quanti web-master e/o agenzie informatiche hanno effettivamente le competenze e le professionalità adeguate per progettare, realizzare e mettere in rete servizi adeguati?
    Dagli scadenti risultati visionabili, posso incontrovertibilmente affermare che ve ne sono ben poche.
    Allora le responsabilità vanno ricercate altrove, più che chiedere sanzioni a carico delle Amministrazioni, io chiederei a coloro che di fatto propinano e gestiscono servizi web in favore delle P.A come accessibili. di documentare il loro status curriculare, formativo-professionale e soprattutto di conoscenza normativa.
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ecco, rientriamo nel topic originale @anto

  1. Una Pa ha la responsabilità di spendere bene i soldi dei cittadini. Se io compro un prodotto scadente, la responsabilità è di chi lo compra o chi lo vende? Io direi che la responsabilità è di chi acquista. Se una Pa poi NON è soddisfatta del lavoro fatto farà valere le proprie ragioni in seguito (o semplicemente risolverà il problema alla radice: scrivendo un bando di gara dove, nero su bianco, saranno fissati i requisiti e le varie clausole).

  2. Non parlo poi di come lavorano web agency varie, non è questa la sede e non mi interessa criticare il lavoro altrui (in tutti i settori c’è chi lavora bene e chi lavora meno bene). Venendo al tuo (’‘più che chiedere sanzioni a carico delle Amministrazioni…’’) ti rispondo che per quanto mi riguarda il problema rimane che se una Pa non è obbligata a spendere dei soldi per adeguarsi alla normativa -in mancanza di un obbligo- se non vuole farlo NON lo farà, e si terrà il vecchio sito assolutamente non in linea con la normativa. Il problema che tu poni sulla qualità del lavoro -nel mio caso non esiste- perché il prodotto finale -che faccio testare in versione demo- è sviluppato sulla base di tutto quello che prevede la normativa, e parte dal codice presente in questo portale.

Per esperienza personale quindi posso sostenere con assoluta certezza che -anche in presenza di un sito sviluppato in linea con la normativa- una Pa che NON vuole adeguarsi alle prescrizioni vigenti resterà libera di sorvolare su questo adempimento (almeno stando a quanto ho compreso della normativa attuale).

rinuncio “”""""""“sic!!! “””""""""

ma ci rinuncio io. La saluto (non ho altro da aggiungere - ho chiarito tutto nel mio post precedente). Ps. E non si capisce a che titolo parla - non è uno sviluppatore, non fa parte dell’AGID, non è segretario di qualche comune, ma si dice ‘docente’ mah).

Discussione molto interessante. Soprattutto per i diversi punti di vista espressi.
Il fatto che ci siano delle norme, sebbene non vincolanti in assoluto, che indichino come deve essere un sito delle PA (a norma appunto) è un opportunità per lo sviluppatore che può offire alla PA tale sito.
Quando la PA investe i nostri soldi, si fa queste domande, se il sito oggetto dell’offerta sarà a norma, se sarà accessibile, se sarà responsive, ecc.
Se lo sviluppatore risponde NO perché tanto non è vincolante, allora ammette che lui o qualcun’altro è lo stesso.
Se invece lo sviluppatore risponde SI ha un vantaggio competitivo che può valorizzare la sua proposta.
:wink:

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